Una delle conseguenze più complicate da risolvere della bolla immobiliare è l'eccesso di indebitamento sulla casa che blocca l'economia. Ma non tutte le banche sono uguali: in islanda, infatti, gli istituti di credito hanno deciso di rinunciare alla restituzione di una parte del mutuo. In questo modo un quarto dei cittadini islandesi si è visto cancellare una buona dose di debiti
Il 13% del pil. È quanto finora le banche hanno deciso di non pretendere dalle famiglie indebitate. Anche i cittadini possono infatti fallire e, se per pagare il mutuo si bloccano i consumi, l'economia generale ne risente, producendo una spirale di disoccupazione e crisi perpetua
Il governo islandese, preoccupato per gli effetti di questo circolo vizioso, ha quindi raggiunto un accordo con le banche. Tale accordo rappresenta, secondo lars christensen, economista del denske bank, un record mondiale di riduzione del debito domestico
In islanda è particolarmente diffuso, come del resto negli usa, ma anche in spagna o irlanda, il fenome noto come negative equity. Stiamo parlando di un meccanismo a causa del quale un immobile, dopo poco tempo, vale meno del mutuo che si sta pagando per comprarlo. In caso di vendita, per necessità o scelta, ci si ritrova senza casa ma con i debiti. E siccome da una situazione del genere non ne trae beneficio nessuno (tranne pochi speculatori), tanto vale darci un taglio
Ricordiamo che l'islanda nel 2008 è stato il primo caso di paese entrato in fallimento tecnico. Da allora il governo e i cittadini hanno preso delle decisioni molto forti sulla non restitutzione del debito alle banche straniere. Inoltre, con la forte svalutazione della moneta nazionale, tutti i mutui contratti in valuta estera, in euro per esempio, avevano raggiunto costi esorbitanti. Questo tipo di mutuo, in valuta estera, è stato dichiarato illegale nel 2010 e le famiglie non dovranno ripagarlo
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1 Commenti:
Ecco un'esempio di necessità fatto intelligenza finanziaria, quando da noi?
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