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Euribor negativo? Arriva la contromossa delle banche

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Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Già da qualche mese, l'Euribor a un mese - a cui sono agganciati molti mutui a tasso variabile stipulati nel nostro paese - è sceso sotto zero. Un evento che ha spiazzato le banche e le ha spinte alla contromossa. Alcuni istituti di credito, infatti, si stanno attrezzando inserendo nei contratti delle clausole che impediscono che il tasso applicato ai prestiti sia inferiore allo spread.

La Banca Centrale Europea lascia da tempo il tasso di riferimento allo 0,05 per cento, mentre quello sui depositi delle banche custoditi presso l'Eurotower ha già il segno meno davanti (-0,02%). Stabilmente in terreno negativo è anche l'Euribor a un mese, valore di riferimento per tante proposte degli istituti di credito a chi vuole comprare casa.

Rispetto a quel valore, naturalmente, viene sempre applicato uno spread, più elevato dei pochi decimali di punto in negativo finora registrati sul Benchmark, quindi il profitto (pur contenuto) sulle operazioni di mutuo non è al momento a rischio.

Ma le banche hanno cominciato a porsi il problema, aggiornando la loro modulistica e le clausole in essa contenute. Ai suoi mutui a tasso variabile, ad esempio, Deutsche Bank ha aggiunto questa postilla: "a prescindere dalla quotazione del tasso euribor a 3 mesi, ai fini del calcolo del tasso di interesse del mutuo, detto valore non potrà comunque essere inferiore a una soglia dello 0,01 per cento. Insomma, finché resta in positivo anche solo del minimo possibile, l'euribor è parametro da prendere in considerazione, se scende a zero no.

I tedeschi non sono gli unici a essere corsi ai ripari per evitare di trovarsi in futuro a dover restituire qualcosa ai mutuatari, invece che riceverne i rimborsi. Particolarmente articolato il meccanismo della banca popolare di Vicenza si legge: "nel caso di mutuo a tasso variabile indicizzato, l'inserimento di un tasso minimo di rimborso (“floor”), da stabilire contrattualmente e da applicare nell'ipotesi in cui il valore dell'indice (anche in questo caso l'euribor 3 mesi), maggiorato dello 0,10 e dello spread, risultasse inferiore. Stessa modalità per le banche di credito cooperativo.

C'è chi si accontenta di vedersi riconosciuto, al massimo, il solo differenziale aggiunto al tasso di riferimento, ma non è comunque disposto a scendere al di sotto di esso. È il caso di Unicredit, nei cui nuovi contratti si legge che "il tasso applicato non potrà essere inferiore allo spread". Dunque niente sottrazioni se il benchmark cala sotto zero.

Vista la lunga fase ultraespansiva che ancora attende i mercati europei è molto probabile che anche molti altri istituti siano al lavoro su clausole che impediscano di perdere del tutto la redditività di un finanziamento. Chissà se qualcuno, invece, "sfiderà" il mercato accettando perfino di ritrovarsi con tassi negativi sui mutui a spread più basso. Ipotesi, comunque, poco probabile perché altri interventi della bce per portare il costo del denaro sotto lo zero non sono in previsione.