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Inquinamento indoor, natura e design per purificare l’aria della casa

Un dispositivo per migliorare la qualità dell’ambiente interno della propria abitazione

Urban Symbiosis Design
Urban Symbiosis Design

Candele, solventi, profumi. Finiture di mobili, parquet. Processi di cottura. Tutti questi elementi fanno parte della nostra quotidianità, ma favoriscono anche un elevato grado di inquinamento indoor. Un problema di cui si parla ancora poco, ma che esiste. E che adesso, con l’emergenza coronavirus che ci costringe a trascorrere più tempo in casa, comincia a farsi sentire con maggiore forza. Per combatterlo esistono appositi dispositivi. Tra questi è degno di nota quello ideato dallo studio di design milanese Urban Symbiosis Design. Per capire il perché e per scoprire qualcosa di più, idealista/news ha rivolto qualche domanda al designer e creativo Pietro Follini.

La Cleaning Station Mini IQ, di Urban Symbiosis Design, è un modulo da parete che sfrutta le proprietà di biofiltrazione naturale delle Bromeliacee per purificare l’aria degli appartamenti. Tali piante non hanno bisogno di vivere a contatto con il terreno, poiché traggono nutrimento direttamente dalle particelle sospese nell’aria. In questo modo, trattenendo le sostanze nocive, le eliminano dagli ambienti interni della casa. Obiettivo della Cleaning Station Mini IQ, che racchiude in sé design e sostenibilità, è combattere l’inquinamento indoor, una problematica che in questo momento storico, con la diffusione del Covid-19, è ancora più rilevante. A lanciare il dispositivo, attraverso un crowdfunding, la piattaforma Kickstarter. Ma ecco cosa ha spiegato Pietro Follini.

Urban Symbiosis Design
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Che cos’è e a cosa serve Mini IQ?

“Mini IQ è composto di due parole: ‘Mini’ indica la struttura in alluminio e caucciù che ospita le Bromeliacee; ‘IQ’ invece si riferisce alla componente tecnologica, uno strumento di rilevamento dell’inquinamento indoor sviluppato dal nostro partner, la start-up di Milano ‘Nuvap’, che a sua volta è uno spin-off dell’Università di Pisa. Mini IQ è uno strumento non solo in grado di contribuire a migliorare la qualità dell’aria indoor, ma permette anche di controllare tutta una serie di elementi che potrebbero essere problematici all’interno della casa. Verifica essenzialmente tre valori: polveri sottili, VOCs (Volatile Organic Compounds) e CO2”.

Quando si parla di inquinamento indoor a cosa ci si riferisce esattamente?

“Ormai praticamente tutte le ricerche confermano che l’inquinamento indoor può essere mediamente superiore all’inquinamento outdoor da 1 a 5, anche 6, volte. In presenza di vento o pioggia l’inquinamento outdoor tende a precipitare verso il basso, ma queste condizioni non esistono all’interno di una casa. In un’abitazione la necessità di ricambio d'aria è costante, ma si tende a non tenere le finestre aperte più di tanto, inoltre ci sono elementi che continuano a generare problematiche. Basta pensare alla formaldeide, che si genera dagli incollaggi all’interno della casa, dai mobili ai parquet di ultima generazione. Ma anche i prodotti utilizzati per la pulizia, a meno che non siano a base vegetale, rilasciano una componente gassosa che sale all’interno della casa. Tutti elementi che restano costantemente in sospensione”.

Piano piano si inizia a considerare anche l'inquinamento indoor e cominciano a diffondersi prodotti per purificare l’aria in casa. In cosa si distingue Mini IQ?

“Noi ci posizioniamo in una situazione anomala rispetto al mercato, che offre tutta una serie di materiali di supporto e di motori, di device tecnologici, che assorbono e hanno dei filtri, i famosi filtri EPA. Da una parte ci sono questi strumenti tecnologici che assorbono la parte di polveri sottili, i particulate matter (dal PM1 o 2,5 fino al PM10); dall’altra parte ci sono degli esperimenti, come quello del noto scienziato Stefano Mancuso.

Il botanico, accademico e saggista, qualche mese fa ha realizzato nella Manifattura Tabacchi di Firenze la ‘Fabbrica dell’Aria’: una installazione solo di piante, con radici e terra, chiuse in una sorta di box di vetro al cui interno viene fatta entrare dell’aria, di cui le piante in questione trattengono la parte gassosa espellendo dell’aria pulita dal punto di vista dei gas.

Noi ci troviamo in una situazione intermedia. Le piante che proponiamo, della famiglia delle Bromeliacee, sono le uniche piante che non vivono nella terra. Queste piante vivono di tutto quello che si appoggia sulle loro foglie. E’ naturale dunque che, poste all’interno di un’abitazione, vadano ad assorbire la formaldeide e tutta una serie di gas quotidianamente presenti all’interno delle abitazioni stesse. Per vivere purificano l’aria della casa.

Il nome della nostra società, Urban Symbiosis Design, si ispira proprio a questo principio: al fatto che queste piante hanno una relazione simbiotica completa con l’uomo, in quanto assorbono delle componenti per lui nocive. Si tratta di una simbiosi perfetta, completa. Il problema vero è che deve essere sviluppata la componente educativa, altrimenti il problema rimane e continua l’atteggiamento sbagliato nei confronti della propria casa e di se stessi”.

L’attuale emergenza sanitaria porterà a una maggiore attenzione alla vita in casa e quindi anche a una maggiore sensibilizzazione verso l’inquinamento indoor?

“Quando si deve costruire una casa ci si pone essenzialmente un problema di tipo urbanistico ed estetico. Non ci si pone il problema di quali elementi vengono portati in casa. Purtroppo, è complicato recuperare informazioni e scardinare determinate abitudini.

Il problema dell’inquinamento outdoor è stato supportato dal punto di vista ufficiale. E’ un problema che si ha a cuore. C’è già in atto un percorso non perfetto, ma attivo. Di conseguenza, le persone hanno in qualche modo accettato che si sia istituzionalizzato. Per l’inquinamento indoor questo salto non è stato fatto.

In questa fase storica, in cui ad esempio lo smart working costringe tante persone in casa, c’è la possibilità di cambiare abitudini e fare più attenzione alla qualità dell’ambiente interno della propria abitazione”.

Quali sono le peculiarità del dispositivo che proponete?

“Il nostro partner Nuvap sta mettendo a punto il dispositivo ProSystem N2 Smart, che lavora sul monitoraggio ambientale. Si tratta di un dispositivo che porta con sé tutta la tecnologia utilizzata nei prodotti di alta gamma Nuvap. Quindi, in un oggetto più piccolo, concentrato, a un costo molto contenuto, è possibile trovare dei sensori di alta gamma. Poi ci sono algoritmi per la razionalizzazione, elaborazione e validazione dei dati raccolti.

Questo consente di arrivare al Nuvap Index, che permette di identificare in modo rapido ed efficace il livello di salubrità degli ambienti indoor, che si leggono attraverso una App. Il rilevamento è in tempo reale, attraverso la App si può verificare qual è la condizione della propria casa in un determinato momento. I parametri monitorati da ProSystem N2 sono la temperatura, l’umidità, l’anidride carbonica, i composti volatili organici, le polveri sottili.

Per quanto riguarda la base green, costituita dall’infrastruttura vegetale, bisogna menzionare l’altro nostro partner tecnico, l’Università di Bari, che fa riferimento al team del prof. Gianluigi DeGennaro. E’ il gruppo del prof. DeGennaro, insieme all’Università di Bologna e di Trieste, ad aver parlato, a febbraio-marzo del 2020, della possibilità che il Covid potesse resistere all’interno di un ambiente appoggiandosi sull’inquinamento. Loro sono i nostri referenti e coloro che fanno per noi gli esperimenti.

Nello specifico, è stato fatto un esperimento sull’assorbimento di formaldeide con questa infrastruttura vegetale e con le Bromeliacee e i risultati sono stati estremamente incoraggianti. Si tratta di piante molto collaborative, anche molto affamate, e che possono essere curate facilmente, senza alcuno sforzo.

Proponiamo due prodotti: Mini IQ e Mini Green, che è l’oggetto di design con infrastruttura vegetale senza la parte tecnologica”.