Un forno ancora acceso dal 1526. Un sentiero tra alberi che sfiorano i 600 anni. Un cimitero di mummie nel cuore delle Marche. E poi un borgo che vive di stelle, con le notti più limpide della Liguria. Nei weekend di maggio, quando il clima è mite e i paesi tornano a riempirsi di eventi, cinque piccoli centri Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano offrono weekend dal ritmo lento ma ricchi di sorprese. Si parla di castelli, laboratori artigiani, feste di paese e prodotti rari. Si viaggia tra Veneto, Liguria, Marche, Puglia e Sicilia con l’idea di rientrare la domenica sera con una storia da raccontare e un sapore in più da ricordare.
Soave (VR): vino bianco e un castello con 24 torri
Sul profilo dei colli veronesi, Soave si riconosce dal suo castello che cinge il centro storico con un sistema di torri e mura. Dall’alto si vedono filari ordinati di viti: qui nasce il Soave, vino bianco simbolo del territorio. Dentro e ai piedi delle mura, tra case in pietra chiara e portoni segnati dal tempo, si susseguono enoteche e cantine dove il vino viene raccontato calice alla mano, spesso abbinato a salumi e formaggi locali.
Il cuore scenografico resta il maniero di origine medievale: tre cortili interni e 24 torri che disegnano il cielo e guidano lo sguardo sui colli coltivati.
Cosa fare a maggio a Soave
Nel terzo fine settimana del mese, l’atmosfera cambia nettamente: si entra in scena con rievocazioni medievali, arcieri, giochi d’abilità, cortei, banchetti e iniziative culturali che mettono al centro il Soave e la sua storia. È l’occasione per vedere il borgo in versione medievale e vivere degustazioni e spettacoli nello stesso circuito.
Perinaldo (IM): carciofi rari e il borgo che guarda le stelle
Sulle alture dell’Imperiese, Perinaldo chiude la vallata del Crosia con case sparse tra uliveti e colline silenziose. Qui il protagonista in tavola è il carciofo di Perinaldo: un “violet” d’origine francese acclimatato tra 400 e 600 metri, senza spine e privo di barba interna.
La coltivazione è limitata e tutelata da un consorzio con disciplinare, dettaglio che ne spiega rarità e carattere. Ogni seconda domenica di maggio il borgo dedica al carciofo e all’olio taggiasco una rassegna gastronomica diffusa, con banchi, piatti tradizionali e ricette contadine che tornano in strada.
Il cielo più buio della Riviera
Il filo conduttore del paese, però, è in alto. L’osservatorio astronomico G. D. Cassini – intitolato all’astronomo nato qui nel 1625 – propone serate di osservazione, eventi e percorsi di divulgazione. La qualità del cielo buio permette di avvistare stelle e pianeti anche a occhio nudo, con un effetto che conquista adulti e bambini.
Urbania (PU): palazzi, mummie e un bosco “abitato”
Nell’alta valle del Metauro, Urbania è uno dei paesini medievali delle Marche con un’eredità architettonica importante e una tradizione artigiana viva. Il Palazzo Ducale, nato a fine Quattrocento, oggi custodisce una biblioteca con migliaia di volumi antichi. Poco distante, il Teatro Bramante, impostato sulle fondamenta di una fortezza trecentesca, racconta secoli sovrapposti e merita la visita anche senza spettacoli in programma.
C’è però un luogo che sorprende più di altri: il Cimitero delle Mummie, dove 18 corpi si sono conservati in modo naturale grazie a una specifica muffa presente in zona. Un piccolo ambiente museale che colpisce per immediatezza e dettagli.
Tra folletti e maioliche
Appena fuori, la natura diventa gioco. Nel Bosco dei Folletti, immerso nell’oasi faunistica del Monte Montiego, un sentiero ludico-didattico alterna installazioni e pannelli pensati soprattutto per i più piccoli, con soste dedicate all’osservazione dell’ambiente.
In paese, la ceramica artistica è un tratto identitario fin dal Rinascimento: botteghe attive ripropongono forme e tecniche tradizionali con corsi e laboratori durante tutto l’anno.
Orsara di Puglia (FG): riti micaelici e un forno a paglia dal 1526
Nella piana di Capitanata, Orsara di Puglia racconta una terra lontana dalle spiagge. Su un dirupo roccioso si concentrano tre luoghi chiave: la chiesa medievale di San Pellegrino, la chiesa di Santa Maria Annunziata – legata al mondo bizantino – e la grotta di San Michele Arcangelo, meta del culto micaelico che caratterizza tutto il Gargano.
Il calendario del paese ruota ancora attorno a San Michele: le feste patronali si aprono l’8 maggio, in memoria dell’apparizione a Monte Sant’Angelo, e si chiudono il 29 settembre. All’alba dell’8 maggio risuona il tamburo di San Michele, un ritmo che annuncia la stagione mite e l’inizio delle celebrazioni.
Pane, memoria e comunità
Nel centro del borgo un monumentale forno a paglia, attivo dal 1526, continua a sfornare grandi pagnotte dalla crosta spessa e dorata. Attorno a questo forno – oggi custodito da Angelo – ruota “Pane e Salute”, un’associazione che tutela la memoria del pane contadino con attività e momenti di incontro. Assaggiare il pane ancora tiepido, con un filo d’olio rigorosamente locale, significa toccare con mano un rito quotidiano che attraversa i secoli.
Come muoversi nell’entroterra pugliese
Per estendere l’itinerario ai borghi Bandiera Arancione della Puglia, conviene considerare distanze e collegamenti. Tra le aree collinari e i Monti Dauni l’auto resta la soluzione più flessibile, mentre gli aeroporti di Bari e Brindisi sono i principali punti di arrivo per chi proviene da lontano. In treno si raggiungono centri maggiori e si prosegue con autobus o noleggio.
Petralia Sottana (PA): tra alberi monumentali e ricamo
A circa 1000 metri di quota, nel cuore del Parco delle Madonie, Petralia Sottana offre aria pulita, panorami larghi e una Sicilia d’altura inattesa. La sede dell’Ente Parco si trova proprio in paese e diventa punto di partenza per sentieri che attraversano dorsali e vallate.
Tra i percorsi più suggestivi c’è il sentiero degli alberi monumentali: facile, breve, adatto anche a camminatori poco allenati. Lungo il tracciato si incontrano una rovere e due aceri – uno campestre e uno montano – che possono raggiungere i 600 anni, con tronchi e radici che raccontano il tempo lungo del bosco.
Tradizioni da bottega e cucina di montagna
Nel dedalo di vicoli resiste il “centesimo”, un punto all’uncinetto tipico riconosciuto con marchio De.C.O. e oggi custodito e reinterpretato nella merceria Valenza di Giulia, trasformata in piccola scuola di maglieria.
Qui si organizzano lezioni e corsi per tramandare una tecnica locale e darle forme contemporanee. Tra un’uscita in natura e un passaggio in bottega, il soggiorno può restare accessibile scegliendo strutture semplici e trattorie di zona: piatti di montagna, formaggi, carne alla brace e dolci legati alle feste religiose disegnano una tavola diversa da quella marittima.








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