Midterm USA, il voto di oggi e il peso diseguale degli Stati

Gli americani scelgono il nuovo Congresso. Ma un cittadino della California conta come uno del Wyoming?
El presidente de Estados Unidos, Donald Trump
El presidente de Estados Unidos, Donald Trump Getty images

Oggi, 3 novembre, gli Stati Uniti vanno alle urne per le elezioni di metà mandato, le “midterm”. Si vota per tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti, durante il secondo mandato del presidente repubblicano Donald Trump. In diversi Stati sono in palio anche trentanove cariche di governatore, oltre a procuratori generali e numerose cariche locali. Si rinnova inoltre una parte del Senato. 

Che cosa sono le midterm

Si chiamano così perché cadono a metà del mandato presidenziale di quattro anni. Sono spesso lette come un referendum sull’operato di chi governa. Storicamente non vanno bene al partito del presidente in carica. Per questo i repubblicani hanno puntato sul ridisegno anticipato dei collegi elettorali: la mossa mira a rafforzare le loro possibilità di mantenere il controllo del Congresso. Ad aprile la Corte Suprema ha inoltre dichiarato incostituzionali alcune parti del Voting Rights Act del 1965, quelle sui distretti a maggioranza di minoranze etniche. I democratici, dal canto loro, guardano anche alle assemblee legislative statali, con l’obiettivo di recuperare terreno nella partita dei collegi in vista del 2028.

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Due Camere, due logiche

Per capire la posta in gioco bisogna ricordare come funziona il Congresso. La Camera è proporzionale alla popolazione. Il Senato no: il Senato dà a ogni Stato due seggi, a prescindere dalla sua popolazione. 

Un’analisi di Visual Capitalist, basata su stime del Census Bureau di luglio 2025, mostra quanto questo squilibrio sia marcato. I numeri sono questi: 

  • La California ha più abitanti dei 21 Stati meno popolosi messi insieme, ma ha due senatori, mentre quei 21 Stati ne hanno 42. 
  • Nove Stati concentrano oltre la metà della popolazione americana, ma esprimono solo 18 senatori su 100. 

La stessa analisi ricorda che il principio dei due senatori per Stato è rimasto invariato anche dopo il 1913, quando il 17° emendamento introdusse l’elezione diretta dei senatori. Lo squilibrio pesa anche sulle presidenziali, perché ogni Stato riceve due grandi elettori legati ai suoi seggi al Senato. 

Perché conta stasera

Il Senato ha un ruolo centrale nelle nomine federali e nell’approvazione delle leggi. Poiché ogni senatore pesa un voto, anche uno Stato poco abitato può fare la differenza. Per questo i candidati hanno investito molto in Stati chiave come il North Carolina, dove l’ex governatore democratico Roy Cooper sfida Michael Whatley, ex presidente del Comitato nazionale repubblicano scelto da Trump. Per entrambi i partiti, uno Stato come questo è necessario per controllare il Senato. 

I risultati cominceranno ad arrivare nelle prossime ore, con la chiusura dei seggi sulla costa orientale. Sapremo allora se gli equilibri di Washington cambieranno per gli ultimi due anni del mandato di Trump.

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