Quando si decide di organizzare un viaggio, o di prendere un volo per ragioni di lavoro, la tariffa di viaggio non è l’unico elemento da valutare. Vi sono anche degli altri oneri da corrispondere, come ad esempio la tassa di partenza. Nota anche come tassa d’imbarco o Departure Tax, è un onere applicato ai passeggeri che lasciano un Paese tramite aereo e, in alcuni casi, anche via mare. È solitamente applicato direttamente al costo del biglietto e serve per finanziare la struttura e la sicurezza degli aeroporti.
Cos’è la tassa d’imbarco
Quando i passeggeri si apprestano a lasciare uno scalo, vi sono degli oneri da corrispondere. Fra i principali vi è la tassa di partenza - o tassa d’imbarco - ovvero un contributo finalizzato a coprire i costi operativi degli aeroporti, come la manutenzione di piste e terminal, la gestione della sicurezza e le tecnologie di controllo.
In Italia, così come in molti altri Paesi, le tasse aeroportuali sono incluse nel costo del biglietto, così da rispondere alle esigenze di piena trasparenza già in fase di prenotazione, come previsto dal Regolamento CE 1008/2008.
Oltre al finanziamento delle strutture aeroportuali, delle porzioni degli introiti sono destinate anche:
- alle casse previdenziali di piloti, assistenti di volo, personale di terra e via dicendo;
- ai Comuni che ospitano gli aeroporti, dato il peso sulle infrastrutture pubbliche in termini di viabilità e servizi.
Cos’è la tassa comunale d’imbarco
All’interno della tassa di partenza, vi è inclusa anche la tassa comunale d’imbarco, meglio nota come l’addizionale comunale sui diritti d’imbarco. Introdotta dalla Legge 350/2003, rappresenta soprattutto la quota che viene destinata ai Comuni che ospitano gli aeroporti, per compensare:
- gli oneri di viabilità;
- l’aumento delle attività della polizia locale;
- gli interventi di mitigazione acustica;
- parte dei fondi previdenziali.
Tuttavia, questa addizionale comprende anche altre quote, ad esempio per il fondo di solidarietà del settore aereo rivolto alle compagnie in crisi, nonché per le spese di sicurezza dell’ENAV e del soccorso antincendio sostenute dai Vigili del Fuoco. È inoltre utile sapere che, grazie a interventi normativi recenti - tra cui le misure contenute nelle Leggi di Bilancio 2025-2026 - diverse amministrazioni regionali possono ora decidere di coprire direttamente questa spesa o di abolirla del tutto, con lo scopo di incentivare i flussi turistici.
Quando viene pagata la tassa di partenza
Di solito, la tassa di partenza viene pagata contestualmente all’acquisto del biglietto aereo o, quando previsto, dei servizi di trasporto marittimo. È normalmente aggiunta al prezzo nominale della prenotazione e, quindi, può essere facilmente conferita durante le operazioni di booking online, in agenzia o direttamente agli sportelli preposti.
Esistono però alcune eccezioni, principalmente in alcuni Paesi extra-UE:
- spesso il pagamento dell’onere avviene al banco del check-in o all’uscita;
- possono applicarsi esenzioni o regole differenti per residenti e non residenti.
In caso di cancellazione del volo, parte delle tasse - compresa l’addizionale comunale - è rimborsabile, ai sensi della Carta dei Diritti del Passeggero ENAC, salvo diversa indicazione.
Seppur con qualche differenza a seconda della Nazione, la tassa è generalmente esente per i neonati e bambini sotto i due anni senza posto assegnato, per il personale navigante in servizio attivo e per i passeggeri in transito che non abbandonano le aree preposte dell’aeroporto entro un limite di tempo prefissato, solitamente 24 ore.
Tassa di partenza e di soggiorno: le principali differenze
A discapito delle credenze comuni, è utile specificare che la tassa di partenza e la tassa di soggiorno rappresentano due distinti tributi:
- la tassa di partenza, come già illustrato nei precedenti paragrafi, serve a finanziare le strutture aeroportuali e la sicurezza, nonché contribuisce ad alleggerire i costi infrastrutturali dei Comuni e a incrementare la previdenza degli addetti ai lavori;
- la tassa di soggiorno, meglio nota come imposta di soggiorno, è disciplinata dal D.Lgs. 23/2011 e dai regolamenti comunali. È destinata a chi pernotta all’interno di una struttura ricettiva, all’interno di un Comune classificato come località turistica o città d’arte.
Mentre la tassa d’imbarco viene inclusa all’interno del costo del biglietto, quella di soggiorno viene riscossa direttamente da chi gestisce la struttura che offre servizi di pernottamento.
Quanto si paga di tassa d’imbarco
Ma quanto costa la tassa d’imbarco? L’ammontare dell’onere può variare sensibilmente a seconda del Paese di origine, della destinazione finale del viaggio e, in alcuni casi, dalla classe di prenotazione scelta dal viaggiatore.
In linea generale, le tasse sui passeggeri possono indicativamente ammontare a:
- in Italia, a circa 6,50 euro per passeggero imbarcato, relativamente alla quota dell’addizionale comunale. Tuttavia, in alcuni scali strategici è maggiore: a Roma Fiumicino e Ciampino può arrivare a 7,50 euro, mentre per Napoli e Venezia si raggiungono i 9 euro;
- nel resto d’Europa, i modelli sono molteplici. In Paesi come il Belgio o la Germania si applicano tasse passeggeri variabili a seconda della distanza, generalmente più elevate sui voli lunghi;
- le tasse aeroportuali negli Stati Uniti d’America sono legate al finanziamento delle singole infrastrutture, attraverso la Passenger Facility Charge, che può arrivare a un massimo di 4,50 dollari per segmento di volo, con un tetto di 18 dollari per itinerario complessivo. Vi è poi la tassa di sicurezza federale, di circa 5.60 dollari, per i servizi di ispezione doganale e d’immigrazione per i voli internazionali.
Quali sono le tasse sui voli in Italia
Infine, è bene anche analizzare quali siano le principali tasse sui voli, per comprenderne l’impatto sui passeggeri. Esaminando la ricevuta d’acquisto del biglietto aereo, la tariffa del vettore è infatti solo una parte dell’intero costo sostenuto. Il prezzo finale è influenzato da alcuni oneri - identificati con codici standardizzati, stabiliti dall’International Air Transport Association - così suddivisi:
- IT, ovvero i diritti d’imbarco. È il corrispettivo conferito al gestore dell’aeroporto per l’utilizzo dei terminal, delle infrastrutture, del check-in, della gestione dei bagagli e molto altro ancora. Il costo può essere variabile a seconda dell'aeroporto e della tratta;
- HB, il codice relativo all’addizionale comunale sui diritti d'imbarco e alle relative quote ministeriali;
- VT e XT, relativi ai diritti di sicurezza sui passeggeri, bagagli a mano, controlli e altre tasse ambientali o antincendio;
- codici nazionali, ovvero altre tasse governative per le attività di aviazione civile e vigilanza, ad esempio ENAC ed ENAV;
- YR e YQ, cioè gli eventuali supplementi del vettore, ad esempio per proteggersi dalle fluttuazioni del prezzo del petrolio o compensare le commissioni sull’emissione del biglietto.
È bene ricordare che, sebbene i supplementi del vettore non rappresentino una tassa in senso stretto, vengono comunque codificati secondo lo standard dei tributi utilizzato a livello internazionale.








per commentare devi effettuare il login con il tuo account