Quanto rendono in Italia i fondi pensione

Dal 1 luglio automatica l'adesione ai fondi aziendali se non si esprime una diversa preferenza entro 60 giorni
Coppia di anziani firma documenti
Canva

Dal 1 luglio l'adesione ad un fondo pensione di riferimento diventa automatica per i nuovi assunti in azienda, nel caso non esprimano una preferenza diversa (come lasciare i fondi del Tfr in azienda) entro 60 giorni. Ma la domanda, a cui un'analisi del Corriere della Sera cerca di rispondere, è: questi fondi rendono abbastanza da giustificare la scelta?

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I dati sui rendimenti medi del periodo 2016-2025 offrono una risposta articolata, e non sempre confortante. Tra i fondi negoziali — quelli di categoria, gestiti pariteticamente da sindacati e associazioni datoriali — la linea azionaria ha reso in media il 4,8%, quella bilanciata il 2,7%, quella obbligazionaria mista il 2,6%, mentre le linee più conservative si sono fermate a 0,7% e 0,5%. I fondi aperti, offerti da banche e assicurazioni, mostrano un profilo simile: il 5,1% sull'azionario è il risultato più alto in assoluto, ma le linee obbligazionarie e garantite scendono rispettivamente a 0,8%, 0,6% e appena 0,1%. I Pip, i piani individuali pensionistici delle compagnie assicurative, replicano lo stesso schema: 5,1% sull'azionario, 1,9% e 1,5% sulle linee più prudenti.

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Il termine di paragone più onesto per valutare questi numeri è la rivalutazione del TFR, che nello stesso decennio ha reso mediamente il 2,5% annuo. È un rendimento garantito per legge, senza rischi di mercato e senza costi di gestione. Ebbene, chi ha scelto le linee più conservative dei fondi pensione — le garantite e le obbligazionarie pure — ha spesso ottenuto meno, o appena di più, di chi ha semplicemente lasciato il TFR in azienda senza fare nulla.

Il quadro che emerge è quindi duplice. Da un lato, chi accetta il rischio azionario e ha un orizzonte temporale lungo viene premiato: i rendimenti sopra il 5% sui comparti azionari sono risultati significativamente superiori all'inflazione e alla rivalutazione del TFR. Dall'altro, chi cerca sicurezza e sceglie linee garantite o obbligazionarie rischia di pagare costi di gestione per ottenere un risultato che il TFR avrebbe comunque garantito, o addirittura superato.

Con le nuove regole che spingono verso comparti più dinamici e coerenti con l'orizzonte di vita del lavoratore, il sistema sembra voler correggere almeno in parte questa distorsione. Ma la consapevolezza di dove finiscono i propri soldi, e quanto rendono davvero, resta ancora una responsabilità in larga parte individuale.

 

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