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Rimanere al passo con i tempi senza voltare le spalle alla tradizione

Autori: luis manzano, @stefania giudice

Dal 1937 si trova a Napoli un piccolo negozio dalla tradizione molto importante. Un’attività inclusa nell’elenco delle Botteghe Storiche della città partenopea. Per capire cosa significa portare avanti un mestiere senza tradire il passato, ma cercando di rimanere al passo con i tempi, idealista/news ha scambiato qualche parola con il titolare della “Casa della Penna”.

L’azienda vanta una lunga tradizione familiare, è stata infatti fondata dal nonno dell’attuale proprietario nella stessa sede storica in cui è ancora oggi dal 1937.

La penna può essere considerata un vero e proprio status symbol. Lo sanno bene soprattutto i professionisti che non lasciano al caso la scelta dello strumento da scrittura. Ancora al giorno d’oggi, per molti apporre la propria firma su un documento importante – come, perché no, può essere anche l’atto di acquisto di una casa – con una penna pregiata o dall’inestimabile valore affettivo è qualcosa di irrinunciabile.

E se le nuove tecnologie hanno rivoluzionato in molti casi il nostro modo di vivere, ci sono ambiti in cui la tradizione continua a farla da padrone. Magari strizzando l’occhio al progresso, ma senza mai snaturarsi. E’ così che si rimane al passo con i tempi senza voltare le spalle alla tradizione.

“L’attività – ha spiegato Vincenzo Bava – è nata nel 1937. Fu fondata da mio nonno Federico Bava, perché all’epoca esistevano le penne a pompetta, che erano le prime penne stilografiche portate dagli americani. E c’era bisogno prima di venderle e poi di poterle riparare. Mio nonno ebbe l’intuizione di fare questa cosa”. L’attività è poi passata di generazione in generazione, rimanendo però nella stessa sede, che è diventata un punto di riferimento e dove con il tempo si è imparato a coniugare passato e presente. L’attività, infatti, non si svolge solo in loco, ma grazie a Internet riesce a soddisfare le richieste di tutti. In merito, Bava ha sottolineato che la Rete ha aiutato molto.

Certo, come per tutte le cose, c’è il rovescio della medaglia. Bava ha spiegato che con il tempo l’attività è cambiata, perché prima i clienti si recavano direttamente in negozio, dove era possibile spiegare dettagliatamente tutte le caratteristiche del prodotto. Adesso con Internet la concorrenza è diventata immensa ed è più difficile lavorare sulla Rete: spiegare ogni cosa al meglio – il peso della penna, la grandezza, il formato – e inserire le foto nel modo migliore possibile. “Prima – ha raccontato Bava – erano pochi coloro che apprezzavano le penne e chi apprezzava le penne non andava su Internet, perché non esisteva, si doveva per forza recare nei negozi locali. Internet ha cambiato tantissimo le cose ed è ormai diventato un mercato immenso”.

Ma che tipo di interesse c’è per i prodotti da scrittura? A tal proposito, Bava ha spiegato che il pubblico dei collezionisti è costituito da chi usa realmente la penna e l’apprezza: avvocati, giudici, notai, ingegneri. Bava ha quindi raccontato che, in base alla sua esperienza, fino ai 30/35 anni la penna non viene apprezzata, ma quando poi si cominciano a frequentare determinati ambienti lavorativi, la penna diventa importante: “E’ come un orologio, è la presentazione della persona”.

I mercati più attenti sono l’America e i Paesi Orientali. Questi ultimi, soprattutto, avendo una scrittura molto particolare, piccola, hanno bisogno di pennini molto sottili, dolci. In Europa spiccano soprattutto i Paesi del Nord.

E quali sono le richieste? “Le richieste sono immense”, ha detto Bava. Aggiungendo: “A volte vengono richiesti pezzi di ricambio degli Anni ‘20/’30 che non si hanno più, perché ormai le scorte sono finite e le fabbriche ovviamente non li producono più. A quel punto bisogna fare una ricerca in giro per il mondo. A volte, le penne rappresentano ricordi lasciati dai padri, dai nonni e le persone sono disposte a tutto per rimetterle a posto. Hanno un valore molto importante”.

In questo mondo, il collezionismo gioca un ruolo fondamentale. “I collezionisti – ha affermato Bava – chiedono le cose più esclusive possibili. Fortunatamente esiste il collezionismo, senza di esso il movimento di penne sarebbe molto basso”.