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Contratti a canone concordato, cosa cambia a Milano

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Autore: Redazione

A Milano è ora operativo un nuovo accordo per l’applicazione a livello territoriale dei contratti a canone concordato. Nella sala Giunta di Palazzo Marino, i rappresentanti dei sindacati inquilini (Sunia, Uniat e Conia) e quelli della proprietà edilizia (Assoedilizia, Uppi, Asppi, Appc, Confappi e Confabitare) hanno siglato un nuovo accordo, che di fatto ha messo in cantina il testo risalente al 1999.

A fronte di un minore incasso sul valore dei canoni, chi sceglierà di affittare una casa seguendo l’accordo potrà beneficiare sul territorio del Comune di Milano di un’imposta Imu ridotta allo 0,65% (per i contratti di mercato la percentuale è pari allo 0,96) e di uno sconto dal 15 al 10% sulla cedolare secca, per effetto del Piano casa varato dal governo nel 2014.

Assoedilizia ha fatto delle simulazioni dalle quali è emerso che nel caso di un appartamento in città con Imu e Tasi calcolate su un valore catastale di 800 euro, locato con un canone medio fra quelli previsti dal contratto, il titolare dell’immobile pagherà 832 euro di Imu anziché 1.228 euro e una cedolare secca di 700 euro contro 2.100 euro a fronte di un introito per l’affitto annuale che scende da 10mila a 7mila euro.

Il Comune ha inoltre attivato un fondo salvasfratti destinato a risarcire dalle morasità pregresse (fino a un massimo di 8mila euro) i proprietari che decidono di ritirare uno sfratto e di sottoscrivere un contratto a canone concordato, un fondo di garanzia a tutela di chi affitta seguendo i dettami dell’accordo appena sottoscritto e un contributo una tantum ai titolari di un alloggio che passano al canone concordato.

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