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Le chiusure domenicali congelano gli investimenti in immobili commerciali

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Gtres
Autore: floriana liuni

Investitori via dall’Italia a causa delle chiusure domenicali? È il timore del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, che vedono a rischio 40mila posti di lavoro.

Chiusure domenicali, 40mila occupati a rischio

Secondo il CNCC, associazione che parla a nome di oltre 1200 centri commerciali attivi in Italia che movimentano un giro d’affari di oltre 50 miliardi di euro e totalizzano un miliardo e mezzo di visitatori ogni anno, la proposta di legge che prevede la chiusura delle attività commerciali per almeno la metà delle domeniche annuali oltre alle 12 festività, potrebbe mettere a rischio 9mila punti vendita sui 35mila presenti nei centri commerciali, tra locali a gestione diretta e in franchising.

“La domenica è il secondo giorno della settimana per affluenza e fatturato, rappresentando il 18% dell’intero fatturato dei centri commerciali e convogliando sei milioni di visitatori – ha osservato il presidente di CNCC Massimo Moretti a margine di una conferenza tenutasi lo scorso 12 febbraio a Milano. – Stimiamo che saranno circa 40mila le persone che rischiano il posto di lavoro, su un totale di occupati nel settore che raggiunge le 550mila. Senza contare l’impatto negativo sui consumi che verranno dirottati verso le vendite on line”.

Immobiliare commerciale, investimenti esteri fermi per le chiusure domenicali

Le conseguenze si avrebbero, naturalmente, anche per il settore immobiliare, mettendo a rischio in particolare gli investimenti esteri che rappresentano il 70% del totale. I centri commerciali, ha ricordato Moretti, attirano il 25-30% di tutte le transazioni immobiliari e commerciali in Italia.

Secondo Reuters, il valore degli edifici a uso commerciale potrebbe calare come conseguenza della proposta di legge, raffreddando la voglia di investimento dei capitalisti esteri. Ad esempio, secondo l’agenzia americana, Sasseur, un operatore cinese, ha sospeso le trattative con Blackstone Group per l’acquisizione di un portfolio da oltre 800 milioni di euro costituito da outlet italiani. Stessa cosa per le trattative tra DWS e l’americana Nuveen, per la vendita di asset commerciali a Firenze nel mirino della società tedesca, il cui valore potrebbe però essere stralciato pena il restare invenduto.

A raffreddare le decisioni di investimento provenienti dall’estero è quindi il clima di incertezza, che si conferma il peggior nemico dell’afflusso di capitali.