La pieve toscana che incantò Sigerico sulla Via Francigena: scopri la Pieve di Coiano

Un gioiello romanico nascosto tra le colline di Castelfiorentino. La chiesa che da oltre mille anni fa innamorare pellegrini e viaggiatori.
pieve di coiano
LigaDue, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Più di mille anni fa, un arcivescovo inglese attraversò mezza Europa a piedi per ottenere il pallio a Roma. Nel suo diario, una sosta inaspettata in Toscana finì per diventare leggenda. Quella tappa oggi coincide con una delle chiese più iconiche della regione: la Pieve dei Santi Pietro e Paolo a Coiano, lungo la Via Francigena. Il viaggio del religioso britannico Sigerico di Canterbury, svolto alla fine del X secolo, è la matrice del percorso che i pellegrini ancora oggi riconoscono come Francigena. Quelle ottanta tappe scritte di proprio pugno hanno fissato punti, tempi e soste. 

La tappa n. 21 della Via Francigena che ha fatto scuola

Quando Sigerico tornò da Roma, la sua ventunesima tappa lo portò nel cuore della Toscana, tra Val d’Elsa e Val d’Egola. Coiano, oggi frazione di Castelfiorentino, si trova in un punto che incrocia tre province fondamentali per la storia regionale: Firenze, Siena e Pisa. La pieve citata nelle sue note, con ogni probabilità già esistente in forma più arcaica, divenne così una testimonianza materiale di quel diario di strada che è alla base del percorso di pellegrinaggio più praticato in Italia insieme al Cammino di Santiago.

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La prima menzione certa della chiesa risale al 1029, ma la tradizione e la cronologia del passaggio di Sigerico spingono a collocare un edificio sacro in quel luogo almeno trent’anni prima. 

Pieve dei Santi Pietro e Paolo: un romanico toscano

L’architettura della Pieve di Coiano mostra un’identità netta: un romanico di matrice pisana, con volumi puliti e una scansione armonica delle superfici. La chiesa si inserisce nel paesaggio senza forzature, grazie alle tonalità dell’arenaria che dialogano con i colori ocra delle colline. 

Esterno: linee sobrie, dettagli che contano

Prima di varcare la soglia, la facciata a cuspide centrale rivela due ordini sovrapposti, scanditi da archetti a tutto sesto e fregi sobri, tipici della corrente pisana diffusa in Toscana e in parte della Sardegna. L’uso dell’arenaria, intenso dal punto di vista cromatico, rafforza l’aderenza al contesto. Il campanile, aggiunto nei primi decenni dell’Ottocento, è l’unico innesto successivo.

Interno: tre navate in equilibrio

All’interno, tre navate divise da due file di colonne accompagnano lo sguardo verso il presbiterio rialzato, separando con chiarezza lo spazio destinato ai fedeli. L’impianto, essenziale e monumentale al tempo stesso, mantiene una coerenza stilistica che esprime la funzione senza sovraccarichi

Custodia e potere: chi ha protetto la pieve

Per secoli la chiesa ha esercitato un ruolo di riferimento per le comunità del circondario, in virtù del legame diretto con il vescovo di Volterra. In tempi successivi, il patronato passò alla famiglia Machiavelli, la stessa del celebre Niccolò, segno di una continuità tra influenza religiosa e potere laico. Gli interventi documentati non hanno snaturato l’impianto generale: un rifacimento nel Settecento ha lasciato intatta la fisionomia essenziale, mentre il campanile ottocentesco ha completato il profilo senza sovrastarlo. 

Cosa vedere a Castelfiorentino: non solo la pieve

La sosta a Coiano si presta a un affaccio più ampio su Castelfiorentino, spesso definita “piccola Firenze” per legami storici con il capoluogo mediceo. La Chiesa di Santa Verdiana, con la sua facciata barocca dal respiro monumentale, richiama i modelli romani e offre un contrappunto stilistico alla sobrietà romanica della pieve. 

Poco fuori, la Villa di Cambiano porta in dote un tassello ulteriore: sorge su un edificio legato a Cosimo I de’ Medici e apre su un giardino all’inglese che amplia la narrazione del paesaggio. 

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