Per l'assegno di revsersibilità conta la durata del matrimonio. A dirlo è la sentenza n 3955/2026 della Cassazione che ha stabilito come la durata del vincolo matrimoniale sia il parametro imprescindibile per attribuire la pensione di reversibilità.
Cosa ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 3955/2026
Il caso in questione riguarda un uomo deceduto che ha lasciato un'ex moglie, con cui il matrimonio era durato 30 anni ,e una vedova il cui vincolo era durato solo 7 anni. Entrambe avevano fatto domanda per la pensione di reversibilità. Il Tribunale di Roma, in primo grado, aveva assegnato all'ex moglie l'80% della pensione, e il 20% alla vedova. La sentenza era stata ribaltata dalla Corte d'Appello che aveva assegnato l'80% alla vedova e il 20% alla prima moglie. La Suprema Corte ha invece dato ragione all'ex moglie, premiando il principio della durata del vincolo matrimoniale.
Perché la durata del matrimonio è il criterio principale
A rendere la durata del matrimonio il criterio principale sicuramente è la normativa, l'articolo 9 della legge n. 898/1970 sul divorzio stabilisce infatti il dirtto dell'ex coniuge a una quota della reversibilità, da stabilirsi "tenendo conto della durata del rapporto matrimoniale". A confermarlo anche la sentenza n 419/1999 della Corte Costituzionale che aveva chiarito come il "tenere conto" della durata del matrimonio impone al giudice una valutazione attenta.
I criteri correttivi nella ripartizione della reversibilità
Ma il criterio temporale non è l'unico da considerare, ci sono infatti altri criteri correttivi importanti:
- la situazione economica delle parti
- rispettivo tenore di vita
- l'importo dell'assegno di reversibilità
- eventuali convivenze prematrimoniali
Le implicazioni per i futuri contenziosi in materia di reversibilità
La sentenza della Cassazione avrà sicuramente importanti implicazioni per i futuri contenzionsi in materia di reversibilità. Il criterio della durata non sarà un elemento secondario, ma dovrà essere considerato in maniera prioritaria dal giudice che emette la sentenza. Il giudice dovrà motivare con attenzione le ragioni della sua decisione, ponderando e combinando tra i loro i diversi criteri.








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