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Gli stranieri in Italia e il mercato della casa: la situazione, le criticità e gli interventi necessari

La sistemazione abitativa è uno dei fattori cruciali e critici dei percorsi degli immigrati. Precarietà, condivisione e immobili di bassa qualità sono alcuni degli elementi che caratterizzano il tema degli stranieri in Italia e il mercato delle abitazioni. Ad affrontare la questione il convegno “I nuovi italiani – Casa, lavoro, cultura per l'integrazione” organizzato da Sidief e Banca d’Italia. Un incontro durante il quale, parlando proprio dell’accesso alla casa, si è posto l’accento sull’importanza della rigenerazione urbana, sulla necessità di progetti a lungo termine e sul problema delle garanzie.

Quando si parla di stranieri e mercato della casa, si parla soprattutto di affitto. Il 64,7% dei lavoratori immigrati vive in affitto, solo il 19,1% vive in una casa di proprietà. Negli ultimi dieci anni gli immigrati hanno comprato circa 850mila alloggi, soprattutto nei piccoli comuni delle aree metropolitane o nelle periferie urbane, con una spesa media di poco superiore a 120mila euro. Negli ultimi anni, anche a causa della difficoltà di avere un mutuo, gli acquisti sono scesi a circa 50mila l’anno, meno della metà rispetto al 2007/2008.

Secondo quanto emerso, i lavoratori immigrati nelle nostre città sono protagonisti di un mercato privato dell’affitto con caratteristiche quali/quantitative scarse, soprattutto relativamente a dimensione e qualità dell’alloggio. Quello appannaggio degli stranieri è infatti ancora un mercato immobiliare povero, fatto all’inizio di stanze (spesso anche in condivisione) e poi, con il tempo, di micro-case, dove il fattore prezzo costituisce l’elemento centrale: 300-400 euro per una stanza, 700-900 euro per un alloggio, sono i parametri ricorrenti a Roma; analoghi costi per una stanza a Bologna mentre si scende leggermente sui 600-700 euro per l’alloggio.

Mario Breglia, presidente Sidief, ha affermato: “Gli stranieri sono in prima fila nella ricerca di una casa da acquistare. Si stima che almeno un milione di persone, in affitto o in coabitazione, abbiano un reddito sufficiente per pagare un mutuo per la casa tra i 600 e gli 800 euro mensili. Questa cifra peraltro consentirebbe anche di pagare affitti a canoni concordati, ma è assente un’offerta adeguata sia di mercato che di tipo pubblico”.

Nel corso del suo intervento, Luigi Cannari, vice capo dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia, ha spiegato che “tra gli stranieri sono relativamente poche le famiglie che vivono in abitazioni di proprietà. La percentuale di famiglie straniere in affitto supera quella di altri importanti Paesi europei e in Italia sono frequenti le situazioni di sovraffollamento”.

Cannari ha poi aggiunto: “Interviste effettuati ad agenti immobiliari indicano che la ricerca di una casa da parte della popolazione straniera si scontra con la difficoltà di reperimento degli alloggi, per timori percepiti dai proprietari (che si riflettono anche in canoni più elevati), mancanza di tipologie che soddisfino la domanda, la difficoltà ad ottenere garanzie”.

In merito poi alla domanda per l’acquisto di abitazioni, il vice capo dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia ha affermato: “Le compravendite da parte della popolazione straniera hanno ripreso a crescere dal 2015; hanno superato le 40.000 unità nel 2016, restando tuttavia su livelli assai inferiori a quelli del 2007. Anche la quota di mutui per l’acquisto di abitazioni erogati a stranieri ha ripreso a crescere, dopo il calo intervenuto durante la crisi economico finanziaria”.

Nel corso della tavola rotonda dedicata al ruolo delle Associazioni di settore, moderata da Fabrizio Di Lazzaro, professore ordinario di Economia aziendale alla Luiss Guido Carli, Daniele Barbieri, segretario generale Sunia, ha sottolineato la necessità di interventi di rigenerazione urbana, aggiungendo: “Serve una cultura complessiva che deve dare un’offerta a questo tipo di domanda e in alcuni quartieri serve il mediatore culturale”.

Dario Valentino, InvestiRE Sgr, ha invece affermato: “L’industria del mercato immobiliare ha una grande capacità di adattarsi, ma siamo più lenti rispetto al resto del mondo. Il problema è creare prodotti per i vari segmenti. Il social housing è il classico esempio in cui ci sono spazi comuni, ma su questo fronte non c’è una strategia di lungo termine. Per fare progetti a lungo termine c’è bisogno di stabilità e continuità”.

Giorgio Spaziani Testa, presidente Confedilizia, ha invece posto l’accento sulla necessità di garanzie: “Dal punto di vista dei proprietari, per la locazione, c’è un problema di giustizia civile. E’ importante il tema delle garanzie. E’ necessaria la garanzia della legalità, ossia la sicurezza di poter rientrare in possesso dell’immobile”.