Hanami a Celleno: tornano i ciliegi in fiore tra rovine nella Tuscia

In primavera, il borgo fantasma di Celleno si accende di ciliegi in fiore. Un contrasto raro in Italia: petali bianchi tra pietra, tufo e silenzio.
hanami a celleno
Getty images

Un borgo fantasma dove fioriscono i ciliegi come in Giappone? Esiste, e si trova nel cuore della Tuscia viterbese. Celleno, adagiato su una rupe di tufo e abbandonato a metà Novecento, in primavera cambia volto: tra fine marzo e aprile, i ceraseti circostanti esplodono in nuvole bianche e rosa. Il risultato è un paesaggio che sorprende: rovine medievali, vicoli silenziosi e l’energia della fioritura che torna a ridisegnare il territorio. È una meta da considerare per chi cerca un’esperienza breve ma intensa, capace di unire storia, natura e fotografia. Ecco, allora, come e quando vedere l'Hanami a Celleno.

Dove la fioritura incontra le rovine: perché Celleno è diversa

Non si tratta di una semplice campagna punteggiata di alberi. Celleno è un borgo disabitato, sospeso su un pianoro di tufo, dove la natura ha ripreso spazio tra mura e archi. In primavera, i ciliegi trasformano il paesaggio e creano un contrasto netto: petali candidi, roccia rossastra, valli di calanchi e la cornice di un centro storico cristallizzato nel tempo. 

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Il periodo più indicato per assistere alla fioritura ricade tra la fine di marzo e il mese di aprile, quando l’aria si riempie di profumi e il lavoro delle api accompagna il cammino. 

Un viaggio nella storia: dal tufo al terremoto del 1931

Le origini di Celleno affondano in epoca etrusca e romana, quando la rupe costituiva un punto strategico tra Volsinii (Orvieto) e Ferento. Nel Medioevo, il borgo fu conteso da casate influenti come i Gatti e gli Orsini, assumendo l’aspetto di una piccola città-fortezza. 

Ma la stessa roccia che lo ha protetto ne ha segnato il destino: l’erosione del tufo, unita a epidemie e smottamenti, ha reso progressivamente instabile l’abitato. Il sisma del 1931 aggravò la situazione, lesionando gravemente gli edifici. L’abbandono definitivo arrivò nel 1951, con un decreto presidenziale che dispose il trasferimento della popolazione nel vicino insediamento moderno. 

Cosa vedere nel borgo antico

L’ingresso al nucleo storico è già un cambio di scena: si attraversa la Via del Ponte, struttura in muratura che ha sostituito l’antico ponte levatoio. Da qui si raggiunge la Piazza del Mercato, che un tempo era il fulcro delle attività civili e commerciali. Tra scorci, archi e pavimentazioni consunte, si può vedere:

  • Castello Orsini: la sagoma del borgo. Negli anni Settanta, il pittore Enrico Castellani ne avviò il recupero, preservando l’impianto e sottraendolo al degrado.
  • Chiesa di San Donato: edificio del XIII secolo di cui restano le rovine e la torre campanaria, ancora segnata dal vecchio orologio che guarda la valle.
  • Chiesa di San Carlo: costruita nel Seicento, oggi appare con il tetto crollato e pareti avvolte dall’edera, uno dei punti più fotografati per chi ama i paesaggi d’epoca.

Quando andare per la fioritura dei ciliegi

La finestra ideale è compresa tra la fine di marzo e il mese di aprile, quando i ciliegi raggiungono il massimo della fioritura nelle campagne intorno a Celleno. Le condizioni meteo incidono sul picco, che può variare di pochi giorni. Per godere al meglio dell’esperienza, si dovrebbe prevedere un itinerario che alterni il borgo alle vedute sui ceraseti.

Idee per un weekend nella Tuscia

Una visita a Celleno si integra bene con altre mete della Tuscia, creando un percorso tematico tra natura, arte e paesaggi scolpiti nel tufo. La distanza ridotta tra i luoghi consente di pianificare spostamenti brevi e soste ragionate, senza perdere il filo del viaggio.

  • Civita di Bagnoregio: la famosa “città che muore”, legata allo stesso destino geologico di erosione e raggiungibile tramite un lungo ponte pedonale.
  • Sant’Angelo di Roccalvecce: noto come Il Paese delle Fiabe, dove grandi murales ispirati a racconti e animazione hanno ridato identità al borgo.
  • Sacro Bosco di Bomarzo: il Parco dei Mostri cinquecentesco, con sculture monumentali in peperino che dialogano con la vegetazione.
  • Villa Lante a Bagnaia: capolavoro del Rinascimento, celebre per giardini all’italiana, giochi d’acqua e fontane scenografiche.

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