Un eccesso di cloro danneggia la piscina e i bagnanti: ecco come, e cosa si può fare a riguardo.
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piscina pulita con cloro
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Gabriella Dabbene (Collaboratore di idealista news)

Il cloro è un alleato indispensabile per mantenere l’acqua di una piscina pulita e sicura, ma un suo eccesso può trasformarsi in un problema. Troppo cloro in piscina, infatti, non solo compromette la balneazione, ma può anche danneggiare la struttura e causare fastidi ai bagnanti. Ecco, allora, qual è la concentrazione ideale di cloro, la corretta misurazione dei suoi livelli nell’acqua, gli effetti negativi di un eventuale sovradosaggio e le soluzioni per riportare l’acqua al giusto equilibrio, garantendo una piscina sempre cristallina e igienica.

La concentrazione ideale di cloro nelle piscine

Il cloro è il disinfettante più utilizzato nelle piscine in quanto è in grado di eliminare in modo efficace batteri, alghe e microrganismi, ma il suo dosaggio deve essere calibrato con precisione. La normativa italiana, in linea con le disposizioni del Ministero della Salute, stabilisce intervalli specifici per garantire sicurezza e igiene. Più precisamente:

  • Piscine pubbliche: secondo la normativa (Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003), la concentrazione di cloro libero deve essere compresa tra 0,7 e 1,5 mg/l (o ppm, ossia parti per milione), mentre il cloro combinato (clorammine) non deve superare 0,4 mg/l. Il pH deve rimanere tra 6,5 e 7,5 per ottimizzare l’efficacia del cloro.
  • Piscine private: per le piscine domestiche, non soggette a controlli pubblici, si raccomanda un intervallo di 1,0-1,5 ppm di cloro libero, con un pH tra 7,2 e 7,6. Questi valori assicurano disinfezione senza irritazioni.
  • Piscine condominiali: sebbene non classificate come pubbliche, le piscine dei condomini e dei residence sono utilizzate da più persone, richiedendo una gestione più rigorosa rispetto a quelle private. Si applicano gli stessi valori delle piscine private (1,0-1,5 ppm), ma è consigliabile monitorare frequentemente i livelli, soprattutto in caso di alta affluenza, per evitare squilibri.

Un dosaggio corretto, supportato da un pH stabile, è fondamentale per prevenire sia la proliferazione batterica sia gli effetti negativi di un eccesso di cloro.

La piscina condivisa di un residence
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Come capire se c'è troppo cloro in piscina

Oltre a capire ogni quanto cambiare l'acqua della piscina, misurare il livello di cloro è un passo d'obbligo per capire se la concentrazione è eccessiva. Esistono diversi metodi, dai più semplici ai più avanzati, accessibili sia per uso domestico sia per piscine condominiali:

  • Strisce reattive: economiche e facili da usare, si immergono nell’acqua e cambiano colore in base alla concentrazione di cloro e pH. Sono meno precise, ma assai utili per controlli rapidi.
  • Kit reagenti in gocce: più accurati delle strisce, questi kit utilizzano reagenti chimici (come il DPD) per misurare cloro libero e combinato. Basta prelevare un campione d’acqua, aggiungere le gocce e confrontare il colore con una scala di riferimento.
  • Fotometri digitali: si tratta di strumenti professionali che offrono letture precise di cloro, pH e altri parametri. Ideali per piscine condominiali, sono più costosi ma affidabili.
  • Dispositivi smart: questi apparecchi monitorano in tempo reale cloro, pH e temperatura, inviando notifiche sullo smartphone. Perfetti per chi cerca una gestione automatizzata.

I controlli dovrebbero essere effettuati almeno 2-3 volte a settimana nelle piscine private e quotidianamente in quelle condominiali, soprattutto in estate, quando alte temperature e raggi UV possono alterare i livelli di cloro. Un valore di cloro libero superiore a 1,5 ppm indica un possibile eccesso.

Cosa succede se c'è troppo cloro in piscina?

Un eccesso di cloro in piscina non è solo un problema estetico o olfattivo: può infatti danneggiare la struttura, compromettere la salute dei bagnanti e alterare la qualità dell’acqua. 

Le clorammine, composti formati dalla reazione del cloro con sostanze organiche (come sudore o urea), sono spesso responsabili del caratteristico “odore di cloro” e degli effetti collaterali.

Danni alla piscina

Dei livelli di cloro troppo alti possono avere conseguenze significative sulla struttura della piscina:

  • Corrosione dei materiali: il cloro in eccesso, specialmente con un pH basso, può corrodere componenti metallici come scalette, pompe e filtri, aumentando i costi di manutenzione.
  • Deterioramento del rivestimento: i rivestimenti in PVC o le piastrelle possono scolorirsi o danneggiarsi a causa dell’azione aggressiva del cloro.
  • Squilibrio chimico: un livello eccessivo di cloro abbassa il pH, rendendo l’acqua acida e favorendo la formazione di incrostazioni e torbidità.

Tutti questi danni possono ridurre la longevità della piscina, e richiedere interventi costosi.

La pulizia regolare della piscina aiuta a ridurre la formazione di clorammine
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Effetti collaterali per le persone

Troppo cloro in piscina può anche causare fastidi alle persone, e in alcuni casi dei veri e propri problemi di salute. I più frequenti sono:

  • Irritazioni cutanee: arrossamenti, prurito e secchezza della pelle sono comuni, soprattutto per chi ha eczema o pelle sensibile; le clorammine sono le principali responsabili.
  • Bruciore agli occhi: gli occhi rossi e irritati sono un segnale tipico di livello eccessivo di cloro, spesso dovuto alla presenza di clorammine.
  • Problemi respiratori: l’inalazione di vapori di cloro o clorammine può irritare le vie respiratorie, peggiorando allergie o asma.
  • Odore sgradevole: contrariamente a quanto si pensa, l’odore forte non è causato dal cloro libero ma dalle clorammine, che si formano in presenza di contaminanti organici.

L’esposizione prolungata a livelli elevati di cloro può aggravare condizioni preesistenti, rendendo la balneazione sgradevole e potenzialmente rischiosa.

Come risolvere il problema del troppo cloro in piscina

Se i test effettuati sull’acqua della piscina confermano un eccesso di cloro, è possibile intervenire con metodi semplici ed efficaci per riportarla in equilibrio. Ecco le soluzioni più comuni:

  • Spegnere i sistemi di clorazione: se si utilizzano pompe dosatrici o elettrolisi salina, bisogna spegnerle temporaneamente, mantenendo invece acceso il sistema di filtrazione per favorire l’evaporazione naturale del cloro, che si degrada con i raggi UV; questo metodo è sufficiente per piccoli eccessi (es. 1,6-2,0 ppm).
  • Diluire l’acqua: svuotare parzialmente la piscina (del 10-20%) e riempirla con acqua fresca riduce la concentrazione di cloro. Si tratta di un metodo lento ma efficace, ideale per piscine private o condominiali con livelli moderatamente alti.
  • Neutralizzatori chimici: prodotti come il tiosolfato di sodio o neutralizzatori specifici eliminano rapidamente il cloro in eccesso. Basta seguire le dosi indicate in etichetta (ad esempio 100 g per 10 m³ di acqua per ridurre 1 ppm), versando il prodotto con la filtrazione attiva e verificando i livelli dopo 2-4 ore.
  • Esposizione al sole: lasciare la piscina scoperta durante le ore di sole accelera la degradazione del cloro, soprattutto se non è presente acido cianurico in eccesso. Bisogna però monitorarne i livelli ogni 12-24 ore.
  • Pulizia approfondita: rimuovere detriti organici (foglie, insetti) e pulire i filtri riduce la formazione di clorammine, che - come si è visto - contribuiscono agli effetti negativi.

Dopo ogni intervento, vanno misurati nuovamente cloro e pH per assicurarsi che i valori siano tornati nella norma (1,0-1,5 ppm per il cloro, 7,2-7,6 per il pH). Si raccomanda di evitare di utilizzare la piscina fino a quando i livelli non sono sicuri.

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