Alla Bce "siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea a qualunque riunione" del direttorio. Ci sono diversi scenari possibili sulle ricadute per l'eurozona dai rincari dell'energia innescati dalla guerra in Iran e "non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock. Ma non ci lasceremo paralizzare dall'esitazione: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è assoluto". A dirlo è stata Christine Lagarde, presidente della Bce, durante il suo intervento alla conferenza annuale a Francoforte.
Lagarde ha iniziato il suo intervento rilevando come se non ci fosse stata la guerra in Iran, al recente Consiglio direttivo "avremmo rivisto al rialzo le nostre previsioni di crescita e al ribasso quelle di inflazione". Invece la Bce ha appena fatto il contrario e "stiamo fronteggiando una profonda incertezza sul percorso dell'economia".
"Il messaggio principale che voglio inviare oggi - ha detto - è che la nostra risposta sarà basata sulla nostra strategia monetaria, che è ben equipaggiata per farci attraversare l'incertezza attuale".
La presidente ha affermato che innanzitutto bisogna valutare la natura, la mole e la persistenza dello shock prima di prendere decisioni. Secondo, bisogna valutare tutto il panorama di rischi, non solo lo scenario di base. Terzo, bisogna considerare come calibrare le opzioni per rispondere, che dipende da intensità e durata dello shock.
"I precedenti storici suggeriscono che nell'area euro il rischio di ampie ricadute da shock energetici sono l'eccezione piuttosto che la regola. Quando gli shock sono ridotti per intensità e durata, come avviene la maggior parte dei casi, il loro impatto inflazionistico tende a restare nell'ambito della componente energetica". Ma due componenti cambiano questa dinamica appunto: l'intensità e la durata dello shock.
Il caso della guerra in Ucraina
Il raffronto evidente è con quanto avvenuto nel 2022 dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Allora i prezzi del petrolio hanno raggiunto un picco attorno a 130 dollari, "paragonabile a livello di oggi. Ma i prezzi del gas hanno raggiunto livelli molto più alti di quelli che abbiamo visto finora: 340 euro per megawatt/ora nell'agosto del 2022, a fronte di circa 60 euro oggi".
Inoltre, "oggi il quadro economico è più favorevole. Non si presentano pressioni sulla domanda. L'impatto degli shock sul lato dell'offerta sono stati considerevolmente inferiori. L'eurozona è in una ripresa moderata, senza gli squilibri di domanda che hanno caratterizzato il 2022. La disoccupazione è bassa e non si fronteggiano acute carenze di posti di lavoro. Infine le politiche di bilancio sono meno espansive. Nel 2022 i tassi della Bce erano allo 0,5% e mentre l'istituzione proseguiva gli acquisti di titoli", il deficit di bilancio aggregato dell'eurozona era oltre il 5% e oggi si attesta attorno al 3%.
Crisi energetica più grave della storia
Al tempo stesso "ci sono motivi per esercitare vigilanza", ha avvertito Lagarde.. Ha citato l'allarmismo dell'Agenzia internazionale dell'energia, guidata dal turco Fatih Birol che ha definito la crisi attuale come la più grave nella storia sull'approvvigionamento di petrolio. E ha menzionato gli attacchi a impianti chiave della regione. Tutto questo "fa diminuire le probabilità di una rapida normalizzazione", ha detto.
Intanto le scorte globali di petrolio stanno calando e i cargo di gas naturale liquefatto non possono attraversare lo stretto di Hormuz. "Quindi fronteggiamo una situazione in cui se lo shock rimane contenuto ai mercati energetici, potremmo avere un effetto limitato sull'inflazione più ampia. Ma se dovesse intensificarsi o persistere, il trasferimento potrebbe accelerare".








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