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Investimenti immobiliari, dopo il Covid ecco gli asset vincenti

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Autore: Redazione

Il coronavirus ha colpito alcuni settori immobiliari mentre altri si sono mostrati sorprendentemente resilienti. Quali saranno quindi gli asset vincenti dopo il Covid? Il punto degli esperti di Neuberger Berman.

“Ad eccezione dei punti vendita di generi alimentari, - si legge nella nota a cura di Brian Jones, Anton Kwang, Steve Shigekawa e Gillian Tiltman, - è da circa due mesi che i centri commerciali sono deserti. Le strutture alberghiere e ricettive, nonché quelle dedicate al tempo libero, sono chiuse, in attesa di una ripresa dei convegni e dei flussi vacanzieri. Gli uffici sono perlopiù vuoti perché i dipendenti lavorano da remoto. Le strutture sanitarie, in particolare le case di riposo e le residenze sanitarie assistenziali, hanno subito un duro colpo con il coronavirus, data l’età avanzata e le condizioni di salute già precarie di molti ospiti. Inoltre, le significative restrizioni imposte agli interventi di chirurgia elettiva hanno inciso sulla redditività degli ospedali e degli ambulatori.
Tuttavia ci sono alcuni trend che potrebbero risultare positivi per il real estate a lungo termine.

  1. Tassi di interesse bassi. Quando si prevedono tassi d’interesse bassi, i REIT (Real Estate Investment Trust) ricevono spesso un impulso positivo e con l’epidemia di coronavirus è assai probabile che i tassi rimangano bassi ancora per molto tempo. Ciò potrebbe sostenere il valore degli asset, consentire alle società immobiliari di concludere operazioni di rifinanziamento a condizioni più convenienti e attirare investitori in cerca di rendimento.
  2. Maggiore interconnessione. Più siamo connessi, più il nostro modo di vivere cambia. Ci affidiamo in misura sempre maggiore ai nostri dispositivi mobili e non solo per cercare informazioni o intrattenimento, ma anche per sfruttare l’“Internet of Things” e creare una rete totalmente integrata tra le nostre abitazioni, gli stabilimenti e le filiere produttive. 
  3. Tutto questo sta già generando una notevole domanda di stazioni radio per il 5G, un sottosettore in crescita nell’universo dei REIT. L’epidemia di COVID-19 ci ha indotto a fare ancor più affidamento sui nostri dispositivi mobili. La stessa diffusione del virus verrà contrastata da app di tracciamento installate sugli smartphone. E le filiere produttive automatizzate saranno molto più resilienti di fronte a un’eventuale pandemia futura rispetto all’attuale struttura “manuale”.
  4. La spinta dello smart working e gli spazi per le riunioni. La virtualizzazione sempre più diffusa di uffici e sale riunioni sta modificando il nostro approccio al lavoro. Un simile sviluppo comporta un massiccio spostamento di dati sul cloud e questo, a sua volta, sta causando una proliferazione ben poco virtuale di strutture adatte a ospitare giganteschi centri dati. La gente tornerà a utilizzare gli uffici tradizionali, ma sono in molti a prevedere che lo smart working rappresenterà una delle ripercussioni più durature di questa pandemia da coronavirus. E ciò imprimerà un’ulteriore accelerazione alla già veloce crescita dei centri dati nel segmento dei REIT.
  5. La gestione dei dati. Le infrastrutture di telecomunicazione e gestione dati, che vent’anni fa erano praticamente inesistenti tra le società quotate. Oggi, ad esempio nell’indice FTSE NAREIT All Equity REITs,  se sommate, ne costituiscono oltre il 30%.
  6. Lo shopping on line. Le misure di lockdown hanno ampliato il numero di consumatori coinvolti e le categorie di merci acquistate. Nelle prime settimane della crisi, i venditori di generi alimentari online sono stati sommersi di richieste e molti negozianti, che in precedenza non commerciavano in rete, si sono affrettati ad aprire anche questo canale di vendita. Difficilmente una simile tendenza scomparirà quando le restrizioni verranno revocate. Il commercio online viene spesso considerato una minaccia allo stato puro per l’immobiliare commerciale. E in effetti ha un forte impatto sui centri commerciali. Allo stesso tempo, però, sta generando una nuova ed enorme domanda di magazzini e centri di distribuzione last-mile e modificando le modalità di utilizzo dei centri commerciali di qualità superiore. Si stima che la quantità di immobili richiesta dall’e-commerce sia tre volte quella necessaria per i cosiddetti “negozi fisici”.

In conclusione, gli immobili tecnologici e quelli destinati all’e-commerce hanno dimostrato nelle ultime settimane di possedere una certa resilienza dovuta alla validità dei temi growth di lungo termine che si stanno indubbiamente imponendo con velocità sempre maggiore.
I segmenti dell’immobiliare che oggi si stanno dimostrando robusti possono quindi dare un’idea di chi domani emergerà vincitore.