Salento segreto a Melpignano, il borgo dove vive il grico

Nel cuore della Grecìa Salentina, tra portici rinascimentali, menhir e pizzica. Cosa vedere, quando andare e come muoversi.
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Lupiae, CC BY-SA 3.0 Wikimedia commons

A Melpignano la lingua del posto non è solo il dialetto: tra una chiacchiera e l'altra spunta il grico, eredità greco-bizantina che qui resiste nella vita quotidiana. In estate la piazza diventa un palcoscenico a cielo aperto, in inverno torna il silenzio dei portici. È un'Italia inattesa, dove i menhir megalitici convivono con cave di pietra leccese e con una tradizione musicale capace di richiamare migliaia di persone.

La Notte della Taranta: il concertone che trasforma la piazza

Il nome di Melpignano è legato al concertone finale della Notte della Taranta, evento che celebra la pizzica e la musica popolare con un grande palco allestito davanti all'ex convento degli Agostiniani. Nato alla fine degli anni '90 su iniziativa dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e di studiosi di tradizioni musicali, il festival è cresciuto fino a diventare un riferimento continentale per la musica di tradizione orale. 

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Nei giorni che precedono il gran finale, il paese si trasforma in un laboratorio aperto: si incontrano prove, laboratori, dibattiti e sperimentazioni che mescolano radici contadine e linguaggi contemporanei. L'atmosfera è contagiosa, ma impone una regola semplice: in quel periodo si dovrebbe prenotare con grande anticipo e seguire le indicazioni su traffico e accessi.

Cosa vedere: una piazza-mercato sotto portici rinascimentali

Il centro storico si organizza attorno a Piazza San Giorgio, sorprendente per la sequenza di portici rinascimentali in pietra locale. Un tempo ospitavano il grande mercato settimanale del sabato, con stoffe e granaglie in arrivo dalle città vicine; oggi accompagnano verso bar e case, ricordando il passato commerciale di un centro agricolo dinamico. 

Sulla piazza si affacciano la Chiesa Madre di San Giorgio, la cappella dell'Assunta e la Torre dell'Orologio di inizio Novecento, elementi che costruiscono un profilo armonico senza eccessi monumentali. La facciata della chiesa custodisce un portale del Cinquecento con san Giorgio che trafigge il drago, attribuito a Gabriele Riccardi, protagonista anche di cantieri leccesi. 

La cappella dell'Assunzione e il gusto per i dettagli

Prima di entrare, conviene osservare il disegno esterno sobrio; all'interno, una volta stellare introduce a un altare monumentale attribuito allo scultore Placido Buffelli. Il pavimento a mosaico e le tele settecentesche dedicate ai misteri mariani aggiungono livelli di lettura in pochi metri quadrati, un esempio di stratificazione storico-artistica tipica del Salento.

Il complesso degli Agostiniani e il palazzo dei Castriota

Fuori dalla piazza, il complesso degli Agostiniani con la chiesa del Carmine offre uno dei colpi d'occhio più scenografici. La facciata presenta un portale barocco con colonne che sorreggono la trabeazione, sormontata dalla statua della Madonna del Carmelo; il secondo ordine è animato da volute, cherubini e da una finestra con timpano arcuato. 

L'interno è a navata unica, con sei cappelle laterali e un coro cinquecentesco dietro l'altare maggiore, ambienti che durante il festival diventano quinta naturale per la grande musica. Il convento conserva brani del chiostro seicentesco e un pozzo decorato da un'aquila bicipite, simbolo legato alla famiglia Branai (Granai) Castriota, che detennero il feudo.

La storia laica del territorio affiora nel Palazzo Marchesale Castriota, edificio seicentesco che mostra ancora caratteri difensivi: torri di vedetta, camminamenti di ronda e un giardino interno con fontana. La facciata alterna misurate soluzioni decorative, dal portale a colonne al ritmo dei timpani delle finestre, in una composizione che racconta ambizioni e misura delle élite locali. 

Sotto la pietra: frantoio ipogeo, menhir e cave

Sotto il livello stradale, collegato al palazzo baronale, si trova il frantoio ipogeo: vasche scavate, macine e torchi raccontano la stagione in cui l'olio era la vera ricchezza. La scelta del sottosuolo non era estetica ma funzionale: temperatura stabile e pressione delle volte favorivano lavorazioni e resa. 

In campagna, tra strade bianche e muretti, spuntano menhir e in alcuni casi dolmen: segnali dell'Età del Bronzo che emergono accanto a stabilimenti di estrazione e lavorazione della pietra leccese. Il menhir Lama, il Candelora inglobato in una recinzione, il Minonna tra le case o il più recente Chipuro mostrano come preistoria e industria possano convivere in un paesaggio in continua trasformazione.

Come arrivare: strade, treni e collegamenti utili

Melpignano si trova nella parte centrale della provincia di Lecce, a circa 26 km dal capoluogo. In auto si raggiunge dalla Strada Statale 16 Adriatica, con uscita verso le provinciali che portano direttamente al paese e alla vicina Maglie. La rete di Ferrovie del Sud Est collega Melpignano sulla linea Zollino-Gagliano del Capo: spesso è previsto un cambio a Lecce o a Zollino, per cui conviene verificare gli orari aggiornati prima della partenza. L'aeroporto di riferimento è Brindisi - Salento, collegato a Lecce con navette e treni regionali; da lì si prosegue in auto o ancora con FSE. 

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