La potatura è un momento fondamentale per un albero da frutto. Può, infatti, davvero fare la differenza tra una pianta che produce pochi frutti e una che ogni anno si riempie di mandarini sani e saporiti. Ma quando e come potare il mandarino? Sia che abbia un mandarino in vaso sul terrazzo o una pianta in giardino, bisognerà conoscere il periodo adatto e le tecniche per dare vigore alla pianta senza danneggiarla.
In che periodo si potano i mandarini?
Per potare il mandarino nel modo giusto bisogna prima di tutto rispettare il suo calendario naturale. I mandarini sono agrumi sempreverdi, con un’attività vegetativa piuttosto lunga: fra ripresa, fioritura, allegagione, crescita dei frutti e maturazione, la pianta è “impegnata” per molti mesi.
In linea generale, la potatura principale del mandarino si esegue alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera, quando sono passate le gelate più intense ma prima dell’emissione vigorosa dei nuovi germogli. A questa potatura si possono aggiungere piccoli interventi estivi di pulizia, utili soprattutto sulle piante molto vigorose o coltivate in piena terra.
La potatura in inverno
La stagione fredda è il momento ideale per procedere alla potatura. Nelle zone dal clima mite si può intervenire già fra fine gennaio e febbraio, mentre nelle aree più fredde conviene attendere la fine dell’inverno.
In questo periodo si effettua la potatura di formazione sulle piante giovani e la potatura di mantenimento su quelle adulte. Si eliminano i rami secchi, danneggiati dal gelo o malati, si tolgono i rami che si incrociano tra loro e si apre leggermente la chioma per far entrare luce e aria fino ai rami interni.
Pur essendo un intervento importante, bisognerà fare attenzione a non esagerare con la quantità di legno asportato: togliere più di un terzo della chioma in un solo anno può indebolire la pianta, soprattutto se già stressata da freddo, siccità o malattie.
Il periodo in estate
In estate non si pratica una vera e propria potatura, piuttosto un lavoro di rifinitura e contenimento. Si esegue in genere tra fine giugno e agosto, quando termina la fase in cui i fiori si trasformano in piccoli frutti. L’obiettivo non è “stravolgere” la chioma, ma alleggerirla nei punti dove è diventata troppo fitta e dove l’ombra eccessiva può favorire malattie o una peggiore colorazione e qualità dei frutti.
Inoltre, in estate si può intervenire per eliminare i succhioni più vigorosi che spuntano verticali dall’interno della chioma o dalla base, soprattutto se rubano luce ai rami produttivi.
Come si fa la potatura del mandarino?
Scelto il periodo adatto, bisognerà usare la tecnica giusta. L’obiettivo è avere una chioma non troppo fitta al centro, con rami ben distribuiti e in grado di portare frutti senza spezzarsi. Dal punto di vista pratico:
- Il primo passo è la rimozione di tutto ciò che è chiaramente compromesso: rami secchi, spezzati, lesionati o colpiti da malattie. Questi vanno eliminati fino al punto in cui il legno appare sano, di colore uniforme, evitando di lasciare monconi.
- Un capitolo a parte riguarda i succhioni e i polloni: entrambi vanno recisi alla base, il più vicino possibile al punto d’origine, perché sottraggono energia alla pianta e, nel caso dei polloni, possono essere anche di portainnesto non fruttifero.
- Inoltre, si possono accorciare leggermente le estremità di alcuni rami troppo lunghi, per stimolare la formazione di nuove ramificazioni laterali dove, negli anni successivi, si concentrerà la fruttificazione.
- Nel caso di mandarini in vaso, la potatura serve soprattutto a contenere le dimensioni e mantenere la chioma proporzionata al volume del contenitore. Si eliminano i rami che sbilanciano la pianta, si controlla l’altezza per facilitare la raccolta dei frutti e si limita il numero di rami interni troppo vicini tra loro.
Quando non si deve potare un mandarino?
Ci sono momenti in cui è meglio rimandare la potatura del mandarino. Il periodo meno indicato per potare è durante la fioritura e l’allegagione, cioè quando fiori e piccoli frutticini stanno comparendo sulla pianta. In questa fase ogni taglio che elimina rami fioriti o giovani frutti impatta negativamente sulla pianta. Allo stesso modo, è sconsigliato potare un mandarino carico di frutti in maturazione: oltre a perdere parte del raccolto, si stressa ulteriormente la pianta.
Un altro momento critico è l’inverno rigido: in queste condizioni i tagli di potatura gelano facilmente, le ferite faticano a cicatrizzare e i tessuti esposti diventano porte d’ingresso per funghi e batteri.
Qual è la differenza tra potatura e capitozzatura?
La potatura del mandarino è un’operazione fatta con criterio, mirata a equilibrare la chioma, rinnovare gradualmente il legno fruttifero e mantenere la pianta sana nel tempo. Prevede tagli selettivi, con l’eliminazione di rami secchi, malati, mal posizionati o in eccesso.
La capitozzatura, invece, consiste nel taglio drastico della parte alta o di grandi porzioni della chioma, spesso riducendo il mandarino a pochi monconi. Sui mandarini la capitozzatura è quasi sempre da evitare: espone le superfici di taglio al rischio di marciumi e carie del legno, indebolisce la struttura e può ridurre drasticamente la produzione per diversi anni.








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