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Affitti in nero: la Consulta cancella (ancora una volta) i contratti a canone ridotto. Cosa succederà agli inquilini?

Affitti in nero: la Consulta cancella (ancora una volta) i contratti a canone ridotto. Cosa succederà agli inquilini?

Autore: team

Con la sentenza delle Corte Costituzionale del 16 luglio è stata dichiarata (nuovamente) l'illeggittimità del canone minimo applicato ai contratti in nero denunciati dagli inquilini. La sentenza ripresenta il rischio per gli affittuari di vedersi costretti a restituire le somme fino al momento non versate ai proprietari di casa. Un'eventualità che in passato era stata sventata dall'intervento del legislatore.

L'odissea dei contratti in nero

Con la legge sulla cedolare secca era stata introdotta la possibilità per gli inquilini senza regolare contratto d'affitto di denunciare il proprio padrone di casa all'Agenzia delle Entrate ottenendo, in cambio, una riduzione del canone pari a circa l'80% di quanto dovuto. 

Con la sentenza 50/2014, era però intervenuta la Corte Costituzionale dichiarando illegittimo l'articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 23/2011, e bocciando, di fatto, le disposizioni secondo le quali gli inquilini potevano registrare di propria iniziativa il contratto d'affitto.

Il rischio per gli inquilini di vedersi costretti a restituire quanto versato era stato cancellato però dal tempestivo intervento del governo che, con decreto legge n.47/2014, aveva prorogato la validità, fino al 31 dicembre 2015, dei contratti stipulati in forza della legge (dichiarata incostituzionale) del 2011. Una disposizione poi chiamata "salva contratti".

Ora con la sentenza n 169/2015 del 16 luglio la Corte Costituzionale ha voluto ribadire l'illegittimità costituzionale dell'articolo 5 del decreto legge e ha ripreso il legislatore per aver “nuovamente introdotto nell’ordinamento giuridico una disposizione legislativa oggetto di dichiarazione di incostituzionalità”.

Ma cosa succederà agli inquilini? Per gli inquilini si tratta adesso di un nuovo calvario, perché potrebbero essere costretti a versare le somme non corrisposte in passato ai proprietari di casa. Dai sindacati degli inquilini arriva un invito al governo perché intervenga nuovamente.

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