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Pir estesi al settore immobiliare: aspetti positivi e criticità

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Autore: Luigi Dell'Olio (collaboratore di idealista news)

L’estensione dei Pir all’immobiliare fa crescere l’appeal per gli investimenti nel settore, anche se non manca qualche analisi critica. Proviamo a capirne di più partendo dai fatti.

Investire senza tasse

I Piani individuali di risparmio sono un istituto introdotto nella normativa italiana, in linea con simili esperienze di successo in altri Paesi europei, all’inizio del 2017. Preso atto che molte piccole e medie imprese faticano ad accedere ai finanziamenti bancari, il legislatore ha previsto un regime incentivante per gli investimenti che dedicano almeno il 21% del portafoglio a titoli quotati di aziende italiane non presenti nel Ftse Mib, cioè l’indice di Piazza Affari riservato ai primi 40 titoli per capitalizzazione. Chi investe nei Pir e mantiene l’investimento per almeno 5 anni non pagherà le imposte sugli eventuali guadagni, che nel regime ordinario ammontano al 26%. Cioè se acquisto un titolo a 30 euro e lo rivendo a 40, il prelievo fiscale (che nel caso dei Pir non viene applicato) è di 2,6 euro.

Il successo è stato immediato: il governo aveva indicato un obiettivo di raccolta per il primo anno di 1,8 miliardi di euro, mentre le prime stime parlano di oltre 10 miliardi.

La novità normativa

Su pressing delle società che si occupano di immobiliare, la Legge di Bilancio 2018 ha esteso i benefici dei Pir anche al real estate, che fino a questo momento era rimasto escluso. Immediato il beneficio sui pochi titoli quotati a Piazza Affari (Aedes, Beni Stabili, Coima, Igd e Risanamento), che già quando si è iniziata a prospettare la misura hanno registrato un balzo dei rispettivi valori. Dunque la nuova liquidità in arrivo sostiene il settore e a questo punto si attende una spinta anche sul secondo versante, vale a dire nuove quotazioni a Piazza Affari da parte delle aziende che si occupano di real estate.

Le reazioni del mercato

Secondo Giampiero Schiavo, presidente del Comitato Immobiliare di Assogestioni, l’estensione della normativa Pir è benvenuta, “come tutto ciò che va nella direzione di allargarsi a un comparto che nella prima versione dei Pir era stato escluso”. Secondo l’esperto, “i maggiori vantaggi potrebbero arrivare per l’industria quotata in Borsa, che tuttavia in Italia è molto esigua”. Dunque, nuovi arrivi sono altamente probabili, visto che la domanda d’investimento è destinata a crescere. In questa direzione va anche un’altra misura inserita nell’ultima Legge di Bilancio, la deducibilità nella misura del 50% e fino a un massimo di 500mila euro per i costi di consulenza legati alla quotazione.

A fronte della generale approvazione per l’estensione registrata dagli operatori del settore, va segnalata la voce fuori dal coro dell’economista Salvatore Bragantini, “La casa è già il maggior investimento delle nostre famiglie: qui avremmo sì investimenti gestiti da professionisti, ma i gestori si papperebbero una bella fetta dell’agevolazione, e la prova che molti di loro han dato fin qui non li ha ricoperti di gloria”, ha spiegato in un editoriale del Corriere della Sera. Un parere autorevole, anche se sostanzialmente isolato.