A oltre 4.500 metri di altitudine, dove l'aria rarefatta rende ogni respiro più faticoso e il cielo notturno offre uno spettacolo senza pari, sorge una struttura che non ha eguali in Europa. La Capanna Regina Margherita, arroccata sulla Punta Gnifetti del massiccio del Monte Rosa, detiene il primato continentale di rifugio più alto d'Europa, da più di 130 anni, una storia intrecciata di alpinismo, ricerca scientifica e orgoglio nazionale. Un posto che non è semplicemente un posto dove dormire: è un avamposto dell'umano ai confini dell'abitabile.
Dove si trova il rifugio più alto d'Europa
La Capanna Regina Margherita si trova sulla Punta Gnifetti — nota anche con il nome tedesco Signalkuppe — una delle cime principali del massiccio del Monte Rosa, al confine tra Italia e Svizzera. Dal punto di vista amministrativo, la struttura ricade in territorio italiano, nel comune di Alagna Valsesia, in provincia di Vercelli, in Piemonte.
Con i suoi 4.554 metri di quota, è ufficialmente riconosciuta dal Club Alpino Italiano come il rifugio più alto d'Europa, primato che la rende una destinazione unica per chiunque sia attratto dai luoghi estremi delle Alpi. La Punta Gnifetti è di poco più bassa rispetto alla cima più elevata del Monte Rosa, la Punta Dufour (4.634 metri), ma è la sua particolarità di ospitare un rifugio stabile a renderla celebre a livello internazionale.
La storia della Capanna Regina Margherita
Tutto inizia nel luglio del 1889, quando l'Assemblea dei delegati del Club Alpino Italiano approvò il progetto di costruire un ricovero stabile oltre i 4.500 metri. L'obiettivo era duplice: offrire un punto d'appoggio sicuro agli alpinisti che esploravano il Monte Rosa e, soprattutto, creare una base permanente per la ricerca scientifica.
La costruzione fu un'impresa logistica di grande complessità. I materiali necessari furono trasportati prima con i muli fino alle quote raggiungibili e poi portati a spalla dagli operai fino alla sommità della Punta Gnifetti, affrontando ghiacciai, venti e temperature estreme.
Il rifugio fu inaugurato nell'estate del 1893, in un'occasione resa memorabile dalla presenza straordinaria della regina Margherita di Savoia, che raggiunse la vetta e vi pernottò nell'agosto dello stesso anno: in suo onore, la struttura fu battezzata Capanna Regina Margherita.
La ristrutturazione del 1980
La struttura originale dell'Ottocento non sopravvisse alle condizioni estreme dell'alta quota. Logorata da decenni di neve, ghiaccio e venti violenti, fu demolita nel 1979 e sostituita con un edificio completamente nuovo, inaugurato il 30 agosto 1980.
La nuova costruzione fu progettata tenendo conto dell'impatto ambientale in un ecosistema fragile e nel 2002 ottenne la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001, che attesta il sistema di gestione ecologica della struttura.
Cosa c'è oggi alla Capanna Regina Margherita: i servizi
La Capanna attuale non è un semplice bivacco di emergenza: è un rifugio attrezzato che coniuga funzione sportiva, scientifica e ricettiva. Dispone di 70 posti letto (10 durante i mesi invernali) in camere con letti a castello, una sala ristorante, servizi igienici comuni, illuminazione elettrica e connessione Wi-Fi.
Una delle curiosità più affascinanti è la presenza di una piccola biblioteca, allestita dal CAI a partire dal 2004 grazie a donazioni degli editori: con i suoi scaffali a 4.554 metri di quota, è considerata la biblioteca più alta d'Europa.
La stazione meteorologica ARPA Piemonte
Sul tetto della Capanna è installata una stazione meteorologica della rete di monitoraggio di ARPA Piemonte, attiva con raccolta dati continua dal 2002. I dati vengono trasmessi in tempo reale e contribuiscono alle previsioni meteo regionali e agli studi sul clima alpino.
Come raggiungere il rifugio più alto d'Europa
Raggiungere la Capanna Regina Margherita non è un'escursione per tutti. Si tratta di un'ascensione alpinistica su ghiacciaio, che richiede attrezzatura tecnica, esperienza in ambiente glaciale e, per chi non è esperto, l'accompagnamento di una guida alpina certificata. Non è consigliabile avventurarsi in autonomia senza una solida preparazione alpinistica.
Gli itinerari dal versante italiano
Dal lato italiano, gli itinerari più frequentati partono dal Rifugio Gnifetti (2.867 m) e risalgono il ghiacciaio del Lys, passando per la Capanna Gnifetti (3.647 m) fino alla Punta Gnifetti.
Il punto di partenza più comune è Alagna Valsesia, collegata a quote superiori con l'impianto di risalita che arriva al Passo dei Salati. I tempi di salita variano in funzione delle condizioni del ghiacciaio, della stagione e della preparazione fisica della cordata.
L'accesso dal versante svizzero
Dal lato elvetico, l'accesso avviene tipicamente dalla Monte Rosa Hütte (2.883 m), raggiungibile da Zermatt, attraverso il ghiacciaio del Grenz. Questo percorso è frequentato da alpinisti provenienti dalla Svizzera e offre scenari diversi ma ugualmente spettacolari.
Quanto costa arrivare alla Capanna
L'ingaggio di una guida alpina, i trasferimenti, l'eventuale utilizzo degli impianti di risalita e il pernottamento portano la spesa complessiva a diverse centinaia di euro a persona.
Prezzi, prenotazioni e informazioni pratiche per soggiornare
La Capanna è pienamente operativa durante i mesi estivi, generalmente da giugno a settembre, con variazioni legate alle condizioni della montagna. Per chi desidera pernottare alla Capanna Regina Margherita, la pianificazione anticipata è fondamentale. La struttura è gestita dal Club Alpino Italiano (CAI) e dispone di 70 posti letto in estate, suddivisi in camere con letti a castello. Il servizio comprende piumini per dormire, pasti al rifugio e l'uso dei servizi comuni.
Le modalità di prenotazione, le tariffe aggiornate e la disponibilità dei posti cambiano ogni stagione e possono variare in base alle condizioni meteo e allo stato della montagna.
La Capanna e le Olimpiadi di Milano Cortina 2026
Nel gennaio 2026, la Capanna Regina Margherita ha avuto un ruolo da protagonista nella storia delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026: la torcia olimpica ha raggiunto il rifugio più alto d'Europa il 13 gennaio 2026, portata fin lassù dalle guide alpine delle località di Gressoney, Champoluc, Alagna, Macugnaga e Zermatt.
Un gesto simbolico che ha celebrato l'alpinismo italiano prima che la fiaccola scendesse al Passo dei Salati e poi nell'abitato di Gressoney-La-Trinité.







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