Quando gli italiani pensano al futuro economico dei propri figli solitamente si soffermano su temi quali l’acquisto di una casa, l’accantonamento di somme per sostenerne l’istruzione o l’acquisto della prima auto. In altre parole, per un genitore appare vitale risparmiare in modo da poter essere d’aiuto quando necessario. Raramente però ci si sofferma su un tema altrettanto importante rispetto all’eventuale liquidità da donare: come insegnare ai figli ad avere un rapporto equilibrato col denaro, l’importanza del risparmio e degli investimenti. In altre parole, sono ancora poche le famiglie in cui si parla di uno strumento fondamentale che accompagnerà i figli per tutta la vita: l’educazione finanziaria.
Le prime nozioni di educazione finanziaria: dai cinque anni in su
Nel contesto in cui viviamo, molte decisioni hanno direttamente e indirettamente un impatto economico. Trasferire questo messaggio ai figli è importante per far capire loro il valore del denaro e insegnare loro a gestire le risorse in modo attento.
Non si tratta di insegnare loro a investire in Borsa o acquistare Btp, bensì di spiegare alcuni concetti chiave tra cui la gestione delle risorse economiche nella quotidianità, il risparmio, la gestione delle spese nel lungo termine e l’adeguatezza dei mezzi finanziari rispetto ai propri obiettivi.
Così come avviene per le competenze scolastiche, come l’esposizione verbale e il calcolo matematico, anche quelle finanziarie devono essere apprese per step successivi e in maniera calibrata rispetto all’età.
Per questo motivo, prima si trasferiscono alcuni concetti e meglio è: le nozioni di base dell’educazione finanziaria possono essere spiegate anche ai bambini piccoli purché vengano espresse in modo semplice e sotto forma di gioco. Il primo approccio al tema può avvenire ad esempio già a partire dai 5 anni.
Ovviamente a quest’età le informazioni devono essere molto semplici e “ancorate” il più possibile alla loro esperienza diretta: quante monete servono per comprare un piccolo gioco o un cono di gelato, il costo della merenda per la scuola, o il motivo per cui è necessario aspettare per avere un oggetto desiderato.
Educazione finanziaria nella scuola primaria e secondaria
Così come avviene a scuola, anche a casa gli argomenti posso essere affrontati con un livello di difficoltà crescente a seconda dell’età.
Durante l’infanzia, nella fascia d’età compresa tra i 4 e i 7 anni è possibile comunicare il concetto chiave che attraverso il denaro si possono acquistare beni e servizi. E’ questo inoltre il periodo in cui molti bambini amano giocare “al mercato”, utilizzando riproduzioni in plastica o in legno di frutta e verdura e della cassa del supermercato. Non occorre necessariamente acquistare un giocattolo specifico: insieme ai bambini si possono preparare “le merci” preparando piccoli sacchettini da riempire con pasta, riso, farina e altro ancora.
Durante il periodo della scuola primaria è possibile affrontare il tema del risparmio vero e proprio assegnando ogni settimana un piccolo importo in moneta (la prima “paghetta”): sarà il bambino a dover scegliere se spendere tutto per acquistare ogni settimana caramelle o piccoli giochi in edicola oppure se conservare tutte le somme in vista dell’acquisto di un gioco più grande e costoso.
Durante l’adolescenza, quindi dopo gli 11 anni, la paghetta può diventare mensile e potrà essere usata per gestire le spese più importanti (cellulare, uscite). Le esigenze di spesa, a quel punto, saranno leggermente più articolate e dovranno essere valutate con maggiore attenzione da parte del minore. In questa fase il concetto di accantonamento in visto di un obiettivo più grande può essere spiegato dal genitore con esempi concreti. Ma non solo: si può suggerire di “pianificare” in maniera sistematica l’accantonamento di una piccola parte ( fissa o in percentuale) della paghetta che servirà in un tempo successivo. La paghetta non deve coprire tutte le spese desiderate, è importante che i ragazzi si trovino a scegliere tra diverse opzioni.
Questo approccio insegna che il risparmio è il frutto di pianificazione ed è un “consumo differito”: si rinuncia nel presente a qualcosa di piccolo per poter sostenere una spesa più grande in futuro.
Oltre le parole: quanto conta l’esempio dei genitori
Prima di insegnare ai figli come usare il denaro è opportuno che i genitori abbiano riflettuto sul loro rapporto con i soldi. L’obiettivo deve essere quello di trasmettere ai figli un modello di comportamento coerente. Se gestire le finanze genera ansia o se le spese non sono pianificate non si riuscirà a essere credibili agli occhi dei bambini: se affermiamo che “i soldi non crescono sugli alberi” ma spendiamo in maniera poco razionale, il messaggio che passa potrebbe essere contraddittorio.
I bambini osservano e imitano i comportamenti appresi tra le mura domestiche. Se a casa si discute apertamente di denaro, se si pianificano le spese e si mostra un’abitudine al risparmio, i figli assorbiranno questi valori. Se le discussioni economiche sono fonte di stress e conflitto, o se si vive al di sopra delle proprie possibilità, tenderanno a sviluppare un rapporto conflittuale col denaro.
Ci sono invece diversi comportamenti “virtuosi” da mostrare a figli nella quotidianità: come si fa la lista della spesa, come si confrontano i prezzi al supermercato e come si mettono da parte un po' di soldi per un progetto comune. È sempre possibile, e utile, spiegare ai figli il perché di determinate scelte: se si decidedi rimandare l’acquisto dell’auto nuova per risparmiare per un obiettivo più grande, come una casa, sarà utile spiegare ai figli il motivo di questa scelta. Questo non solo li coinvolgerà, ma insegnerà loro l’importanza di pianificare e dare priorità agli obiettivi.
È anche importante condividere le proprie esperienze dirette: ai ragazzi, soprattutto durante l’adolescenza, piace ascoltare le peripezie dei genitori come, ad esempio, che cosa è stato acquistato con il primo stipendio.
L'educazione finanziaria nasce in famiglia
Dato che l’esempio conta spesso più di mille parole, il suggerimento è quello di far sperimentare il “costo delle cose”: è molto educativo rendere partecipe i figli in occasione di acquisti importanti o quando si fa la spesa. In questo modo capiranno che dietro ogni scelta c’è un costo e che non tutto è scontato.
Un altro sistema per insegnare l’uso corretto del denaro è quello di avere obiettivi condivisi. A seconda dell’età, i ragazzi dovrebbero essere coinvolti, o per lo meno informati, nelle decisioni economiche della famiglia soprattutto di quelle che le riguardano direttamente. Per esempio, se si vuole fare una vacanza, si può stabilire un budget e chiedere ai ragazzi di fare ricerche su mete e costi, aiutandoli a capire che ogni scelta implica una rinuncia. Questo li responsabilizza e li rende più consapevoli del fatto che il denaro non è una risorsa infinita, e insegna loro a valutare i pro e i contro di un acquisto.
In sintesi, l’educazione finanziaria in famiglia è un investimento a lungo termine, non solo per il futuro economico dei figli, ma anche per la loro crescita personale. Ogni spunto può essere valido se usato per insegnare il valore del denaro, il concetto di responsabilità e l'importanza della pianificazione. I genitori che affrontano questo percorso con i propri figli stanno regalando loro un’eredità ben più preziosa di qualsiasi bene materiale: la capacità di gestire il proprio destino finanziario e la consapevolezza che è doveroso farlo.








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