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Recovery plan e mercato immobiliare: ecco come sarà la casa italiana del futuro

Attilio di Cunto, Ceo di Euromilano, spiega rischi e opportunità del Pnrr

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Autore: floriana liuni

I fondi del Recovery Plan sono una opportunità unica per ridefinire il mercato immobiliare e in generale lo stile di vita urbano in senso sostenibile e smart, recuperando il senso di comunità che contraddistingue l’Italia. Ma occorre fare attenzione alle insidie che possono impedire il pieno sviluppo di una occasione irripetibile. Attilio di Cunto, Ceo di Euromilano, ne parla a idealista/news

Quale sarà l’impatto del Pnrr sul concetto di città?

Credo sia in atto una sorta di rivoluzione industriale; con il Recovery Plan è partito un iter che cambierà il paradigma di diverse industrie. L’industria immobiliare in particolare ha grande impatto ambientale ed energetico e per forza di cose dovrà interiorizzare le nuove regole di sostenibilità e Esg, non solo perché ce lo impone la Ue, ma anche perché ce lo chiede il mercato. Oggi infatti, dal punto di vista commerciale, la differenza la fanno le realizzazioni ecosostenibili, il risparmio energetico, le soluzioni che prevedono nuovi modi di concepire la città nel senso di un adeguamento sociale ed economico alle nuove esigenze dell’abitare.

Come si trasformeranno le città nel prossimo futuro?

Da un lato abbiamo l’impegno ad abbattere l’impronta di carbonio totalmente entro il 2050, dall’altra abbiamo spinte demografiche che riempiranno le città. Questo impone un ragionamento in termini di requisiti per una urbanizzazione senza isole di calore, consumo di suolo, deforestazione e aumento delle emissioni. Tale transizione avverrà se le risorse verranno investite correttamente, con la giusta sinergia tra pubblico e privato.

Cosa può ostacolare questo processo?

Occorre  che queste regole non siano solo un semplice “greenwashing”, ovvero una giustificazione perché gli investitori possano speculare liberamente senza poi di fatto realizzare le misure necessarie ad una reale trasformazione di valore per il mercato e realmente ecosostenibile.

Come impedire che il recovery plan sia solo una maschera per i “furbetti”?

Con le regole. Da un lato attribuendo un ruolo importante a chi le stabilisce, dall’altro semplificando le regole stesse per renderle meglio attuabili. Non si possono avere regole diverse da un comune all’altro e da una regione all’altra. C’è bisogno trasparenza per fare in modo di realizzare interventi concreti con tempistiche certe. Nel nostro Paese serve sempre il commissario della situazione che vigili sulla corretta applicazione delle norme e che dia il la per la realizzazione delle opere. Sarebbe invece meglio che non ci fosse bisogno del commissario e che le regole fossero già di per sé più semplici e meglio attuabili.

Come si è modificato il rapporto centro-periferia dopo il covid?

Il territorio della città è sempre più in espansione a causa dei flussi migratori. Milano in particolare non può più restare chiusa nei propri confini ma deve ragionare in termini di città metropolitana sempre più estesa. Il concetto di periferia si sta evolvendo nella creazione di nuovi quartieri interconnessi, un fenomeno tipico di tutte le grandi città. Il processo si vede nella creazione di Fiera Milano, MIND e Uptown, tre centri con tre destinazioni d’uso (congressuale, ricerca e residenza) che costituiscono altrettanti nuovi centri. Si tratta di uno dei progetti più grandi d’Europa che richiama Canary Wharf in Uk o la riqualificazione del porto di Rotterdam, cioè il recupero di aree industriali riconvertite nel nome dell’ecosostenibilità e del basso impatto ambientale, concetti ormai alla base della nuova urbanistica. Questo processo era già in atto, il covid lo ha solo accelerato.

Di pari passo, come si è evoluto il concetto dell’abitare dopo il covid?

Si sta rivalutando la possibilità di vivere in spazi flessibili dentro casa, integrati da zone condominiali condivise per il recupero della socialità e inserite in un contesto urbano ricco di servizi e collegamenti per vivere la città. La nuova normalità è fatta di case intelligenti , spazi condivisi all’interno dei residence per il gioco, il wellness, il coworking, e quartieri dotati di parchi, centri commerciali e mobilità flessibile (car e bike sharing) che consenta di mantenere i collegamenti con il resto della città limitando l’inquinamento. La nuova normalità, insomma, è fatta non più del chiudersi in casa sia per vivere che per lavorare, come abbiamo imparato con il covid, ma di una integrazione del vivere e lavorare flessibile nelle diverse dimensioni dell’abitare.

Quindi come devono essere le case del futuro?

A livello di progettazione, l’abitazione prevede flessibilità per le zone living e zone notte, così come logge e terrazzi per creare spazi vivibili tutto il giorno e tutto l’anno sia per abitare che per lavorare. Il tutto con un occhio all’efficienza energetica. A livello tecnologico, la connessione con fibra garantisce l’uso di applicazioni per videosorveglianza, prenotazione di spazi comuni e servizi, domotica e smart working. Ma la casa deve essere “smart” a livello tridimensionale, ovvero garantire comodità all’interno, ma anche integrazione a livello di condominio, di quartiere e di città. Questa visione tridimensionale è il concetto di smart city che sta evolvendo verso la “wellbeing city”. Il tema della salubrità è fondamentale per i luoghi in cui la gente deve vivere e deve abbracciare ogni aspetto, la casa, la socialità e l’inclusività, la comunità, e il fatto di avere dei benefici economici sia dal punto di vista del valore dell’abitazione rispetto ad altre abitazioni che non si trovano in contesti di questo tipo, sia dal punto di vista dei costi di gestione. Se l’alimentazione energetica è più efficiente ed esistono servizi condominiali condivisi, posso risparmiare sulla bolletta ma anche, ad esempio, sulla palestra o sull’affitto di spazi di lavoro. Il servizio di car sharing di condominio mi evita di acquistare una seconda auto, con ulteriore risparmio. Tutto fa parte del concetto di economia circolare; l’auspicio è che questa sia la direzione verso cui si realizzerà concretamente il Pnrr per imporre un reale cambio di paradigma.