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Consumi famiglie, dal covid impatto sull'economia peggiore che nel 2008

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Autore: Redazione

L’andamento del’inflazione riflette la contrazione dei consumi da parte degli italiani. Come previsto da Nomisma in uno dei suoi recenti rapporti, il tema dell’economia di questi tempi da pandemia sarà la deflazione, dovuta ai minori consumi che fanno calare i prezzi per scarsa attrattività dei beni a disposizione. Istat ha segnalato un calo annuo dello 0,5% a fronte di un aumento mensile dello 0,3%.

Siamo di fronte ad un vero e proprio allarme prezzi in Italia, determinato dal crollo dei consumi da parte delle famiglie, è il commento di Codacons.

“Una situazione, – spiega il presidente Carlo Rienzi, –  che rispecchia l’andamento negativo dell’economia italiana e, soprattutto, la crisi dei consumi che si registra nel nostro paese, e che ha effetti diretti sui listini. In tale contesto, tuttavia, si registrano rincari per gli alimentari, ossia quei beni primari di cui i consumatori non possono fare a meno: l’incremento del +1,3% per la voce “prodotti alimentari e bevande analcoliche” determina una maggiore spesa su base annua pari a +97 euro per un nucleo con due figli (+72 euro la famiglia “tipo”)”.

Secondo l’associazione la crisi generata dall’emergenza Covid avrà sui consumi delle famiglie effetti peggiori della crisi economica scoppiata nel 2008, quando in Italia si registrò un generalizzato impoverimento con conseguenze a cascata su tutti gli indicatori economici.

Uno studio Confcommercio parla infatti di 116 miliardi di consumi persi nel 2020 per una media di 1900 euro a testa. “Numeri che superano gli effetti della crisi economica del 2008, - commenta Carlo Rienzi, - quando vennero bruciati circa 80 miliardi di euro di consumi, con una riduzione della spesa pari a 1.330 euro a cittadino. Per tale motivo chiediamo al Governo incrementare il potere d’acquisto dei cittadini attraverso misure strutturali ed efficaci e senza ricorrere a bonus a pioggia che rappresentano soluzioni estemporanee che non producono effetti sul lungo periodo”, conclude Rienzi.