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Spese casa, Cgil: “Metà reddito delle famiglie va in imposte, affitti, mutuo e utenze”

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Autore: Redazione

Le spese fisse per la casa rappresentano un pesante fardello per le famiglie italiane. Secondo uno studio sui costi dell’abitare realizzato dalla Cgil nazionale, il pagamento di imposte, affitti, mutuo e utenze continua a gravare pesantemente sui bilanci delle famiglie italiane, costrette a utilizzare quote crescenti del proprio reddito per farvi fronte, con punte che, in alcuni territori, superano il 50%.

Spese case di proprietà

Abitare in proprietà costa mediamente da un minimo di circa 3.820 euro annui (318 euro al mese) a Torino a un massimo di circa 4.180 (348 euro al mese) a Roma, con incidenze sul reddito familiare sopportabili che, tuttavia, diventano critiche qualora le famiglie debbano assolvere anche al pagamento delle rate di un mutuo.

E’ importante considerare che l'indebitamento delle famiglie italiane è cresciuto nell’ultimo decennio a ritmi elevati: il 20% delle famiglie (oltre 3,3 milioni), infatti, deve assolvere al pagamento  di un mutuo, tale valore assume una rilevanza particolare se si guarda ai finanziamenti contratti per gli acquisti avvenuti negli ultimi anni, attestandosi a circa il 70%.

Nel caso di abitazioni per le quali i proprietari hanno contratto un mutuo, i costi variano da circa 10.135 euro annui (844 euro al mese a Bari) a circa 13.000 (1.083 euro al mese) a Roma. Le incidenze sul reddito familiare variano da un minimo del 31,53% (Torino), fino a un massimo di circa il 47,46% di Napoli, dove le famiglie sono costrette a impegnare poco meno della metà del proprio reddito per le spese legate all’abitazione. Incidenze comunque superiori al 40% si registrano a Roma (41,73%), Bari (42,26%) e Palermo (43,61%). Di particolare interesse è il caso della Capitale, che all’elevato costo dell’abitare somma le addizionali locali più alte d’Italia e nessuna agevolazione Imu per i proprietari che affittano utilizzando il canone concordato.

Spese case in affitto

Se il contratto sottoscritto tra proprietario e inquilino è a canone concordato, abitare in affitto costa da un minimo di 8.060 euro annui (671 al mese) a Napoli fino a un massimo di circa 11.920 euro (993 al mese) a Roma. Ammontano a 8.300 euro annui (691 al mese) i costi per mantenere un’abitazione a Genova e Palermo, a 9.260 (771 al mese) a Bari. Oltre i 10.000 euro si pagano a Torino (10.100 annui, 841 al mese), Firenze (10.580 annui, 881 al mese), Bologna (10.700 annui, 891 al mese),  Milano (10.940 annui, 912 al mese). Le incidenze sui redditi familiari si attestano sul 25,66% a Genova, superano il 30% in tutti gli altri casi, raggiungendo il 38, 43% a Roma ed il 38,61% a Bari.

Se il contratto sottoscritto è invece a canale libero, abitare in affitto costa da un minimo di 8.900 euro annui (741 al mese) a Palermo fino a un massimo di circa 15.520 euro (1.293 al mese) a Roma. Ammontano a 8.300 euro annui (691 al mese) i costi per mantenere una casa a Genova, a 10.100 (841 al mese) quelli per mantenerla a Napoli e Bari. Oltre gli 11.000 euro si pagano a Torino (11.900 annui, 991 al mese), Bologna (13.100 annui, 1.091 al mese), Firenze (13.700 annui, 1.141 al mese), Milano (14.300 annui, 1.192 al mese). In questo caso le spese per l’abitazione incidono sui redditi familiari da un minimo del 30,12% a Genova, a un massimo del 50,04% a Roma, dove queste assorbono il 50% del reddito familiare.

Le spese legate alla casa superano la “soglia critica”

Di recente la Cgil ha stimato che per oltre 3 milioni di famiglie l’incidenza sul reddito delle spese legate alla casa supera il 40% e va quindi oltre la soglia critica per la tenuta dei bilanci familiari. Un quadro che ha spinto la confederazione a denunciare l’iniquità dell’imposizione fiscale, che ricade maggiormente sui redditi più bassi e che non verrebbe intaccata dalle misure annunciate dal governo Renzi in merito all’abolizione di tutte le imposte sulla prima casa. Secondo la Cgil, tale operazione produrrebbe risparmi molto variabili per le famiglie, con il paradosso di favorire i possessori di case di maggior pregio e penalizzare gli affittuari.

Introdurre la tassazione progressiva

La Cgil ha dunque ribadito la necessità di inserire la tassazione immobiliare in un piano più ampio e progressivo che riguardi i grandi patrimoni. Secondo la confederazione, per tutelare i redditi più bassi di lavoratori e pensionati la tassa sulla prima casa deve essere abolita per chi possiede una sola abitazione con rendite catastali al di sotto di una certa soglia, ma per i proprietari di immobili di maggior pregio l’obbligo di versamento deve essere mantenuto.