Un'isola a un soffio dalla Venezia più fotografata, eppure trattata come "altrove". Alla Giudecca i veneziani hanno dato un soprannome spiazzante, "Isola dei Pinguini", che non c'entra con il freddo ma con una distanza mentale, sociale, quasi emotiva. Qui la città cambia e mostra una versione meno vistosa, più quotidiana, che sfugge alle mappe turistiche e si lascia conoscere solo se si accetta di rallentare il passo.
Perché la Giudecca è detta "l'isola dei pinguini"
La Giudecca, a Venezia, è talvolta chiamata scherzosamente “l’isola dei pinguini”: la Giudecca è separata dal centro storico dal Canale omonino, quindi viene scherzosamente rappresentata come un luogo “a parte”, quasi più lontano e freddo rispetto alla Venezia principale.
Un'isola aperta e chiusa dai Cipriani
La storia della Giudecca si riflette in uno scarto di poche centinaia di metri, tra due luoghi diversi e legati dallo stesso cognome. All'estremità dell'isola si trova l'Hotel Cipriani, nato nel 1958, incastonato in giardini che sospendono il rumore e fanno sembrare tropicale persino una laguna.
Oggi la struttura rientra nell'orbita del gruppo LVMH tramite il marchio Belmond e continua a essere un riferimento di quiete rarefatta. Dall'altra parte, affacciato verso le Zattere, i tavolini di Harry's Dolci richiamano uno stile più disinvolto, con la passeggiata che scorre e la città che si lascia guardare di fronte.
La leggenda di un prestito che cambiò Venezia
Dietro al nome Cipriani c'è un episodio entrato nel racconto cittadino. Un giovane americano, Harry Pickering, lasciato improvvisamente senza fondi dalla zia durante un soggiorno in laguna, fu aiutato da un cameriere dell'Europa & Regina, Giuseppe Cipriani, che gli prestò diecimila lire, i suoi risparmi.
Anni dopo, Harry tornò, restituì la somma con un sovrappiù e da quel gesto prese forma un bar che avrebbe fatto scuola, l'Harry's Bar, dietro Piazza San Marco. La fortuna del nome passò poi anche per la Giudecca, chiudendo idealmente un cerchio tra ospitalità, intuizione e una certa audacia veneziana.
Un nome che non si lascia decifrare
Perfino l'etimologia di "Giudecca" sfugge a una risposta unica e definitiva. C'è chi ha evocato collegamenti con comunità ebraiche, chi con antiche giurisdizioni e giudizi, e chi ancora con altre storie sedimentate nel tempo.
L'incertezza è parte del fascino: le versioni si accavallano e non vincono mai, lasciando all'isola un'aura di enigma.
Da orti e monasteri a officine e operai
Fino a un paio di secoli fa la Giudecca era una grande isola quasi vuota, trapunta di monasteri, orti e ville pensate per incontri discreti e pomeriggi senza fretta. Tra Ottocento e Novecento cambiò volto: Venezia iniziò a espandersi, arrivarono capitali e imprenditori, si aprirono fabbriche e con loro arrivarono gli operai.
Anche gli stranieri trovarono qui un approdo, attratti da una città che allora costava poco e offriva una vita inedita sul bordo della laguna. Questa stratificazione ha lasciato fibre diverse nel tessuto urbano, mescolando memoria monastica e muscoli industriali.
Articolo visto su (vogue.it) Giudecca, l'isola di Venezia ignota ai turisti che cela orti di frati, ostelli hippie e frammenti di cinema






per commentare devi effettuare il login con il tuo account