Nel Marguareis, cuore selvaggio delle Alpi Liguri sul versante piemontese, boschi di faggio e larice lasciano spazio a pareti bianche, conche carsiche e praterie d'alta quota. Qui si sviluppa uno dei trekking ad anello più completi del Nord Ovest: più giorni, zaino in spalla, rifugi e continui cambi di scenario. Non è solo paesaggio: è un itinerario che richiede preparazione, attenzione al meteo e scelte consapevoli sulle tappe. Ecco cosa vedere lungo l'Anello del Marguareis e al Bosco delle Navette, quando i larici diventano oro.
Dove siamo e perché sorprende
Il Parco naturale del Marguareis si trova in Piemonte, in provincia di Cuneo, e interessa i territori di Chiusa di Pesio, Briga Alta e Ormea per oltre 8.000 ettari. Il nome può trarre in inganno: pur appartenendo alla sezione delle Alpi Liguri, il perimetro dell'area protetta è interamente piemontese e sfiora i confini con Liguria e Francia. Al centro si alza la Punta Marguareis, 2.651 metri, la quota massima delle Alpi Liguri.
Il paesaggio cambia nettamente tra i versanti: in Valle Pesio dominano faggete e abetine, in alto prendono il sopravvento pascoli e distese di calcare, mentre verso l'Alta Val Tanaro compaiono larici e influssi mediterranei. Il tratto distintivo, però, è il carsismo: doline, inghiottitoi, grotte e altipiani scolpiti dall'acqua, con la Conca delle Carsene come scenario simbolo.
L'anello del Marguareis: tappe e varianti
Il Trekking del Marguareis è un anello di più giorni che collega Valle Pesio, Valle Ellero e Alta Val Tanaro. Non esiste una sola formula: l'itinerario si organizza in quattro o cinque tappe in base alla partenza, alle varianti e ai rifugi scelti. Una soluzione chiara parte da Carnino (Alta Val Tanaro) e si appoggia ai rifugi Don Barbera, Garelli e Mondovì, combinando ambienti molto diversi tra loro e segmenti su terreno carsico. La percorrenza varia, ma l'impegno resta costante, soprattutto nelle giornate centrali. Per orientarsi, si consideri l'itinerario in quattro giorni con dati indicativi di sviluppo e dislivello:
- Giorno 1: Carnino - Rifugio Don Barbera. Circa 6 km, +735 m. Avvicinamento in quota via Gola della Chiusetta e Colle dei Signori, fino ai 2.000 m del rifugio.
- Giorno 2: Don Barbera - Rifugio Garelli. Circa 17 km, +720 m / -840 m. Attraversamento della Conca delle Carsene, Passo del Duca e passaggio vicino al Lago del Marguareis, con arrivo al Garelli (c. 1.970 m). Nei pressi si trova la Stazione botanica alpina Clarence Bicknell, accessibile solo a piedi.
- Giorno 3: Rifugio Garelli - Rifugio Mondovì. Circa 9 km, +408 m / -615 m. Valico a Porta Sestrera e discesa in Valle Ellero tra praterie d'alpeggio.
- Giorno 4: Rifugio Mondovì - Carnino. Circa 10 km, +811 m / -1.215 m. Ritorno in Alta Val Tanaro via Passo delle Saline e Gola omonima. La salita facoltativa alla Cima delle Saline dal passo è classificata EE (escursionisti esperti).
Difficoltà: cosa aspettarsi davvero
Il giro classico non prevede passaggi alpinistici né ferrate e rientra nella difficoltà E. Questo non deve però far sottovalutare lo sforzo complessivo: giornate oltre i 15 km, dislivelli che si sommano, quota spesso superiore ai 2.000 m e zaino per più giorni. La seconda tappa è la più selectiva per resistenza. Il contesto è di alta montagna: nebbia, vento, temporali estivi e cali di temperatura possono arrivare in poche ore.
Quando andare: le finestre utili
La finestra più semplice per l'anello va dall'estate all'inizio dell'autunno, quando i valichi sono generalmente liberi dalla neve e i rifugi sono attivi. Luglio e agosto offrono giornate lunghe e servizi pienamente operativi, ma anche maggiore afflusso. Settembre risulta spesso ideale per luce e temperature, con il rovescio della medaglia di possibili chiusure progressive delle strutture e primi episodi di neve tra fine mese e ottobre.
Come arrivare e muoversi
L'accesso naturale all'Alta Val Tanaro è Ponte di Nava; da qui si imbocca la SP154 passando da Viozene fino a Upega, uno degli ingressi principali al Bosco delle Navette e buon riferimento logistico per l'anello con partenza da Carnino. Parte della foresta è tagliata dall'Alta Via del Sale, sterrata d'alta quota fra Limone Piemonte e Monesi: per ciclisti e pedoni accesso libero, per veicoli motorizzati circolazione regolamentata, contingentata e a pedaggio nei periodi di apertura.
Sul versante Valle Pesio il punto di riferimento è Chiusa di Pesio, con salita verso la Certosa e il Pian delle Gorre, porta d'ingresso ai sentieri del parco. Nell'estate 2026 risulta attiva la Linea 43 Cuneo-Chiusa di Pesio-San Bartolomeo-Certosa, utile per ridurre l'uso dell'auto. In autunno conviene sempre verificare la transitabilità: prime nevicate e ghiaccio limitano rapidamente la viabilità in quota.
Il Bosco delle Navette: il fuori rotta d'autunno
Il Bosco delle Navette si estende sopra Upega (Briga Alta) e, per la porzione piemontese, rientra nel Parco del Marguareis. È una lariceta d'eccellenza, accompagnata da abete bianco, faggio e altre specie alpine; è indicata dal parco tra i primi boschi iscritti al Libro nazionale dei boschi da seme e considerata tra le laricete più estese e pregiate delle Alpi Occidentali. Il toponimo rimanda alla tradizione del legname destinato alla cantieristica navale ligure, senza attribuzioni storiche semplificate che le fonti ufficiali non confermano in modo puntuale.
Un itinerario tipo nel Navette: da Upega a Colla Rossa
Partendo da Upega (c. 1.300 m) si entra nel lariceto e si sale verso il Poggio del Lagone (1.897 m), dove si incrocia la strada sterrata dell'Alta Via del Sale e un piccolo specchio d'acqua. Proseguendo fuori dal bosco, tra pascoli e detriti rossastri, si raggiunge la Colla Rossa (2.172 m) sul confine con la Francia. Il portale escursionistico ufficiale delle Alpi Marittime-Mercantour stima in circa tre ore la sola salita da Upega alla Colla Rossa. Considerando discesa ed eventuali varianti, serve pianificare con diverse ore di luce e adeguato allenamento. Per chi cerca un assaggio del foliage senza spingersi in quota, da Upega esistono percorsi più brevi all'interno della lariceta.








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