Nonostante l'allentamento della politica monetaria della Bce, per le famiglie italiane mutui e prestiti "restano più cari rispetto ai principali Paesi dell'Eurozona". Inoltre, "il contesto internazionale tornato più instabile, tra tensioni geopolitiche, la guerra in Iran e nuovi segnali di pressione inflazionistica, rende oggi poco probabile un allentamento duraturo delle condizioni di finanziamento per famiglie e imprese". Lo rileva uno studio elaborato dall'Ufficio Analisi&Ricerche della Fabi su dati di Bce e Banca d'Italia.
Tasso medio dei mutui in Italia vs Eurozona
A inizio 2026, secondo lo studio, il tasso medio sui mutui in Italia si attesta al 3,55%, contro il 3,06% della Francia, il 2,49% della Spagna e una media europea del 3,23%. Il divario è ancora più marcato sul credito al consumo: i prestiti personali in Italia viaggiano all'8,11%, ben al di sopra della media europea del 7,51%.
Il confronto europeo sull'andamento dei finanziamenti alle famiglie negli ultimi anni (dal 2023 al 2025) "conferma differenze significative nel costo del credito tra l'Italia e il resto dell'Eurozona, con effetti diretti sui bilanci e sui redditi di chi ricorre ai prestiti". Dalla Spagna alla Finlandia, passando per i principali mercati europei, l'Italia si colloca stabilmente tra i Paesi con tassi sui mutui sopra la soglia del 3% e con "un marcato disallineamento" sul credito al consumo, dove il tasso medio supera sempre l'8%.
Battuta d'arresto per i mutui a fine 2025
La discesa dei tassi accennata nel 2024, prosegue lo studio della Fabi, mostra una battuta d'arresto per i mutui immobiliari negli ultimi mesi del 2025 e finisce per risalire anche agli inizi del 2026. Con un tasso medio al 3,55% a inizio anno (gennaio 2026), il costo del finanziamento per le famiglie italiane che investono nella casa resta superiore a quello sostenuto in Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Belgio, Finlandia e Paesi Bassi. Oltreconfine, chi acquista un'abitazione paga in media il 2,49% in Spagna, il 3,34% in Portogallo e il 3,06% in Francia. Il differenziale varia da 49 punti base rispetto alla Francia a 21 punti base rispetto al Portogallo, fino a 106 punti base nei confronti della Spagna, traducendosi in rate più elevate e in un maggiore costo complessivo del mutuo italiano.
Gli effetti delle decisioni della Banca Centrale Europea, che dal 2024 ha avviato un rientro ordinato del costo del denaro, "si riflettono dunque solo in parte sul mercato italiano dei mutui. Nuovi timori sorgono, alla luce delle attuali condizioni macroeconomiche, su ulteriori interventi al rialzo che la Bce potrebbe valutare nei prossimi mesi".
"Ancora più evidente - secondo la Fabi è l'anomalia che riguarda il credito non garantito. È sul credito al consumo che le famiglie italiane continuano a pagare un sovrapprezzo strutturale rispetto al resto d'Europa, con tassi sui prestiti personali che restano elevati e alimentano un divario che nel tempo resta importante anche nel 2026
Prestiti al consumo: confronto Italia e Paesi europei
Nel mercato dei prestiti al consumo il confronto con i principali Paesi europei "evidenzia uno scarto costante a sfavore dell'Italia dal 2023 al 2025, per proseguire ancora nel 2026". Il tasso medio applicato ai prestiti personali risulta "sistematicamente superiore alla media europea", segnalando fin dall'inizio del periodo un disallineamento strutturale. A dicembre 2023, a fronte di un costo medio del credito al consumo pari al 7,69%, l'Italia risultava più cara di 82 punti base. Un divario che aumenta fino a raggiungere i 117 punti base nel 2025, quando il tasso medio italiano sale all'8,33%, contro una media europea del 7,16%.
Agli inizi del 2026, il tasso applicato alle famiglie per l'acquisto di beni di consumo supera ancora l'8%, restando nuovamente più alto rispetto alla media europea (7,51%). "La trasmissione della politica monetaria in Italia - sottolinea la Fabi - resta quindi incompleta. I benefici economici si concentrano, seppur in misura limitata, sui prodotti garantiti, mentre sul credito al consumo il meccanismo di formazione del prezzo finale appare ancora parzialmente inceppato. In uno scenario in cui la traiettoria dei tassi resta incerta, questo divario rischia di pesare ancora di più sui bilanci delle famiglie italiane".
per commentare devi effettuare il login con il tuo account