La dichiarazione di successione è necessaria per testimoniare il trasferimento dei beni e calcolare le relative imposte.
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Dichiarazione di successione
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Al fine di garantire il massimo ordine e la più elevata trasparenza fiscale possibile, il trasferimento dei beni appartenuti a una persona scomparsa è soggetto a precisi adempimenti di legge. La dichiarazione di successione rappresenta infatti un obbligo tributario essenziale, affinché l’Agenzia delle Entrate possa testimoniare l’effettivo passaggio del patrimonio del defunto.

A questo scopo, i destinatari dell’eredità, come i familiari o i beneficiari designati, sono chiamati a riportare tutto l’attivo ereditario - come immobili o conti correnti - e gli eventuali debiti entro dodici mesi dal trapasso, per via telematica. Ma come funziona, e come si effettua, la dichiarazione di successione?

Cos’è la dichiarazione di successione

Innanzitutto, è bene ricordare cosa si intenda per dichiarazione di successione. In linea generale, si tratta di un documento essenziale nel contesto ereditario, finalizzato a registrare in modo formale il trasferimento di beni e diritti, da un individuo scomparso ai suoi successori.

Disciplinato principalmente dal D.Lgs. 346/1990, ovvero dal Testo Unico sulle Imposte di Successione, lo scopo principale della dichiarazione non è solo quello di testimoniare il passaggio della proprietà sui beni, ma anche di garantire il corretto computo delle relative tasse e, fatto non meno importante, facilitare le operazioni di aggiornamento dei pubblici registri.

Di norma, il documento comprende una valutazione complessiva del patrimonio netto appartenuto al defunto, tramite sia l’analisi delle risorse attive - conti correnti, immobili, investimenti finanziari e via dicendo - che di quelle passive, come debiti o costi, ad esempio quelli relativi al funerale.

Successione e testamento
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In questo contesto, è però bene distinguere tra due tipologie diverse di eredità:

  • la successione testamentaria, in base all’eventuale testamento lasciato dal defunto, all’interno del quale possono essere elencati i beni di sua proprietà e i loro destinatari;
  • la successione legittima, ovvero la quota di eredità che spetta di diritto ai parenti in linea retta - il coniuge, i figli o i parenti fino al sesto grado - indipendentemente sia presente un testamento.

La presentazione è indispensabile se il defunto lascia un immobile, se il patrimonio supera i 100.000 euro o, ancora, in presenza di eredi diversi da coniuge e parenti in linea retta. In caso contrario, la dichiarazione di successione non è obbligatoria.

Dichiarazione di successione: con o senza immobili?

È tuttavia utile introdurre un’ulteriore distinzione, quella tra dichiarazione di successione con o senza immobili, poiché influisce anche notevolmente sulle procedure testamentarie. Infatti, quando l’eredità comprende fabbricati o specifici diritti sui terreni, è indispensabile che vengano inclusi in successione i dettagli catastali precisi, affinché possano essere attivati dei meccanismi automatici per il trasferimento delle relative titolarità.

In genere, quando sono presenti immobili, la procedura è più complessa. Si deve infatti procedere congiuntamente alla dichiarazione di successione e alla domanda di volture catastali: in questo modo, oltre ad assicurare che i pubblici registri vengano correttamente aggiornati, possono essere applicati i tributi specifici per le relative proprietà immobiliari.

Come si fa la dichiarazione di successione

Compresa la natura della dichiarazione di successione, è utile chiedersi quali siano le modalità per la sua compilazione e la sua presentazione, in conformità con le normative vigenti. È infatti necessario procedere con il massimo dell’attenzione, per minimizzare il rischio di contestazioni future.

Chi ha l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione

In primo luogo, è indispensabile soffermarsi su chi debba presentare la dichiarazione di successione. A definirlo è l’articolo 28 del già citato D.Lgs. 346/1990, nell’identificare i principali soggetti obbligati:

  • gli eredi, ovvero coloro che hanno accettato l’eredità - sia espressamente che tacitamente - e che entrano nella disponibilità dei beni, sia nella loro totalità o in quota;
  • legatari, ovvero coloro che beneficiano di uno o più beni specificati nel testamento;
  • rappresentanti legali di eredi e legatari, come ad esempio tutori, genitori, amministratori di sostegno che agiscono per conto di minori o incapaci;
  • gli amministratori dell’eredità, previsti quando l’eredità è sottoposta a condizioni sospensive;
  • curatori dell’eredità giacente, che gestiscono temporaneamente il patrimonio del defunto su nomina del tribunale, quando gli eredi non hanno ancora accettato i beni;
  • gli esecutori testamentari, ovvero chi viene designato dal defunto per realizzare le sue volontà;
  • altri soggetti, come chi è immesso nel possesso temporaneo dei beni dell’assente o, ancora, chi gestisce i beni conferiti a un trust istituito con il testamento.

Come spiegato in precedenza, la presentazione non è obbligatoria se il patrimonio non supera i 100.000 euro o, ancora, non sono inclusi immobili. Ma chi fa la dichiarazione di successione, quando sono presenti più soggetti obbligati? Di norma, è sufficiente una singola presentazione. Tuttavia, per quanto valga per tutti, la dichiarazione di successione presentata da un solo erede richiede un preventivo accordo interno sulla ripartizione e, naturalmente, la firma degli altri beneficiari.

Si può fare la dichiarazione di successione da soli?

Elencati i principali soggetti obbligati, è più che lecito domandarsi come si debba materialmente procedere alla dichiarazione. Ad esempio, la documentazione può essere compilata in autonomia?

Documenti per la successione
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In teoria, non vi sono vincoli che impediscano di gestire autonomamente la presentazione, raccogliendo tutta la documentazione necessaria e utilizzando gli strumenti messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, come le versioni precompilate, per la dichiarazione di successione online. Tuttavia, poiché l’intero processo può essere molto complesso, e si rischiano anche sanzioni importanti in caso di irregolarità, è bene valutare la possibilità di affidarsi a un professionista.

Ma a chi rivolgersi per la successione? Per un supporto professionale, vi sono diverse opzioni da valutare: i notai, i CAF, gli avvocati e i commercialisti rappresentano tutti soggetti più che qualificati per rispondere a ogni esigenza.

I documenti e la procedura da seguire

Ancora, è bene verificare quali siano i passaggi necessari, in accordo alle istruzioni per la dichiarazione di successione fornite dall’Agenzia delle Entrate. Il processo parte con la raccolta di tutti i documenti e dei materiali necessari, in particolare:

  • documenti anagrafici e di decesso, compresi i documenti d’identità del defunto e di tutti i beneficiari, il certificato o l’estratto di morte della persona scomparsa e i certificati di nascita, matrimonio o stato civile, sia del defunto che dei beneficiari;
  • documenti patrimoniali e finanziari, come gli estratti conto o bancari del defunto, eventuali investimenti, certificazioni di titoli, azioni, obbligazioni o polizze assicurative, documenti catastali di immobili e terreni, nonché gli elenchi di veicoli o altri beni mobili intestati alla persona scomparsa;
  • documenti testamentari e legali, come la copia del testamento se presente, l’atto di notorietà o di rinuncia all’eredità per gli eredi che la declinano, dichiarazioni di autotassazione per donazioni pregresse;
  • altri documenti opzionali, come la ricevuta per le spese funebre del defunto, perizie giurate per beni complessi e via dicendo.

Raccolta tutta la documentazione, si procede alla compilazione. Di norma, è sufficiente avvalersi dei nuovi software dell’Agenzia delle Entrate, che includono l’apposito modello per la dichiarazione di successione. È utile ricordare che, attraverso il servizio “Successione Web”, è possibile accedere alla documentazione precompilata, in base alle informazioni già a disposizione dell’Agenzia, che gli eredi possono integrare autonomamente. Di norma:

  • nel frontespizio vanno inseriti i dati anagrafici del defunto e dei dichiaranti;
  • nel quadro EA gli eredi e i legatari;
  • nei quadri EB/EC/EL/EM i beni immobili e i terreni,
  • nel quadro EE il riepilogo dei cespiti;
  • nel quadro EF la liquidazione delle imposte;
  • nel quadro EG i documenti allegati;
  • nel quadro EI le dichiarazioni per le volture.

Verificati i dati precompilati, e aggiunte eventuali informazioni mancanti, il processo si conclude con la trasmissione della dichiarazione di successione online. A questo punto, la documentazione viene firmata digitalmente e si riceve tramite PEC, o sul Cassetto Fiscale, un protocollo di ricezione.

Tuttavia, se dovessero emergere omissioni oppure errori dopo l’invio, è possibile presentare una dichiarazione di successione integrativa, barrando la casella “integrativa” sul modello precedentemente descritto e allegando i dati corretti o mancanti. Se presentata entro i termini di accertamento, l’integrazione consente di avvalersi del ravvedimento operoso, con sanzioni ridotte, purché non siano già iniziate le attività di controllo.

Calcolo della successione
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Infine, è utile sapere come recuperare una dichiarazione di successione già presentata: gli interessati possono consultare il Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate e scaricare tutto il materiale dalla sezione “Dichiarazioni”. In alternativa, si può chiedere una copia conforme via PEC all’ufficio territoriale competente, allegando il documento d’identità o l’atto di notorietà. Questa modalità può essere soggetta a costi variabili, in base al numero di pagine e alla complessità dei materiali.

Quanto si paga per la dichiarazione di successione

Trasmessa tutta la documentazione, si procede con l’autoliquidazione delle imposte, calcolate dal dichiarante sul valore netto dell’eredità. Queste devono essere versate entro 90 giorni dal termine di presentazione o, in caso di avviso di liquidazione, entro 60 giorni dalla notifica. 

Per importi superiori a 1.000 euro, è possibile la rateizzazione, con acconto minimo del 20% e 8-12 rate trimestrali. Ma quanto si paga per la successione? I costi della dichiarazione di successione sono variabili, a seconda delle tasse applicabili e di eventuali oneri accessori. Si parte con l’imposta di successione, pari:

  • al 4% per i coniugi e i parenti in linea retta, come i figli e i genitori, con un franchigia di 1 milione di euro per ciascun beneficiario;
  • il 6% per fratelli o sorelle, con una franchigia di 100.000 euro, e altri parenti fino al quarto grado, nonché affini in linea retta e collaterali fino al terzo grado;
  • l’8% per tutti gli altri soggetti, senza franchigia.

Dal primo gennaio 2025, l’imposta di successione viene autoliquidata dal contribuente con un calcolo automatico tramite il software dell’Agenzia delle Entrate, generando un riepilogo per ogni erede e un F24 precompilato.

Bisogna poi considerare le imposte ipotecarie e catastali. Per gli eredi che possono avvalersi dei benefici per la prima casa, entrambe le imposte hanno importo fisso, pari a 200 euro ciascuna. Per gli altri casi:

  • il 2% del valore catastale degli immobili per l’imposta ipotecaria, con un minimo di 200 euro;
  • l’1% del valore catastale degli immobili per l’imposta catastale, sempre con un minimo di 200 euro.

Dopodiché, si dovranno sostenere gli eventuali oneri accessori, come l’imposta di bollo, pari a 16 euro ogni 4 pagine o 100 righe, e diritti di copia e visure variabili. Infine, se ci si affida a un professionista, si dovranno corrispondere tariffe variabili, a seconda della complessità della dichiarazione, in genere dalle 150 alle 2.000 euro, soprattutto in presenza di volture o atti aggiuntivi.

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