In Italia, la giustizia legata alle esecuzioni immobiliari continua a muoversi a rilento. Lo conferma il nuovo approfondimento dell’Associazione T6 – Tavolo di Studio sulle Esecuzioni Italiane, intitolato “Il funzionamento delle procedure esecutive: analisi e performance dei tribunali”, curato dal professor Federico Cecconi e dall’avvocato Laura Pelucchi.
Lo studio ha analizzato oltre 245.000 fascicoli distribuiti in 140 tribunali italiani, offrendo un quadro dettagliato sull’efficienza del sistema e sui fattori che influenzano la durata dei procedimenti. I risultati sono eloquenti: sei esecuzioni su dieci sono pendenti da più di cinque anni, mentre oltre un quarto (26%) resta aperto da più di un decennio.
Nord Est più efficiente, Sud e Isole in affanno
Dal punto di vista territoriale, il Nord Est si conferma l’area più efficiente del Paese, con il 59% dei procedimenti pendenti da oltre cinque anni e il 22% oltre i dieci. Situazione opposta nel Sud e nelle Isole, dove la quota di fascicoli ultradecennali arriva fino al 30%, segno di un arretrato strutturale ancora pesante.
Le dimensioni dei tribunali influiscono in modo significativo sulla gestione: quelli di grandi città – come Milano, Roma o Napoli – faticano a smaltire l’alto volume di pratiche, mentre le sedi medio-piccole, pur con risorse limitate, mostrano in alcuni casi performance migliori. L’esempio di Bolzano, citato come caso virtuoso, dimostra come una gestione più agile e organizzata possa produrre risultati tangibili.
Le cause dei ritardi nelle esecuzioni immobiliari
Tra i principali fattori che incidono sui tempi delle esecuzioni immobiliari spiccano la sostituzione dei giudici e le proroghe per il deposito delle consulenze tecniche d’ufficio (CTU).
Nel 57% dei casi analizzati, il cambio del giudice comporta un allungamento medio dei tempi del 37%, portando la durata media da 4,98 a 6,86 anni. Le proroghe delle CTU, pur meno frequenti (circa nel 25% dei procedimenti), generano comunque un incremento dei tempi del 26%, fino a 6,31 anni.
Le sostituzioni dei magistrati risultano particolarmente frequenti nei tribunali del Centro, Sud e Isole, dove le strutture giudiziarie mostrano maggiori fragilità organizzative. Le proroghe delle consulenze, invece, si distribuiscono in modo più omogeneo, ma con picchi più elevati sempre nel Centro e nelle Isole.
Differenze territoriali e prospettive di miglioramento
Il rapporto T6 mette in luce forti disparità territoriali che riflettono, più in generale, le difficoltà del sistema giudiziario italiano nel garantire tempi rapidi e uniformi. Tuttavia, le buone pratiche del Nord Est offrono un modello replicabile: valorizzare le esperienze più efficienti potrebbe contribuire a ridurre gli arretrati e rendere più snella la gestione delle procedure.
Resta aperta la questione delle criticità strutturali – come la mancanza di continuità dei giudici e i ritardi tecnici nelle perizie – che pesano soprattutto sui tribunali di dimensioni ridotte.



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