L’Italia è nella morsa del maltempo da settimane, addirittura da mesi per quanto riguarda alcune regioni. Le perturbazioni atlantiche non mollano la presa e seguono un percorso già ben definito dalle correnti occidentali fin da dicembre. La lacuna barica presente nel Mediterraneo agisce come una vera e propria calamita, attirando verso di sé tantissimi fronti perturbati carichi di pioggia.
Per la prossima settimana, tuttavia, spuntano le prime avvisaglie di caldo africano.
Dopo il maltempo spunta il caldo africano
Ebbene, le carte in tavola potrebbero improvvisamente cambiare su alcune nostre regioni, soprattutto quelle più vicine al Nord Africa e al relativo anticiclone. La lunga sfilza di perturbazioni atlantiche che da settimane punta dritto verso l’Italia potrebbe improvvisamente allentare la presa, grazie a una maggiore ondulazione della corrente a getto.
Quando la corrente a getto inizia a ondularsi
Quando la corrente a getto perde linearità e comincia a serpeggiare lungo i paralleli, l’atmosfera entra in una fase molto più dinamica e complessa. È in questi frangenti che le grandi masse d’aria non si limitano più a scorrere da ovest verso est, ma iniziano a muoversi anche lungo i meridiani, favorendo contrasti termici più marcati e rapide alternanze tra fasi fredde e fasi miti.
La corrente a getto è il nastro trasportatore che traghetta le perturbazioni atlantiche in Europa, soffiando a gran velocità sull’Atlantico settentrionale, dal Canada al Vecchio Continente passando per Groenlandia e Islanda. Quando la corrente a getto è bassa di latitudine e molto tesa, come una sbarra rigida, porta perturbazioni a raffica in Europa e in Italia. Quando invece comincia a ondularsi – destino che sembra segnato da metà febbraio – le perturbazioni iniziano ad alternarsi con periodi più stabili e caldi. È proprio questo il momento in cui entra in gioco il concetto di scambi meridiani.
Cosa sono gli scambi meridiani
Gli scambi meridiani rappresentano una delle fasi più interessanti delle stagioni di transizione. In pratica:
- l’aria fredda riesce a scendere verso sud in modo più deciso;
- l’aria calda subtropicale può risalire verso nord con maggiore facilità.
È un meccanismo naturale che diventa sempre più frequente con l’avanzare stagionale, quando il gradiente termico tra Polo ed Equatore inizia lentamente a ridursi.
Il jet stream si ondulerà a partire dal weekend 14-15 febbraio e non a caso già in questa circostanza cominceranno i primi forti sbalzi di temperatura, dopo settimane di tempo statico e monotono, condizionato esclusivamente dalle piogge atlantiche e dai venti di scirocco.
Questi sbalzi termici sono un chiaro segnale di un’atmosfera che sta cambiando assetto. Febbraio, dal punto di vista climatologico, è un mese di confine: può ancora regalare ondate di freddo invernale, ma allo stesso tempo comincia a mostrare i primi segnali di una maggiore energia solare, con giornate più lunghe e un’irradiazione più efficace soprattutto alle basse latitudini.
Ciclone freddo e poi spazio al tepore
Nel corso del weekend arriverà un ciclone alimentato da aria fredda di stampo artico: questo causerà tempo severo su gran parte d’Italia, oltre a un cospicuo calo delle temperature. Si tornerà in pieno inverno per un paio di giorni e la neve potrebbe rivedersi al di sotto dei 1000 metri, non solo sul Piemonte come avvenuto di recente.
Ma la vera sorpresa arriverebbe dopo questo ciclone freddo. L’attivazione degli scambi meridiani potrebbe sfociare in una improvvisa ripresa dell’anticiclone africano, pronto ad espandersi verso il Mediterraneo nel corso della prossima settimana.
Il maltempo potrebbe spostarsi più a nord, preferendo settori come Francia, Gran Bretagna e Germania, mentre più a sud il tempo potrebbe stabilizzarsi per qualche giorno di fila. In questo scenario:
- le temperature si riporterebbero oltre le medie del periodo;
- il rialzo termico avverrebbe senza forti venti di scirocco.
Potrebbero essere le primissime avvisaglie di primavera, con cielo sereno, tempo stabile e mite. La differenza rispetto alle recenti fasi calde è sottile ma importante: non si tratterebbe di un richiamo caldo forzato e ventoso, ma di una vera espansione anticiclonica, con aria più secca e maggiore soleggiamento.
Le regioni più esposte al caldo africano
I primi tepori sub-tropicali di stampo primaverile potrebbero farsi largo in Italia tra 17 e 21 febbraio. Sardegna e Sicilia saranno le regioni preferite dell’anticiclone africano: qui le temperature massime potrebbero spingersi fino a 20-21°C, con qualche picco di 22°C nelle zone interne. Valori non molto diversi anche per la Calabria.
Più a nord, invece, le temperature tenderanno gradualmente a scendere, poiché ci si avvicinerà a un regime circolatorio differente, ancora influenzato dalle perturbazioni atlantiche, in particolare sul Nord Italia e sull’alto Tirreno.
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