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Decreto dignità, cosa cambia per i contratti a tempo determinato

Autore: Redazione

Tra le principali novità apportate dal Decreto dignità ci sono quelle che riguardano i contratti a tempo determinato. Ma vediamo nel dettaglio cosa cambia.

Con l’entrata in vigore del Decreto si stabilisce che un contratto di lavoro a tempo determinato "a-causale", possa essere stipulato solo ed esclusivamente per un periodo non superiore ai 12 mesi (ben 24 in meno rispetto ai 36 previsti dal Jobs Act). Il contratto può “sforare” i 12 mesi solo in questi casi:

  • Esigenze temporanee ed oggettive, estranee all'ordinaria attività
  • Ragioni sostitutive
  • Esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria

Ma, soprattutto quest’ultimo punto, potrebbe aprire a eventuali contenzioni. Non è chiaro se gli incrementi temporanei, significativi e non programmabili, debbano sussistere tutti insieme, o se basterà solo una delle tre condizioni per stipulare un contratto a tempo determinato oltre i 12 mesi.

Un rapporto di lavoro a tempo determinato può essere liberamente prorogato solo nel periodo massimo dei 12 mesi, in caso contrario la proroga dovrà essere sostenuta da una delle ragioni previste dal comma 1 dell'art. 19.  Il numero massimo delle proroghe passa da 5 a 4 nell'arco dei 24 mesi, e quindi il contratto a tempo determinato si considererà a tempo indeterminato a partire dalla data di concorrenza della quinta proroga (non più la sesta).

Il contributo dell'1,4 %, che grava oggi sull'imponibile contributivo di tutti i contratti a tempo determinato, viene incrementato dello 0,5% per ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione. Ampliati anche i termini di impugnazione del contratto a tempo determinato, che passano da 120 a 180 giorni dalla cessazione del singolo contratto.