È possibile accettare solo una parte dell’eredità? Ecco una risposta chiara, con tutto quello che devi sapere
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Quando si riceve un’eredità, può capitare di trovarsi di fronte a una decisione difficile da prendere: accettare o rinunciare? Non è sempre così scontato che si vogliano ricevere i beni lasciati da una persona scomparsa, visto che a volte alcuni di questi potrebbero essere più un peso che un reale vantaggio. Ci si chiede spesso se si può accettare solo quello che interessa e lasciare il resto, ma la risposta è molto chiara.

Si può rinunciare solo a una parte dell’eredità? No, la rinuncia deve essere completa e riferita all’intera quota spettante, altrimenti l’atto è considerato nullo. Chi teme di ereditare debiti, ma desidera comunque mantenere il diritto all’eredità, può scegliere l’accettazione con beneficio d’inventario.

Si può rinunciare solo ad una parte dell’eredità?

Il tema della rinuncia all’eredità è uno dei più complessi e delicati del diritto successorio. Può capitare, infatti, che un erede non voglia o non possa accettare l’eredità lasciata da un defunto, ad esempio a causa di debiti ereditari, di rapporti familiari difficili o semplicemente per evitare complicazioni nella gestione dei beni.

In situazioni come questa si affaccia subito un interrogativo: si può rinunciare solo a una parte dell’eredità? La risposta arriva dal Codice Civile e precisamente dall’articolo 520, nel quale si legge che, come quella fatta sotto condizione o a termine, è nulla anche la rinuncia solo per parte

L’eredità, infatti, viene considerata come un insieme unitario di diritti e obblighi: l’erede che accetta subentra in tutto il patrimonio del defunto, quindi beni, crediti e debiti, mentre chi rinuncia ne resta completamente escluso. La legge non ammette la rinuncia parziale all’eredità, e parallelamente neanche l’accettazione parziale della stessa, come previsto dall’articolo 45 del Codice Civile, per evitare che un erede scelga solo gli aspetti vantaggiosi, scaricando ad altri eventuali debiti. 

Chi teme però che ci sia il rischio di trovarsi di fronte a delle passività impreviste, può optare per una strada intermedia, accettando l’eredità con beneficio di inventario, mettendo così al riparo il patrimonio personale. In pratica, quest’ultimo è separato da quello del defunto, in modo da rispondere di eventuali debiti solo nei limiti dei beni ereditati.

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Quando non si può rinunciare all’eredità

Nel momento in cui si apre una successione, ciascun erede ha diritto di scegliere se accettare l’eredità o se al contrario optare per una rinuncia alla stessa. Ci sono però anche dei casi in cui non è possibile rinunciare all’eredità, o meglio in cui la rinuncia non produce effetti

  • eredità accettata in modo espresso o tacito: se l’erede ha compiuto atti che presuppongono la volontà di accettare, come vendere un bene ereditato, pagare debiti del defunto o disporre dei suoi beni, non può più tornare indietro. Anche senza una dichiarazione formale, questi comportamenti equivalgono ad un’accettazione tacita.
  • mancato rispetto della forma e del termine legale: se il chiamato all’eredità non effettua l’inventario entro i 3 mesi successivi all’apertura della successione, è considerato un erede puro e semplice e non può più rinunciare. La stessa situazione si verifica se una volta redatto l’inventario, non è espressa la volontà di rinunciare all’eredità nei 40 giorni successivi. Da ricordare, inoltre, che l’erede ha 10 anni dalla data di apertura della successione per accettare o rinunciare. Decorso questo termine, se non ha compiuto alcun atto, perde automaticamente il diritto di scelta.

Si può rinunciare all’eredità dopo averla accettata?

Un altro dubbio da sciogliere è se si può rinunciare all’eredità dopo averla accettata. Si tratta di una strada non percorribile, perché l’accettazione una volta avvenuta, sia in forma espressa che tacita, è irrevocabile. Un rimedio possibile è rappresentato da un caso limite, ossia dall’impugnazione dell’accettazione se questa è stata ottenuta con dolo, violenza o errore, a patto che si proceda entro 5 anni dalla cessazione della violenza o dalla scoperta del dolo. 

Se da una parte non è possibile la rinuncia all’eredità dopo averla accettata, dall’altra si può rinunciare all’eredità dopo la successione. La dichiarazione di successione, non sempre obbligatoria, non implica un’accettazione tacita dell’eredità, quindi un’eventuale rinuncia alla stessa può essere fatta in un momento successivo. 

Quando non è valida la rinuncia all'eredità

La rinuncia all’eredità può essere non valida per diversi motivi e in linea generale possiamo dire che è da considerare tale quando non rispetta i requisiti di legge. Ricordiamo che la rinuncia all’eredità deve essere effettuata con una dichiarazione espressa davanti a un notaio o a un cancelliere del tribunale. Ecco quando non è valida: 

  • mancanza di forma pubblica: in ossequio a quanto appena detto, non è valida una rinuncia scritta a mano o comunicata agli altri eredi;
  • condizioni o termini: la rinuncia deve essere pura e semplice, mentre è nulla se è subordinata a condizioni, tipo “rinuncio solo se gli altri rinunciano”, o a termini “rinuncio tra tre mesi”;
  • incapacità dell’erede: i minori, gli interdetti e gli inabilitati possono rinunciare all’eredità solo con l’autorizzazione del giudice tutelare;
  • atto viziato: se la rinuncia è stata indotta da violenza o dolo può essere annullata;
  • accettazione espressa o tacita: la rinuncia all’eredità non è valida se quest’ultima è stata già accettata espressamente, ossia con un atto formale, o tacitamente, vale a dire compiendo atti di disposizione dei beni ereditari.
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Come si rinuncia a una quota di un immobile ereditato

Come detto prima, non si può rinunciare solo a una parte dell’eredità, quindi o la si accetta o la si rifiuta nella sua totalità. Chi, dopo aver accettato l’eredità, vuole disfarsi di una fetta della stessa, ad esempio liquidare una quota di un immobile, può seguire la strada della compravendita o della donazione. In sostanza non si tratta di una rinuncia, ma di un trasferimento di quota, che può avvenire principalmente in due modi. 

A chi va la sua quota se un erede rinuncia all’eredità? In questi casi, la quota del rinunciatario è trasferita secondo l’ordine successorio, tenendo presente che la rinuncia all’eredità prevede diversi eredi successivi beneficiari dell’atto in base alla tipologia di successione. 

Come si può cedere una quota di eredità?

La cessione di una quota di eredità è disciplinata dall’articolo 1542 del Codice Civile e può essere a titolo gratuito, ad esempio una donazione, oppure a titolo oneroso, come una vendita. In entrambi i casi sono necessari alcuni passaggi chiave, perché la cessione sia valida:

  • atto notarile pubblico: in pratica l’atto deve essere redatto da un notaio;
  • accettazione del cessionario: chi riceve la quota deve accettare formalmente;
  • notifica ai coeredi: in caso di vendita a un estraneo, gli altri coeredi hanno un diritto di prelazione e possono subentrare alle stesse condizioni;
  • trascrizione nei registri immobiliari, per rendere l’atto opponibile ai terzi;
  • pagamento delle imposte di registro, ipotecarie e catastali, secondo il valore della quota ceduta.
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