Con l'avvento del turismo di massa, i resort safari si sono adattati alla clientela eterogenea che attraggono. Quelle che un tempo erano semplici sistemazioni nel cuore della savana si sono trasformate in rifugi esclusivi dove lusso, sostenibilità e immersione nella natura convivono in perfetta armonia
Dal Sudafrica alla Tanzania, questi resort offrono esperienze che uniscono avventura, comfort e rispetto per gli ecosistemi locali. Un resort che incarna queste caratteristiche – architettura contemporanea, artigianato tradizionale e un profondo legame con la comunità locale – è il Suyian Lodge, situato nel Kenya settentrionale.
Un rifugio ecologico
Situato nei vasti paesaggi di Laikipia, in Kenya, il Suyian Lodge è concepito come un resort safari che punta al minimo impatto ambientale senza rinunciare al comfort. Progettato per integrarsi perfettamente con il terreno roccioso e la vegetazione autoctona, il complesso è costruito attorno a strutture leggere che utilizzano materiali locali e tecniche di costruzione a basso impatto.
Lo studio britannico Michaelis Boyd e gli studi sudafricani Nicholas Plewman Architects e Fox Browne Creative, responsabili del progetto, lo spiegano così: "le stanze si adattano perfettamente all'ambiente e non si impongono su di esso".
Per questo motivo, le camere e gli spazi comuni sono stati attentamente distribuiti tra formazioni granitiche, alberi autoctoni e sentieri naturali. Per favorire una maggiore integrazione, le forme tendono a volumi organici che favoriscono la ventilazione naturale e riducono il consumo energetico. Presentano inoltre ampie superfici vetrate che permettono agli ospiti di osservare la fauna selvatica dalla privacy delle loro camere, rispettando i ritmi degli animali che popolano la zona.
Il progetto, sviluppato in collaborazione con la comunità locale, dà priorità alla conservazione dei pascoli e dei corridoi naturali per la fauna selvatica. Come affermano i team, "questo lodge non cerca di dominare l'ambiente, ma piuttosto di dialogare con esso".
Questo approccio si riflette anche nel modo in cui sono stati organizzati gli spazi: le aree sociali sono situate su piattaforme elevate per garantire ampie visuali, mentre i percorsi che collegano le stanze evitano di interferire con i percorsi utilizzati dagli elefanti e da altri animali.
Inoltre, è stata incorporata una strategia paesaggistica che dà priorità alle specie autoctone resistenti alla siccità, riducendo la necessità di irrigazione e avvicinando ulteriormente il complesso ai ritmi dell'ecosistema locale.
Arigianato locale e comunitario
Il complesso è nato dall'alleanza tra designer contemporanei e artigiani Samburu, la cui conoscenza ancestrale del territorio influenza direttamente l'estetica del resort.
Ciò si riflette nei mobili, nelle lampade, nei tessuti e negli elementi decorativi, realizzati artigianalmente dalle comunità locali, recuperando tecniche tradizionali che raramente trovano spazio nei progetti turistici su larga scala.
Questa collaborazione ha un duplice scopo: rafforzare l'economia locale e offrire agli ospiti un'esperienza autentica, legata alle culture che hanno abitato la regione per secoli. Come spiegano i team, "Volevamo che ogni pezzo raccontasse una storia, qualcosa che non si potesse trovare in nessun altro lodge".
Il resort comprende anche spazi comunitari dove i visitatori possono partecipare a workshop, incontrare pastori locali o ascoltare storie sul rapporto ancestrale tra le comunità e la savana. L'obiettivo finale è promuovere un tipo di turismo che non si limiti all'osservazione della fauna selvatica, ma comprenda anche il tessuto umano che la sostiene.
Parte di ricavi sono destinati a programma di protezione dai predatori e di protezione ai pastori nomadi. Il progetto sottolinea come "un safari sostenibile è possibile solo quando le comunità sono protagoniste, e non solo spettatrici"
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