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Distanza minima tra edifici, cosa cambia con il decreto crescita

Pixabay
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Autore: Redazione

Il decreto crescita è intervenuto anche sulle norme per i limiti sulle distanza minima tra edifici, una misura destinata a sbloccare l’attività edilizia nelle zone già urbanizzate.

I limiti di densità edilizia, altezza e distanza tra edifici, previsti dal DM 1444/1968, (tra i quali figura anche il rispetto della distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate), saranno validi solo nelle zone omogenee C, ovvero quelle destinate a nuovi complessi insediativi, che risultino inedificate o con un basso livello di edificazione.

L’obiettivo del governo, come richiesto anche dai costruttori, è quello di favorire la riqualificazione urbana dei centri storici e delle zone già edificate, concentrandosi soprattutto sugli interventi di demolizione e ristrutturazione degli edifici preesistenti, anche con aumento della volumetria se consentito dagli strumenti urbanistici.

Si tratta infatti di interventi difficilmente realizzabili mantenendosi nei limiti delle distanze minime e delle altezze massime consentite dalla norma del ’68. Resta da capire se gli interventi, utili per il rilancio dell’edilizia e la riqualificazione dei centri urbani, possano causare degli effetti collaterali, come aumenti considerevoli del carico urbanistico.