Con il proseguire del conflitto in Medio Oriente, si fanno sempre più chiari gli effetti sull’economia. La chiusura dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran, subito dopo l’inizio del conflitto, ha avuto un effetto immediato sul costo del petrolio al barile che, inevitabilmente, ha causato ripercussioni sul prezzo dei carburanti al distributore. Il Brent, uno dei principali standard di riferimento per il prezzo del petrolio a livello mondiale, estratto dal Mare del Nord, ha superato questa settimana gli 80 dollari al barile, ai massimi da 18 mesi, per i timori di interruzioni delle forniture dal Golfo. Ma, in una situazione in continua evoluzione come quella attuale, le stime relative all’incremento dei prezzi del gas e del petrolio vanno prese come “indicative” e direttamente connesse alla durata dell’intervento militare.
La reazione dei prezzi alla pompa di benzina
In Italia le prime avvisaglie dell’impennata dei prezzi sono arrivate con le rilevazioni di martedì 3 marzo dalle quali è emerso un immediato rincaro per la Benzina e soprattutto per il Diesel che aveva già avuto un aumento importante nei giorni precedenti l’inizio del conflitto.
Come ha riportato Staffetta Quotidiana, la più autorevole testata giornalistica specializzata nell’informazione sul settore energetico italiano ed europeo, il Brent ha chiuso martedì sopra gli 80 dollari mentre la quotazione del gasolio ha sfondato quota mille dollari la tonnellata (in euro siamo al massimo da ottobre 2023). Nel giro di breve i prezzi dei carburanti alla pompa hanno iniziato ad adeguarsi. Queste le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy ed elaborati da Staffetta, rilevati alle 8 di martedì mattina su circa 20mila impianti:
- Benzina self service a 1,693 euro al litro (+19 millesimi, compagnie 1,702, pompe bianche 1,676)
- Diesel self service a 1,753 euro al litro (+25, compagnie 1,765, pompe bianche 1,731)
- Benzina servito a 1,830 euro al litro (+17, compagnie 1,876, pompe bianche 1,745)
- Diesel servito a 1,888 euro al litro (+23, compagnie 1,935, pompe bianche 1,799)
- Gpl servito a 0,691 euro/ al litro (+1, compagnie 0,701, pompe bianche 0,680)
- Metano servito a 1,404 euro al kg (+1, compagnie 1,415, pompe bianche 1,396)
- Gnl 1,227 euro al kg (-4, compagnie 1,236 euro al kg, pompe bianche 1,221 euro al kg).
I prezzi rilevati sulle autostrade sono ancora più alti: Benzina self service 1,787 euro al litro (servito 2,047), Gasolio self service 1,845 euro al litro (servito 2,102), Gpl 0,829 euro al litro, Metano 1,462 euro al kg e Gnl 1,296 euro al kg.
Le previsioni: Brent a oltre 100 dollari al barile
Secondo diversi analisti delle banche d’affari i prezzi sul mercato finale dei prodotti raffinati non rispecchierebbero ancora pienamente l’impennata delle quotazioni petrolifere.
Goldman Sachs ha alzato le previsioni sul prezzo medio del greggio Brent per il secondo trimestre del 2026 di 10 dollari, portandolo a 76 dollari al barile, e per il WTI (Il West Texas Intermediate, il greggio estratto e lavorato negli Stati Uniti e preso come riferimento per il mercato petrolifero americano) di 9 dollari a 71 dollari. Ha, inoltre, rivisto le previsioni per il quarto trimestre del 2026 per il Brent e il WTI, portandole, rispettivamente, a 66 e 62 dollari e per il 2027 a 70 e 66 dollari.
Le nuove stime partono dal presupposto che i bassi flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz porteranno ad un’ampia riduzione delle scorte dell’Ocse e della produzione di petrolio del Medio Oriente nel mese di marzo. Se i volumi che transitano da Hormuz dovessero rimanere fermi per altre 5 settimane, secondo Goldman Sachs, i prezzi del Brent raggiungerebbero probabilmente i 100 dollari.
Anche UBS ha rivisto mercoledì al rialzo le sue previsioni sul prezzo medio del petrolio Brent per il primo trimestre e per l’intero anno 2026.
La banca ora prevede che il prezzo medio del Brent sarà di 71 dollari al barile nel primo trimestre (circa 80 dollari al barile a marzo) e di 72 dollari al barile nel 2026, con un aumento di 10 dollari rispetto alla precedente previsione. Ha lasciato invece invariate, per il momento, le sue previsioni per gli anni successivi: 70 dollari per il 2027 e 75 dollari per il 2028. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche regionali potrebbero spingere il Brent oltre i 90 dollari al barile, mentre una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe portare i prezzi oltre i 100 dollari. Ma non solo: anche se vi fosse una de-escalation del conflitto a breve termine, secondo Ubs è improbabile che i prezzi tornino ai livelli registrati all’inizio dell’anno e pari a 60 dollari al barile.
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