Affrontare le pratiche burocratiche relative al trasferimento del patrimonio di un parente mancato rappresenta sempre un passaggio complesso. Se un erede muore prima della dichiarazione di successione, la sua quota non si perde, ma occorre distinguere in base al momento del decesso. Se è morto prima del de cuius, si verifica una premorienza e, quando ne ricorrono i presupposti, subentrano i suoi discendenti per rappresentazione. Se invece muore dopo l’apertura della successione ma prima di averla accettata, il diritto di accettazione si trasmette ai suoi eredi, testamentari o legittimi, secondo l’articolo 479 del Codice Civile.
- Cos’è la dichiarazione di successione
- Chi deve presentare la dichiarazione di successione
- Quanto tempo c’è per fare la successione dopo un decesso
- Cosa succede se uno degli eredi muore prima della successione
- Come fare se l’erede muore prima di accettare l’eredità
- Cosa accade in caso di successione con erede deceduto
Cos’è la dichiarazione di successione
Innanzitutto, è utile ricordare cosa si intenda per dichiarazione di successione. Regolata dal Testo Unico sulle Successioni, ovvero il D.Lgs. 346/1990, si tratta di un adempimento fiscale formale con cui si comunica all’Agenzia delle Entrate la composizione esatta del patrimonio lasciato dal defunto, bilanciando gli elementi attivi - immobili, conti correnti, investimenti finanziari - e passivi, quali debiti del defunto o spese funerarie.
La funzione principale della dichiarazione di successione non è quella di trasferire la proprietà dei beni, bensì di comunicare all’Agenzia delle Entrate le informazioni necessarie, affinché possano essere determinate le imposte eventualmente dovute e aggiornate le banche dati pubbliche. La successione si apre al momento della morte, ai sensi dell’articolo 456 del Codice Civile, mentre l’eredità viene acquistata con l’accettazione, secondo quanto previsto dall’articolo 459.
In concreto, oltre al calcolo degli oneri tributari, questo adempimento serve anche a:
- specificare la natura del passaggio patrimoniale, tra successione testamentaria - ovvero, regolata dalle disposizioni scritte del defunto - e successione legittima, prevista dalla legge secondo un preciso ordine di chiamati, tra cui il coniuge e alcuni parenti del defunto;
- consentire, in presenza di immobili, l’esecuzione delle volture catastali per l’aggiornamento degli intestatari nelle banche dati;
- permettere agli istituti di credito, tramite l’attestazione della stessa dichiarazione, di sbloccare conti correnti e altri prodotti finanziari appartenuti al defunto.
Chi deve presentare la dichiarazione di successione
È sempre il D.Lgs. 346/1990 a specificare, all’articolo 28, quali siano i soggetti obbligati a farsi carico del dovere informativo rappresentato dalla dichiarazione di successione. In linea generale, dovranno procedere alla presentazione:
- i chiamati all’eredità, anche se non hanno ancora formalizzato l’accettazione, salvo i casi di esonero previsti dalla legge, tra cui la rinuncia all’eredità nei termini e con le modalità previste;
- i beneficiari del legato, che acquisiscono automaticamente la titolarità di un bene specifico, senza bisogno di un’accettazione formale;
- le eventuali figure previste dalla legge, quali gli amministratori dell’eredità, i curatori dell’eredità giacente e gli esecutori testamentari.
Al fine di evitare sovrapposizioni e inutili aggravi burocratici, sempre l’articolo 28 prevede un principio di solidarietà: la dichiarazione validamente trasmessa da uno solo degli obbligati esonera automaticamente tutti gli altri. In altre parole, non è necessario che ogni erede proceda autonomamente.
Quanto tempo c’è per fare la successione dopo un decesso
La legge fissa scadenze rigorose per la comunicazione al Fisco del patrimonio del defunto, al fine di ridurre il rischio di elusione fiscale e garantire il corretto aggiornamento dei registri. Ai sensi dell’articolo 31 del D.Lgs. 346/1990, il termine ordinario per l’invio della dichiarazione:
- è di 12 mesi dalla data di apertura della successione;
- conteggiato effettivamente dal momento della morte, in base all’articolo 456 del Codice Civile.
A questo scopo, per gli obbligati è utile sapere che:
- se la documentazione viene inviata tempestivamente, l’iter richiede il versamento contestuale all'invio dell'imposta ipotecaria, catastale e dei bolli, mentre l'imposta di successione va ora autoliquidata e versata entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione;
- se si superano i 12 mesi consentiti, si può sfruttare il ravvedimento operoso, in base al D.Lgs. 472/1997, per regolare la propria posizione con sanzioni ridotte.
Inoltre, in caso di scomparsa di uno degli obbligati – ad esempio, in termini divulgativi, come quella di un erede premorto alla moglie – i termini per la dichiarazione relativa alla prima successione restano calcolati dalla data di apertura di quella successione.
Diverso è invece il termine per esercitare il diritto di accettare o rifiutare l’eredità, che si prescrive in 10 anni, in base all’articolo 480 del Codice Civile.
Cosa succede se uno degli eredi muore prima della successione
Può capitare che un avente diritto venga a mancare prima che l’intero iter successorio sia concluso. In questi casi, le conseguenze sulla quota ereditaria dipendono dalle circostanze del decesso e dalla posizione che il soggetto aveva assunto nella successione. In particolare, occorre distinguere tra le diverse ipotesi previste dalla legge.
Entrando maggiormente nel dettaglio, in presenza di un erede defunto prima della successione, possono subentrare:
- i discendenti del defunto, se ricorrono i presupposti della rappresentazione dell’erede premorto, ai sensi dell’articolo 467 del Codice Civile. Tale meccanismo opera quando il rappresentato era figlio oppure fratello o sorella del defunto;
- gli eredi legittimi, laddove non si possa applicare la rappresentazione, secondo le ordinarie direttrici della successione legittima;
- gli eredi testamentari, in caso ci si trovi a gestire un testamento con erede deceduto, con l’assegnazione del patrimonio ai soggetti alternativi, se indicati nel testamento stesso.
In mancanza di rappresentazione o di specifiche disposizioni testamentarie, occorre verificare se ricorrano i presupposti per l’accrescimento tra coeredi testamentari, disciplinato dall’articolo 674 del Codice Civile. In caso contrario, la quota viene devoluta secondo le altre regole previste dalla legge.
Una situazione diversa è invece rappresentata dall’erede testamentario deceduto prima del testatore, ovvero quando la persona designata come erede viene a mancare prima di chi ha redatto il testamento. In questo caso, in assenza di una clausola di sostituzione che indichi eredi alternativi, occorre verificare se possa operare la rappresentazione: se il soggetto premorto era figlio o fratello del testatore, i suoi discendenti possono subentrargli nei casi previsti dalla legge.
Come fare se l’erede muore prima di accettare l’eredità
Poiché la disciplina è molto complessa, è utile entrare ulteriormente nel dettaglio di una casistica particolare: quella del decesso dell’erede avvenuto dopo l’apertura della successione, ma prima di aver formalmente o tacitamente accettato il lascito a lui destinato.
In base all’articolo 479 del Codice Civile, il diritto di accettazione non va perduto ma si trasferisce nel patrimonio personale dell’erede defunto, trasmettendosi ai suoi eredi. A differenza della rappresentazione, che opera nei casi espressamente previsti dalla legge, questa trasmissione può operare a favore di qualsiasi erede del chiamato. Di conseguenza:
- chi subentra deve prima accettare l’eredità del secondo per poter esercitare il diritto di accettazione del patrimonio del primo defunto, pur restando distinte le due scelte;
- in presenza di un erede premorto senza figli e senza coniuge, il diritto di accettazione passerà agli ascendenti - ovvero ai genitori - o ai fratelli;
- il diritto di accettazione deve essere esercitato entro il termine ordinario di 10 anni previsto dall’articolo 480 del Codice Civile, che decorre dalla data di apertura della successione del primo defunto e non si azzera con la morte del chiamato.
Cosa accade in caso di successione con erede deceduto
Sul piano strettamente fiscale, vi possono essere infine complicazioni ulteriori per compilare la dichiarazione di successione con un erede deceduto. L’Agenzia delle Entrate prevede infatti regole differenziate, a seconda che il defunto avesse consolidato - o meno - l’acquisizione del patrimonio. Di conseguenza, cosa accade in questi casi?
In linea generale, è necessario sapere che:
- nel caso di un erede deceduto dopo la successione, più precisamente di un chiamato che abbia già accettato l'eredità del primo defunto e sia morto successivamente, si verificano due situazioni distinte. Occorre pertanto presentare una dichiarazione di successione per ciascun decesso e assolvere, secondo le regole previste, alle relative imposte;
- nel caso in cui il chiamato muoia dopo l'apertura della prima successione, ma prima di averla accettata, il diritto di accettazione si trasmette ai suoi eredi ai sensi dell'articolo 479 del Codice Civile. Anche in questo caso devono essere gestite separatamente le successioni relative ai due decessi e devono essere assolti i relativi obblighi fiscali.
È infine utile ricordare che, ai sensi dell’articolo 31 del Testo Unico delle Successioni, il termine dei 12 mesi per ciascuna dichiarazione decorre dalla rispettiva data di apertura della successione.








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