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Matera, il lungo percorso da "vergogna nazionale" a capitale europea della cultura

Nel celeberrimo "Cristo si è fermato a Eboli", pubblicato nel 1945, lo scrittore Carlo Levi fu il primo a denunciare la situazione di Matera, dove povertà, arretratezza e mancanza delle più elementari norme igieniche caratterizzavano la vita degli abitanti dei Sassi. 

Serafino Paternoster, coordinatore dell'ufficio stampa della Fondazione Matera-Basilicata 2019, l'istituzione che gestisce e realizza il programma culturale di Matera Capitale della cultura 2019 ha illustrato a idealista/news il lungo percorso che ha portato il capoluogo lucano a diventare una città mondialmente conosciuta e un punto di riferimento per il turismo culturale europeo.

"La storia di Matera è molto particolare, perché è una città con una caratteristica unica al mondo: è uno dei pochi centri urbani dove l'uomo è stato sempre presente durante la sua storia millenaria. E' una storia fatta di declini e rinascite. Nell'immediato dopoguerra, nei Sassi di Matera, la comunità viveva in condizioni molto difficili, con un altissimo tasso di mortalità infantile. Ragione che portò lo Stato a definire Matera una "vergogna nazionale" e a emanare una legge che obbligò gran parte dei cittadini ad abbandonare i Sassi per trasferirsi in quartieri recentemente costruiti alla periferia della città".

Abbandonati per decenni, i Sassi di Matera sono tornati al centro dell'attenzione pubblica grazie al dibattito nato tra gli intellettuali italiani, locali - come l'associazione culturale Scaletta - ma anche provenienti da fuori - uno per tutti Pier Paolo Pasolini che decise di ambientare nei Sassi il suo "Vangelo Secondo Matteo". Negli anni '70 il destino dei Sassi fu al centro di un dibattito internazionale. "Le strade da percorrere erano due: o trasformare i Sassi in un museo a cielo aperto o provare a farli rivivere. Alla fine si optò per questa ultima ipotesi. Lo Stato attribuì al comune di Matera cento miliardi di vecchie lire per aiutare il recupero di questi Sassi e il ritorno degli abitanti nei rioni".  Grazie a questo processo di rivalutazione, Matera e i suoi Sassi entrano nel patrimonio mondiale dell'Umanità, "prima città del Sud Italia".

Da Patrimonio mondiale dell'umanità a capitale europea della cultura

Da allora in poi si sono accesi i riflettori su Matera, non a caso molti registri l'hanno scelta come set dei propri film, uno fra tutti  "The Passion" di Mel Gibson. Nel 2009 un gruppo di ragazzi decide di candidare Matera a capitale europea della cultura - nacque così l'Associazione Matera 2019 - l'amministrazione comunale decise di sostenere tale candidatura, cominciando il cammino che porterà il 17 ottobre del 2014 con la proclamazione di Matera capitale europea della cultura 2019. Ogni anno due città europee diventano capitale della cultura, nel 2019 spettava all'Italia e alla Bulgaria, non a caso Matera divide questo onere insieme a Plodvid.

Per poter vincere il titolo di "capitale europea della cultura", Matera ha preso parte a un bando nazionale a cui hanno partecipato 21 città. A vincere non è stata la città più bella, né la più antica, ma la città che ha saputo presentare la sua idea di cambiamento. "Il programma culturale di Matera si basa su due aspetti: dimensione europea dei progetti e coinvolgimento dei cittadini. Il nostro lavoro è inziato dieci anni fa con un'opera di coinvolgimento e convincimento dei cittadini. Tra i tanti progetti realizzati in questi anni, posso ricordare, ad esempio, i Giochi Urbani realizzati in cinque comuni lucani, con la partecipazione di ragazzi provenienti dall'Europa, dall'Italia e dalla Basilicata che sono stati ospitati dalle famiglie di queste città. O il concorso 'Balconi Fioriti' che dava ai vincitori la possibilità di partecipare a laboratori urbani tenuti da artisti locali".

Matera, il dossier di candidatura

"Dopo il titolo ora si tratta di realizzare il programma culturale scritto nel dossier di candidatura, che ha un costo di 50 milioni di euro. Trenta provengono dallo Stato, dieci dalla regione Basilicata, cinque dal Comune e sette dagli sponsor privati. Al centro del nostro programma culturale ci sono le persone: per noi è una cassetta degli attrezzi che mettiamo a disposizione dei cittadini per arricchire le loro competenze. Siamo l'unica capitale europea della cultura che ha costruito un programma culturale per metà affidato a 27 realtà creative lucane".

Il boom del turismo a Matera

"Già durante il periodo di candidatura abbiamo avuto un riscontro positivo in termini di visibilità e posizionamento della città. Dal 2010 al 2017 il turismo è passato da 200mila presenze l'anno a 480mila presenze l'anno, da 2000 posti letto a 10.000 posti letto, e ci aspettiamo che nel 2019 arrivino a Matera circa 800mila persone. Il valore immobiliare è cresciuto di circa il 3%, abbiamo effetti positivi sul Pil, con una crescita dell'1,7%".

Ma quale sarà l'eredità che lascerà Matera come capitale della cultura? "Sicuramente un posizionamento di Matera nel circuito turistico nazionale e internazionale insieme a città più blasonate, ad oggi siamo la sesta città nazionale del turismo culturale. Lasciamo una città più aperta verso l'Europea con cittadini che guardano l'Europa con un occhio più sensibile. La Fondazione chiuderà nel 2022 e utilizzeremo tutto il tempo che ci resta per portare un po' di Matera in Europa. Se fino ad oggi grazie alle industrie locali abbiamo portato un po' di Europa a Matera, adesso nel 2020-2021 porteremo questi progetti originali nelle capitali europee della cultura".