Una cifra che spiazza: quasi 2.500 grandi patrimoni hanno già scelto l'Italia, portando effetti stimati per 5,3 miliardi tra gettito e ricadute economiche. E la traiettoria promette molto di più, fino a 38,4 miliardi entro il 2040. Al centro c'è un regime fiscale che, dal 2016, ha trasformato il Paese in una calamita per High Net Worth Individuals. Ma chi sono, da dove arrivano e soprattutto dove investono in immobili questi nuovi residenti?
- Flat tax, come funziona il magnete per i grandi patrimoni
- Chi arriva e perché: l'effetto Brexit e la fuga dai non-dom
- Dove si stabiliscono: Milano regina, Roma seconda, poi il fascino del lusso
- Case e cifre in chiaro: quanto pesa davvero sul mattone
- Flat tax e Irpef, quanto entra nelle casse pubbliche
- Chi sono: investitori, imprenditori, finanza privata
Flat tax, come funziona il magnete per i grandi patrimoni
Il quadro di attrazione poggia su una regola semplice e potente. Per gli HNWI che trasferiscono la residenza fiscale in Italia dopo almeno nove anni su dieci all'estero, l'ordinamento prevede una imposta sostitutiva di 300 mila euro l'anno sui redditi di fonte estera. Il pacchetto include l'esonero dagli obblighi di monitoraggio delle attività oltreconfine e dal pagamento delle imposte patrimoniali su immobili e strumenti finanziari detenuti all'estero.
Per il periodo di efficacia del regime, sono esenti da imposta anche successioni e donazioni relative a beni ubicati fuori dall'Italia, mentre resta ordinaria la tassazione su ciò che è nel perimetro nazionale. Un set di regole che semplifica, garantisce certezza e, nei fatti, riduce l'attrito fiscale sui flussi globali di questi contribuenti.
Chi arriva e perché: l'effetto Brexit e la fuga dai non-dom
La fotografia più recente indica quasi 2.500 beneficiari nel 2025, in forte crescita dai 94 del 2017. Quasi quattro su dieci provengono dal Regno Unito, una dinamica coerente con lo shock regolatorio post-Brexit e con la stretta sul regime dei non-domiciled britannico.
Seguono Francia (12,5%), Brasile (8%), Stati Uniti (7,3%) e Svizzera (4,7%). Si osserva quindi un flusso composito: europei ad alta mobilità fiscale, americani e sudamericani con piani di diversificazione, residenti elvetici interessati a un diverso mix tra qualità della vita e fiscalità.
Dove si stabiliscono: Milano regina, Roma seconda, poi il fascino del lusso
Oltre la metà dei nuovi residenti sceglie Milano (52%): la città offre connessioni rapide con la finanza globale, una base imprenditoriale ampia, servizi internazionali, scuole, cultura e un mercato immobiliare più liquido della media.
Roma segue con il 17%, sostenuta da centralità istituzionale, offerta culturale e opportunità di alta gamma. La restante quota si distribuisce in hub di prestigio come Firenze, Venezia e il Lago di Como, dove contano storia, paesaggio e posizionamento del real estate di lusso.
Case e cifre in chiaro: quanto pesa davvero sul mattone
Il segnale sul mercato immobiliare è tangibile e misurabile. Il 44,7% dei neo-residenti ha acquistato almeno un immobile in Italia negli anni osservati, con un prezzo medio intorno a 3,8 milioni di euro. Tra il 2017 e il 2025 questo si traduce in 4,1 miliardi di investimenti in acquisti, a cui si sommano circa 90 milioni di gettito sulle compravendite.
In parallelo, l'erario incassa ogni anno tra 4 e 9 milioni di IMU da questa platea e, sulle ristrutturazioni, circa 100 milioni di IVA complessiva. Il risultato è un flusso stabile di risorse che si irradia anche lungo la filiera: cantieri, arredi, servizi professionali, manutenzioni.
Il conto al 2040: acquisti per 16,8 miliardi e gettito in scia
Guardando avanti, le stime indicano un'accelerazione. Entro il 2040 il valore delle compravendite effettuate da questi contribuenti potrebbe toccare 16,8 miliardi, con 616 milioni di imposte di transazione.
L'IMU cumulata oscillerebbe tra 150 e 338 milioni, mentre l'IVA sulle ristrutturazioni arriverebbe fino a 422 milioni.
Flat tax e Irpef, quanto entra nelle casse pubbliche
Accanto agli acquisti immobiliari c'è la componente più diretta: l'imposta sostitutiva sui redditi esteri. Dal 2017 al 2025 il gettito cumulato è stimato in 771 milioni, di cui 238 milioni nel solo 2025. E non finisce qui. Circa un terzo dei nuovi residenti (33,8%) dichiara anche redditi prodotti in Italia, soggetti a Irpef ordinaria: il gettito legato a questa voce è passato da 225 milioni nel periodo iniziale a oltre 36 milioni nel 2025 e potrebbe raggiungere 3,8 miliardi entro il 2040.
Sommando imposte sostitutive, Irpef, tributi sulle compravendite, IMU e IVA su lavori, la proiezione porta le ricadute complessive da 5,3 miliardi nel 2025 a 38,4 miliardi a metà del prossimo decennio.
Chi sono: investitori, imprenditori, finanza privata
Il profilo professionale dei neo-residenti aiuta a capire quali capitali e competenze entrano nell'ecosistema italiano. Circa il 35% si definisce investitore privato. Oltre un quinto è composto da imprenditori operativi, spesso con reti internazionali. Poco meno del 15% proviene dal venture capital e dal private equity, mentre circa l'8% è attivo nella gestione di fondi.
Gli sportivi professionisti rappresentano meno del 5%. Un mix che genera domanda di servizi avanzati, consulenza, gestione patrimoniale, ma anche spinta a iniziative imprenditoriali e partecipazioni in startup e PMI.
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