La ricerca SWG per Zurich, condotta su oltre 2.000 italiani tra i 18 e i 64 anni, fotografa un Paese che riconosce l'importanza della pianificazione finanziaria ma fatica a tradurla in azioni concrete. Secondo la ricerca, tra i lavoratori dipendenti, il 45,5% mantiene il TFR in azienda, il 30,2% lo ha destinato a un fondo pensione e il 13,3% lo ha nel Fondo di Tesoreria INPS. Il 90,6% considera il TFR un "tesoretto" da usare al momento del bisogno, e il 64,3% si sente più sicuro lasciandolo in azienda — percentuale che sale al 69,9% tra i Baby Boomer. I giovani mostrano invece un orientamento diverso: il 59,5% della Gen Z preferirebbe spostarlo in un fondo pensione per farlo fruttare, contro una media del 47%.
Sul piano della conoscenza, il divario è significativo: l'89,6% sa che una parte del TFR può essere richiesta in anticipo (per casa, spese sanitarie, ecc.), ma solo il 50,8% ne conosce i dettagli. Il 38,9% degli italiani non si è mai informato sulla previdenza complementare, circa un terzo dei dipendenti ignora la possibilità di trasferire il TFR a un fondo pensione, e tra la Gen Z questa percentuale sale al 42%, con il 12,5% che non sa nemmeno con precisione cosa sia il TFR.
Solo un italiano su quattro (25,6%) ha sottoscritto prodotti di investimento, con tassi più alti tra Baby Boomer (32,4%) e Gen X (29,7%). La liquidità rimane molto diffusa, ma si declina diversamente per generazione: il 21% dei Baby Boomer tiene i risparmi in contanti, il 22% della Gen Z li lascia sul conto corrente, il 16% dei Millennial usa funzioni di "salvadanaio" virtuale.
La propensione al rischio cresce con la giovinezza: il 23,3% della Gen Z e il 23,5% dei Millennial sono orientati a investimenti a rischio medio-alto, contro il 16,9% della Gen X e l'11,5% dei Baby Boomer. Tuttavia, quasi 7 italiani su 10 (69,8%) dichiarano una conoscenza limitata o nulla degli strumenti finanziari, con il picco tra la Gen Z (78,1%).
Le difficoltà percepite variano per età: per i più maturi prevale la mancanza di risorse economiche (41,5% Baby Boomer, 36,6% Gen X, 25,3% Gen Z); per i giovani pesa di più la componente emotiva, con il 31,3% della Gen Z che vive la pianificazione finanziaria come fonte di stress, contro una media del 22,9%. Trasversalmente, il 33,7% degli italiani segnala l'assenza di una cultura della pianificazione di lungo periodo.
Trovare contenuti adeguati al proprio livello di conoscenza è difficile per il 73% della Gen Z, il 69% dei Millennial, il 63% della Gen X e il 56% dei Baby Boomer. Il 20% della popolazione non si informa affatto. I giovani si rivolgono sempre più a canali nuovi: il 13% della Gen Z e il 12% dei Millennial seguono esperti e influencer sui social, e il 17,4% della Gen Z utilizza già assistenti basati su intelligenza artificiale.
Il canale più utilizzato resta però il consulente bancario, finanziario o assicurativo, citato dal 28,4% degli italiani come prima fonte di informazione, con percentuali più alte tra le generazioni mature (45% Baby Boomer, 32% Gen X). Il 76,8% degli italiani riconosce a banche e assicurazioni un ruolo rilevante nel divulgare temi di risparmio e investimento, con valori omogenei tra tutte le generazioni.








per commentare devi effettuare il login con il tuo account