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Affitti in nero, la Consulta boccia ancora i contratti a canone minimo

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Autore: Redazione

Con la sentenza 169 del 16 luglio 2015, la Corte Costituzionale ha bocciato per la seconda volta quanto deciso dal Parlamento in merito agli affitti in nero. A marzo dello scorso anno la Consulta aveva già dichiarato illegittima la sanatoria in caso di mancata registrazione del contratto di locazione. Adesso ha stabilito l’illegittimità costituzionale dell’art. 5 comma 1-ter, del dl 47/2014 (Misure urgenti per l’emergenza abitativa), che prorogava fino al 31 dicembre 2015 l’efficiacia della sanatoria.

Ricordiamo che, con l’obiettivo di favorire l’emersione degli affitti in nero, il Parlamento aveva stabilito durata (4 anni rinnovabili) e canone ridotto nei casi in cui il contratto non fosse stato registrato entro i termini di legge o fosse stato indicato un affitto inferiore a quello effettivo o ancora fosse stato registrato un contratto di comodato fittizio. Ma la Corte Costituzionale ha bocciato tali norme per eccesso di delega.

La seconda bocciatura è arrivata in merito alla proroga della sanatoria. La Consulta ha dunque privilegiato quanto disposto dall’art. 136 della Costituzione, secondo cui in seguito alla dichiarazione di illegittimità la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Quindi, dal momento che la disposizione originaria, che è stata poi prorogata, era stata dichiarata incostituzionale, stessa sorte è toccata alla norma successiva ad essa collegata.

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