Perchè la crisi dei semiconduttori metterà a rischio il cenone di Natale

Perchè la crisi dei semiconduttori metterà a rischio il cenone di Natale
Crisi dei microchip Creative commons

Da diversi mesi il commercio mondiale è afflitto da quello che è stato chiamato il "chip shortage", ovvero la difficoltà di approvvigionamento di componenti informatiche per creare i device elettronici. Ma la crisi di produzione è in realtà più estesa e coinvolge anche l'industria dell'auto, così come la grande distribuzione. Vediamo cosa sta succedendo al commercio mondiale e perchè mancano i prodotti sugli scaffali.

La crisi di produzione dopo il covid

“Negli ultimi 18 mesi le catene di approvvigionamento globali sono state sottoposte a una pressione inedita, - spiega  Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. - Il fenomeno è molto variegato e assume forme diverse, dalla chiusura degli impianti in Asia, all'aumento della domanda di attrezzature da palestra negli Stati Uniti e nel Regno Unito, alla mancanza di manodopera nel settore agricolo, tanto per fare alcuni esempi”.

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Ma cosa è successo alla produzione in questi mesi? “Andare a vedere le vendite al dettaglio negli Stati Uniti può offrire degli spunti per comprendere la natura del fenomeno, - risponde Flax. - Il Covid ha portato uno shock significativo, prima in termini di crollo della domanda e poi, in modo sorprendentemente rapido, verso un livello più elevato di vendite al dettaglio. Inevitabilmente questa è solo una parte della storia: abbiamo anche assistito a significative interruzioni della produzione per una serie di motivi legati soprattutto alla pandemia”.

Insomma, quello che è successo è un boom della domanda a cui le catene produttive non si sono ancora adattate dopo il covid. Ma questo sta creando non pochi problemi in non pochi settori.

Crisi dei semiconduttori: cause e durata

La crisi di produzione più grave riguarda i semiconduttori e i chip per la realizzazione di prodotti tecnologici per i quali ormai nel mondo c’è una domanda incontrollabile. La pandemia, che ha colpito per prima e più duramente l’Oriente, dove si producono praticamente tutti i chip del mondo, ha causato uno stop prolungato della produzione. Che ora fatica a rimettersi al passo sia con la domanda arretrata che con quella nuova, straordinariamente alta oltretutto, data la necessità di rimettere in piedi le economie mondiali dopo il fermo pandemico.

Una situazione che già si sta riverberando sui conti dei big della tecnologia: Apple per esempio, pur presentando ricavi e utili al di sopra delle attese degli analisti nell’ultima trimestrale, ha messo le mani avanti avvertendo che l’ultimo trimestre 2021 potrebbe risentire pesantemente della crisi dei semiconduttori. La domanda di Natale potrebbe infatti non essere soddisfatta appieno.

Amazon addirittura ha già deluso le attese degli analisti con conti peggiori del previsto, unendo al rientro delle persone nei negozi fisici dopo le riaperture anche, appunto, la crisi delle forniture di apparecchi elettronici, smartphone, console, giochi elettronici le cui consegne vengono posticipate a causa del collo di bottiglia nella produzione.

Una situazione che potrebbe non finire troppo presto: secondo il Ceo di Intel Pat Gelsinger lo “shortage” dei semiconduttori potrebbe durare almeno fino al 2023.

La crisi dei microchip colpisce anche le auto e i trasporti

Anche il mercato automobilistico risente della crisi dei microchip, che sono una parte ormai essenziale del funzionamento dei veicoli. Seconco un report pubblicato da AlixPartners la carenza di microchip potrebbe pesare per almeno 210 miliardi di dollari sull’industria automotive, con almeno 7,7 milioni di veicoli non prodotti.

Il che avrà almeno due conseguenze: da un lato, un notevole rallentamento nella produzione di auto elettriche, che più di quelle a combustibile dipende da componenti elettroniche. Dall’altro, un aggravarsi del problema (e dei costi) di trasporto, già provato dall’aumento dei costi delle materie prime, dei carburanti in primis e dell’energia, vista anche la crisi con le forniture di gas dalla Russia. Il che potrebbe creare problemi alle forniture e ai prezzi non solo di beni elettronici, ma anche di beni di consumo di tutti i giorni. E ricordiamoci che tra un mese è Natale.

Commercio al dettaglio in crisi: Natale a rischio?

I regali di Natale e il cenone potrebbero essere realmente a rischio. Un sondaggio di Economiesuisse ha già evidenziato come Oltralpe quattro aziende su cinque abbiano problemi di approvvigionamento, e non solo legato ai beni elettronici ma anche a materie prime e prodotti finiti, come elettrodomestici e giocattoli. Un quinto delle ditte elvetiche è stato costretto ad annullare o non accettare nuovi ordini, e a volte ad aumentare i prezzi.

I rincari nei beni anche alimentari si sono visti anche in Italia, a partire dal pane. Codacons ha rilevato come i listini al dettaglio del pane siano letteralmente schizzati alle stelle in alcune città: a Trento il prezzo al kg registra il record di 6,4 euro, mentre a Milano raggiunge i 6 euro. Ma anche banane, patate o pere vedono rincari fino al 70 per cento.

Insomma a Natale avremo una tavola scarsa o molto costosa; e anche per i regali dovremo armarci di santa pazienza. Quello che ordineremo per Natale  potrebbe esserci consegnato in tempo per le feste di un non meglio specificato anno. Che sia il momento di tornare ai regali fatti a mano?

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