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Incentivi recupero edilizio e riqualificazione energetica, dal 1998 al 2017 fruiti dal 62% delle famiglie italiane

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Autore: Redazione

La quinta edizione del dossier “Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione”, predisposto dal Servizio studi – Dipartimento Ambiente della Camera dei Deputati in collaborazione con il Cresme, ha evidenziato che gli incentivi fiscali per tali interventi hanno interessato dal 1998 al 2017 16 milioni di operazioni. Si tratta del 62% del numero di famiglie italiane stimato dall’Istat pari a 25,9 milioni.

Nello stesso periodo le misure di incentivazione fiscale hanno attivato investimenti pari a 264 miliardi di euro, di cui 229,4 miliardi hanno riguardato il recupero edilizio e 34,6 miliardi la riqualificazione energetica.

Il dossier costituisce l’aggiornamento dello studio pubblicato nel mese di novembre 2013, e nelle tre successive edizioni nel mese di giugno 2014, nel mese di ottobre 2015 e nel mese di settembre 2016. In questa quinta edizione è stato aggiornato il dato a consuntivo relativo al 2016, mentre i dati riguardanti il 2017 si basano su rilevazioni riguardanti i primi sette mesi dell’anno.

In particolare, il dato a consuntivo per il 2016 mostra un volume di investimenti pari a 28.243 milioni di euro veicolati dagli incentivi riconducibili a 3.309 milioni di euro per la riqualificazione energetica e a 24.934 milioni di euro per il recupero edilizio. Le previsioni per il 2017, sulla base delle dinamiche registrate nei primi sette mesi dell’anno, indicano un volume di spesa complessivo sui livelli del 2016, con 28.030 milioni di euro, imputabili per 3.249 milioni di euro alla riqualificazione energetica e per 24.781 milioni al recupero edilizio.

Secondo quanto emerso dal dato del 2017, le misure di incentivazione hanno attivato un volume importante di investimenti a partire dal 2013, in corrispondenza della maggiorazione delle aliquote.

Una prima analisi del ricorso agli incentivi su base regionale, confrontando i dati degli importi dei lavori in detrazione relativi al biennio 2015-2016 con quelli del biennio 2010-2011, evidenzia un aumento degli importi dei lavori portati in detrazione del 68%, che rappresenta un indicatore dell’incremento delle attività. Sulla base di tali dati, emerge che nelle regioni meridionali l’incremento del ricorso agli incentivi è stato più significativo (con tassi di crescita del 92% al Sud e del 99% nelle Isole), anche se rappresentano il 13,5% del totale nel biennio 2015-2016 (in tali due aree risiede il 34,3% della popolazione).

Sul fronte dell’occupazione gli investimenti veicolati dalle misure di incentivazione fiscale hanno avuto un rilevante impatto e gli effetti risulterebbero maggiori alla luce dei nuovi dati, considerato che nel periodo 2011-2017 i predetti investimenti avrebbero attivato 1.729.248 occupati diretti, mentre si stimano in 864.625 quelli attivati nell’indotto. Nel 2017 le stime riguardano 418.431 occupati, comprensivi anche dell’indotto, di cui 278.954 impiegati nell’attività edilizia diretta e 139.477 nell’indotto industriale e di servizio. Secondo tali stime, gli incentivi si rilevano una misura anticiclica in un settore in grave crisi economica e occupazionale.

Per quanto riguarda l’impatto sulla finanza pubblica, le misure di incentivazione fiscale attivate nel periodo 1998-2017 hanno prodotto, a fronte di minori introiti conseguenti alla defiscalizzazione stimati in 122,7 miliardi di euro, un gettito fiscale e contributivo in base alla legislazione vigente, per i lavori svolti, pari a 100,0 miliardi di euro con un saldo totale negativo di 22,7 miliardi di euro, pari a 1,1 miliardi di euro medi annui dal 1998 al 2017.

Considerando che lo Stato incassa i proventi spettanti nell’anno di esecuzione dei lavori e distribuisce le detrazioni fiscali nell’arco dei successivi dieci anni, l’introduzione di ulteriori elementi di natura finanziaria basati sull’attualizzazione dei valori precedentemente esposti modificherebbe il saldo generando un risultato di -1,1 miliardi di euro.

Un’analisi ancora più dettagliata, da un lato, basata sulla considerazione dei minori introiti legati agli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica (minori imposte sui consumi di energia) e, dall’altro, della quota di gettito per lo Stato derivante dai consumi e dagli investimenti mobilitati dai redditi aggiuntivi dei nuovi occupati (quota ricavata dalla matrice di contabilità sociale) determinerebbe un risultato differente, che si tradurrebbe in un saldo positivo per lo Stato di 8,8 miliardi di euro.

Prendendo in considerazione tutti gli attori che hanno un ruolo nel sistema in cui si inseriscono le agevolazioni (Stato, famiglie e imprese), nel periodo 1998-2017 si delineerebbe un saldo per il sistema Paese di oltre 21 miliardi di euro.

Il saldo per lo Stato di circa 8,8 miliardi di euro deriverebbe dall’incremento del gettito (positivo), dai flussi derivanti dalle detrazioni (negativi), dalle maggiori entrate derivanti dalla matrice di contabilità sociale (positive) e dal minor gettito fiscale sui consumi energetici (negativo).

Per quanto riguarda le famiglie (ossia gli investitori), il risultato negativo di -200,2 miliardi di euro è conseguente al saldo tra l’investimento effettuato (negativo), le detrazioni fiscali (positive) e il risparmio sulle bollette energetiche (positivo).

Le imprese e il fattore lavoro vantano un saldo positivo di +212,5 miliardi di euro quale risultato di un fatturato (positivo), all’interno del quale sono compresi i compensi e le retribuzioni per gli occupati delle imprese stesse, nonché le imposte e gli oneri sociali sostenuti dalle imprese e attribuibili agli incentivi fiscali (negativi).