Componibili Kartell: un’icona del design che dal 1967 arreda ogni stanza

Modulari, colorati e nei musei di tutto il mondo: perché i Componibili continuano a conquistare le case di tutti.
Componibili Kartell
Getty images

Si vedono nei salotti, in camera da letto, persino in bagno e in cucina. Eppure sono anche nelle collezioni permanenti del MoMA di New York e del Centre Pompidou di Parigi. I Componibili di Kartell, i celebri “mobili 4970/84” disegnati da Anna Castelli Ferrieri nel 1967, continuano a crescere di popolarità perché uniscono utilità, prezzo accessibile e un’estetica giocosa. Il loro segreto sta nella modularità e nel colore, che permettono combinazioni sempre nuove e facili da inserire in ogni ambiente. Con un effetto collaterale ormai noto: uno tira l’altro, e si finisce a crearne un piccolo sistema domestico.

Cosa sono i Componibili e perché continuano a piacere

Si tratta di moduli contenitori nati nel 1967 e pensati per risolvere problemi quotidiani con forme semplici e funzionali. La struttura cilindrica, abbinata a sportelli scorrevoli, garantisce un ingombro ridotto e un utilizzo immediato, che si adatta tanto agli spazi piccoli quanto a quelli più ampi.

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La chiave del successo risiede nella versatilità: si possono usare singolarmente o accostati, scegliendo il numero di scomparti e le altezze più utili. La componente cromatica aggiunge una nota vivace che rende facile la convivenza con arredi di epoche e stili diversi.

Dove stanno meglio in casa: idee d’uso stanza per stanza

La flessibilità d’uso è uno dei motivi per cui i Componibili non passano mai di moda e si integrano in contesti molto differenti. 

  • Camera da letto: come comodini con spazio chiuso per tenere ordine sul lato del letto.
  • Soggiorno: come piani d’appoggio leggeri accanto al divano o a una poltrona.
  • Bagno: come contenitori per piccoli accessori e prodotti quotidiani.
  • Cucina: come colonna bassa per utensili e teli, sempre a portata di gesto.

La stessa unità, quindi, assume identità diverse a seconda della stanza e dell’abbinamento cromatico scelto, moltiplicando le possibilità d’arredo senza cambiare prodotto.

Configurazioni e misure: come scegliere il modulo giusto

La gamma storica dei Componibili ruota attorno alla scelta del numero di scomparti e delle dimensioni complessive. Il modulo cilindrico, il più famoso, è proposto con due, tre o quattro vani, così da calibrare capienza e altezza.

La praticità aumenta ulteriormente con la versione dotata di ruote, utile dove si deve spostare spesso il contenitore, mentre le larghezze vanno da 32 a 42 cm per adattarsi a nicchie, angoli o soluzioni a vista. Questa semplicità di configurazione rende facile costruire un set coerente stanza per stanza, oppure creare dislivelli e ritmi visivi mescolando moduli alti e bassi.

Colori e abbinamenti: dall’icona al set personale

Il colore è parte integrante del progetto: serve a dare energia, a spezzare la monotonia e a legare tra loro ambienti diversi. Grazie alla varietà cromatica, si possono ottenere combinazioni sobrie oppure contrasti netti, mantenendo sempre una lettura pulita dell’oggetto.

Si consiglia di alternare altezze e tonalità per accentuare l’effetto “micro-architettura”, soprattutto in salotto o in ingresso. 

Dalle case ai musei: la loro consacrazione internazionale

La presenza dei Componibili nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York e del Centre Pompidou di Parigi conferma il valore culturale del progetto. Non si tratta solo di un oggetto riuscito per la casa, ma di un tassello della storia del design del Novecento.

L’ingresso nei musei, però, non ha reso il prodotto distante: al contrario, la sua funzione resta immediata e quotidiana. 

La tentazione del bis: perché “uno tira l’altro”

Una delle caratteristiche più citate da chi li sceglie è la facilità con cui un modulo porta al successivo. L’occhio si abitua alla forma, la casa trova un ordine più rapido e si percepisce subito il vantaggio di aggiungere un altro elemento, magari con un colore diverso o un’altezza nuova.

La crescita per passi piccoli aiuta a gestire spazi e budget con gradualità, costruendo sistemi personali senza grandi stravolgimenti. Questo meccanismo rende i Componibili adatti sia a chi cerca un singolo appoggio, sia a chi vuole scandire un’intera parete a moduli. 

La variante che pochi conoscono: il formato quadrato

Accanto al cilindro più celebre, esiste anche una versione quadrata, meno nota ma utile dove si desidera una linea più ortogonale. Questa alternativa conserva la stessa logica funzionale, offrendo però un’impronta geometrica diversa che può dialogare meglio con certi arredi e con gli spigoli delle stanze.

Si tratta di una soluzione da considerare quando si vogliono accostare più moduli per creare una fascia continua, soprattutto lungo le pareti. La possibilità di scegliere tra due anime formali amplia le chance di integrazione negli interni, senza snaturare l’identità del progetto.

L’abbinamento cult: la lampada KD28 di Joe Colombo

Tra le combinazioni più citate spicca l’accoppiata con la lampada KD28 di Joe Colombo, altra icona del 1967 rieditata in nuove cromie. Il dialogo tra i due oggetti è naturale: entrambi nascono nello stesso periodo e condividono una visione progettuale orientata a funzionalità e immediatezza.

L’effetto scenico è forte soprattutto quando si lavora per tinte coordinate o per contrasti netti. Un abbinamento che valorizza l’uno e l’altra, senza sottrarre spazio o attenzione al resto dell’arredo.

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