Wild Atlantic Way: 2.500 km di oceano, scogliere e soste da non perdere

Guida pratica per pianificare la rotta più iconica d’Irlanda, senza correre e con le soste giuste.
wild atlantic way
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Sorprende per estensione, varietà e “carattere”: la Wild Atlantic Way non è una semplice litoranea, ma un viaggio che costringe a rallentare. Oltre 2.500 km lungo l’Atlantico e otto contee attraversate: numeri che danno l’idea, ma non raccontano il vento, la salsedine, il rombo delle onde sulle scogliere. E per chi pianifica un on the road in Irlanda, c’è una dritta che cambia tutto: percorrerla da sud a nord per tenere l’oceano “dalla parte giusta”. 

Cos’è davvero la Wild Atlantic Way

Non si tratta di una linea continua, ma di una rete di penisole, insenature e anelli locali che si avvitano dentro l’oceano. La rotta parte da Kinsale, a sud, e arriva fino a Malin Head nella penisola di Inishowen, all’estremo nord: in mezzo, una collezione di fari, spiagge, scogliere, villaggi colorati e strade spesso strette. I cartelli in bronzo segnalano oltre 180 punti panoramici ufficiali, utili per dare ritmo alle tappe. Il viaggio non è pensato per “accumulare chilometri”, ma per fermarsi.

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Tempi e direzione: come pianificare senza correre

Servono in media 44 ore di guida effettiva per coprire l’intero tracciato. Nella pratica, significa da una a tre settimane, a seconda di soste, camminate e attività. I limiti sulle arterie principali possono toccare i 100 km/h, ma sulle sezioni più scenografiche la velocità reale è molto più bassa: corsie strette, curve cieche e, talvolta, incroci con trattori, ciclisti e anche pecore e mucche in strada. 

Auto, bici o a piedi: quale mezzo conviene

Il noleggio auto offre la flessibilità necessaria per raggiungere le tappe più remote, spesso poco servite dal trasporto pubblico. La scelta dell’aeroporto conviene legarla al tratto di costa prescelto: Dublino facilita l’accesso alla porzione meridionale (Cork, Ring of Kerry, penisola di Dingle, Cliffs of Moher, Galway), mentre chi combina con la Causeway Coastal Route può valutare Belfast e partire dal Donegal in discesa verso sud. 

L’opzione bici è impegnativa ma memorabile: oltre 2.400 km su asfalto, con un dislivello cumulato nell’ordine dei 23.000 metri e giornate che possono sfiorare 800 metri di salita. Anche qui, la direzione da sud a nord è favorita dai venti dominanti sud-occidentali. A piedi, il mosaico di trail spazia dalle salite su Croagh Patrick (Mayo), Diamond Hill (Connemara) ed Errigal (Donegal) ai percorsi lungo le Cliffs of Moher e le Slieve League. 

Nord selvaggio: Inishowen e Donegal

A Malin Head si intercetta l’Irlanda di frontiera, dove il vento può farsi tagliente e l’orizzonte sembra allargarsi ancora. Lungo la penisola di Inishowen si alternano spiagge di ciottoli come White Strand Bay, rilievi come il Greenan Mountain, cascate e rovine che spuntano tra erba e brughiera. 

Più a sud, nel Donegal, esplodono le Slieve League: pareti di quarzite che precipitano per 601 metri sull’oceano, tra le falesie più alte del Paese. La zona compresa tra queste scogliere, Killybegs e la Bay of Donegal mescola spiagge profonde, piccole penisole come Mullaghmore Head e spot amati dai surfisti come Bundoran, dove tavole e mute convivono con pub dalle facciate colorate.

Ovest iconico: Connemara, Burren e Cliffs of Moher

Nel cuore della rotta, il Connemara incarna l’Irlanda da cartolina: torbiere scure, colline morbide, cavalli, piccoli porti e una costa fatta di penisole e isolotti. La Sky Road, anello panoramico da Clifden lungo la N59, regala viste aperte su baie e isolette; percorrerla in senso antiorario aiuta a tenere il mare in vista. 

Poco più a sud, nel Clare, il paesaggio vira al lunare con il Burren, altopiano calcareo modellato dall’ultima glaciazione, inciso da fessure, doline e grotte dove, all’improvviso, spuntano fiori e ciuffi d’erba. Accanto, le Cliffs of Moher: 14 km di orlo a picco che tocca i 120 metri, una Cliff Walk che corre lungo il bordo e panorami che cambiano con luce, nebbia e nuvole.

Penisole da cartolina: Dingle, Ring of Kerry, Beara e Mizen

La penisola di Dingle è un concentrato di montagne, baie e siti antichi. La Slea Head Drive porta fino al molo di Dún Chaoin, con vista sulle Blaskets, sul Monte Brandon e sull’Oratorio di Gallarus. Alle spalle, il Killarney National Park offre oltre 26.000 acri di foreste di querce e tassi, laghi e montagne dove vive l’unico branco di cervi rossi autoctoni dell’isola. 

Da qui parte il Ring of Kerry, anello di circa 180–200 km intorno all’Iveragh: strade strette, baie sabbiose, forti preistorici e, al largo, le isole Skellig con l’antico monastero terrazzato. Più tranquilla ma scenografica è la penisola di Beara, tra Kerry e Cork, fatta di strade litoranee, montagne che scendono in mare e villaggi a ritmo lento. A sud, Mizen Head segna il punto più meridionale dell’isola d’Irlanda, prima di arrivare a Kinsale, porto vivace con case colorate e l’Old Head, promontorio raggiungibile con una passeggiata su asfalto.

Quando andare e cosa mettere in valigia

Da aprile a ottobre si gode di luce lunga e meteo, in media, più favorevole: fra tarda primavera e inizio estate le giornate si allungano e moltiplicano le ore utili per guidare, camminare e fermarsi nei paesi. Le piogge non spariscono mai, ma tendono a essere meno insistenti rispetto all’inverno. Prima di partire, si dovrebbe organizzare un kit semplice e funzionale. Pochi pezzi, ma giusti, permettono di adattarsi senza appesantire il bagaglio:

  • Giacca impermeabile leggera ma antivento.
  • Scarpe impermeabili con buona aderenza per erba bagnata e sentieri fangosi.
  • Ombrello robusto, da usare solo in assenza di raffiche forti.
  • Asciugamani per gestire acquazzoni e cambi di programma.
  • Cappello impermeabile richiudibile, utile per pioggia e vento durante le soste.

Sapori e attività lungo la costa atlantica

Il lato gastronomico è figlio del mare. Nei paesi costieri si trovano ostriche fresche, aragoste, cozze, salmone affumicato o alla griglia, spesso accompagnati da pane scuro e burro locale. Nei porti più attivi, il pescato del giorno finisce diretto nel piatto; non mancano furgoni di street food dedicati ai frutti di mare, tra zuppe dense e panini di pesce serviti caldi. La rotta è animata da oltre 500 eventi e festival durante l’anno, legati a musica tradizionale, danza, folklore, gastronomia e sport, mentre le attività outdoor spaziano dal whale watching al kayak, fino agli sport su onde atlantiche. 

Con più di 50 spiagge Bandiera Blu, 20 deviazioni interne segnalate e 180 punti panoramici, la Wild Atlantic Way è una collezione di viaggi possibili.

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