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Costruzioni, la crisi non è finita. Cosa dicono i dati dell’Osservatorio Ance

“Di questo passo ci vorranno 25 anni per uscire dalla crisi, nel 2045”

Autore: Redazione

L’industria delle costruzioni è ancora in difficoltà. A dirlo i dati dell’Osservatorio congiunturale curato dall’Ance. Andiamo a scoprire cosa è successo lo scorso anno e quali sono le previsioni.

Secondo l’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, nel 2019 gli investimenti in costruzioni sono cresciuti del 2,3% rispetto al 2018, ma “non si tratta di un aumento in grado di segnare una vera svolta e di stabilizzare un settore che negli ultimi 11 anni si è ridotto ai minimi storici”. La seconda parte del 2019 ha fatto registrare una tendenza a un indebolimento della produzione.

Per quanto riguarda in particolare il mercato immobiliare, nel 2019 la produzione di nuove abitazioni è cresciuta del 5,4% rispetto al 2018, ma negli anni precedenti tale comparto ha registrato “una drastica contrazione dei livelli produttivi di oltre il 70%”, risultando il più penalizzato da quando è cominciata la crisi. Continuano a crescere anche le compravendite, attestandosi nel 2019 intorno alle 600mila unità.

L’Osservatorio, però, parla di segnali particolarmente allarmanti che arrivano sul fronte dei permessi di costruire. Secondo quanto segnalato, nel I trimestre 2019 sono diminuiti dello 0,9% nell’edilizia residenziale e del 7,9% in quella non residenziale. “Un calo – viene spiegato – che nei prossimi anni potrà portare effetti negativi sugli investimenti”.

C’è poi l’elemento credito. In merito, secondo quanto evidenziato, “nel secondo e terzo trimestre 2019 i finanziamenti alle imprese per il comparto residenziale hanno registrato diminuzioni, rispettivamente del 2,2% e dell’1,8%, e quelli per il comparto non residenziale sono scesi di oltre il 30% rispetto ai primi nove mesi del 2018”. In diminuzione anche i mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni erogati in Italia, “i dati dei primi nove mesi del 2019 sono negativi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un calo dell’8,2%”.

In questa situazione, cosa dicono le previsioni? Secondo quanto sottolineato dall’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, l’attuale rallentamento dell’economia generale impatterà anche sulle costruzioni, ridimensionando i primi dati positivi riscontrati nel 2019. Esaminando in particolare la legge di Bilancio 2020, viene evidenziato che essa “ha penalizzato la spesa in conto capitale, destinando gli spazi finanziari concordati con la Commissione Europea a spese di natura corrente, nel tentativo, più volte fallito, di sostenere la crescita economica attraverso i consumi, piuttosto che con gli investimenti pubblici. Come più volte accaduto negli ultimi anni, le nuove risorse destinate agli investimenti pubblici nella legge di Bilancio vengono rimandate sempre all’anno successivo”.

Secondo le previsioni dell’Ance per il 2020, l’aumento degli investimenti in costruzione sarà solo dell’1,7% in termini reali. Prendendo in considerazione i singoli comparti, per gli investimenti nella nuova edilizia abitativa si prevede un +2,5% rispetto al 2019; per gli investimenti in manutenzione straordinaria dello stock abitativo si prevede un +1,5%, grazie all’impatto dei primi interventi con eco e sismabonus su interi condomini e del bonus facciate; per gli investimenti nel non residenziale privato si prevede un +0,4%; per gli investimenti in opere pubbliche si prevede un +4%, dovuto essenzialmente alla ripresa dei bandi di gara degli anni precedenti e al rifinanziamento del Piano spagnolo.

In conclusione, l’Ance evidenzia che “di questo passo ci vorranno 25 anni per uscire dalla crisi, nel 2045”.