Con 106 sì, 62 no e 2 astensioni l’Aula del Senato ha votato la fiducia al governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, recante disposizioni urgenti per il Piano Casa. Il provvedimento destinato a fronteggiare l’emergenza abitativa era in seconda lettura ed è stato approvato in via definitiva dopo il passaggio alla Camera, dove lo scorso 23 giugno aveva ottenuto il via libera con alcune modifiche, come lo stop ai fondi esteri, il rifinanziamento del Fondo per gli alloggi degli universitari fuori sede e l’accesso agli immobili a canone calmierato allargato ai dipendenti pubblici. Si attendono ora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, soprattutto, i decreti attuativi.
- Cosa prevede il Piano Casa approvato dal Senato
- Prezzi calmierati e nuovi beneficiari
- Più risorse ai Comuni per l’edilizia pubblica
- Novità sul Fondo di garanzia per la prima casa
- Rifinanziamento del Fondo per gli alloggi degli universitari fuori sede
- Riscatto degli alloggi Erp
- Edilizia integrata
- Destinazioni d’uso miste e quota del 70%
- Semplificazioni per i privati e ruolo dei fondi esteri
- I tre pilastri del Piano casa
Il via libera del Senato al Piano Casa è stato accolto con favore dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che tramite una nota ha ribadito la disponibilità del sistema confindustriale a contribuire all’attuazione del provvedimento, individuando i territori nei quali la carenza di abitazioni rappresenta un freno alla crescita delle imprese, all’occupazione e all’attrattività del lavoro.
Per il presidente di Confindustria, il tema dell’abitare è ormai parte integrante delle politiche per la competitività del Paese. “Io credo che il Piano Casa sia un pezzo di welfare”, ha affermato Orsini, sottolineando come la disponibilità di alloggi accessibili rappresenti uno strumento fondamentale per sostenere il lavoro, favorire la partecipazione femminile e rispondere alle esigenze delle imprese.
Cosa prevede il Piano Casa approvato dal Senato
Il testo licenziato dal Parlamento è quello riscritto dalla Commissione Ambiente della Camera, che prevede il recupero del patrimonio pubblico esistente, il riuso di immobili pubblici inutilizzati, il Fondo Housing Coesione e programmi di edilizia integrata con il coinvolgimento di capitali privati.
Prezzi calmierati e nuovi beneficiari
Il provvedimento allarga l’accesso agli immobili a canone calmierato anche ai dipendenti pubblici, come insegnanti, membri delle forze dell’ordine, personale sanitario.
Più risorse ai Comuni per l’edilizia pubblica
I Comuni e gli enti locali potranno essere assegnatari dei fondi dedicati alla riqualificazione degli immobili inagibili. Si stimano risorse per circa 7 miliardi di euro, includendo i fondi per la rigenerazione urbana pari a 4,3 miliardi nel periodo 2027–2034.
Novità sul Fondo di garanzia per la prima casa
Il testo introduce la priorità per le persone con disabilità permanente grave e per i nuclei familiari con un familiare convivente con disabilità grave nell’accesso al Fondo di garanzia per la prima casa.
Rifinanziamento del Fondo per gli alloggi degli universitari fuori sede
È previsto poi il rifinanziamento, con 8,5 milioni di euro nel 2026, del Fondo per gli alloggi degli universitari fuori sede. In particolare, le risorse dedicate al fondo per gli universitari dovranno sostenere gli studenti appartenenti a un nucleo familiare con un indice della situazione economica equivalente non superiore a 20mila euro e che non usufruiscono di altri contributi pubblici per l’alloggio.
Riscatto degli alloggi Erp
Per quanto riguarda il riscatto degli alloggi Erp, la Camera ha confermato il diritto di opzione per l’acquisto dell’immobile in favore dell’assegnatario non moroso, purché non proprietario di un’altra abitazione, ma ha rinviato a uno specifico provvedimento la destinazione dei proventi derivanti dalle alienazioni.
Edilizia integrata
Sul fronte dell’edilizia integrata, secondo quanto previsto dal provvedimento, anche i soggetti privati possono presentare programmi infrastrutturali, se in possesso di capacità economica e finanziaria adeguata, esperienza documentata e impegno formale a mantenere la destinazione convenzionata degli immobili per tutto il periodo di vincolo.
Destinazioni d’uso miste e quota del 70%
Per gli interventi con destinazioni d’uso miste, la quota minima del 70% di edilizia convenzionata sarà calcolata solo sulla parte residenziale dell’investimento. Le superfici destinate ad attività commerciali, strutture ricettive o altre destinazioni non residenziali resteranno fuori dal conteggio.
Semplificazioni per i privati e ruolo dei fondi esteri
Stop alla corsia preferenziale per i fondi provenienti dall’estero. Resta la soglia di un miliardo per ottenere la fast track amministrativa, ma le semplificazioni più sostanziali non saranno più riservate solo ai fondi esteri.
I tre pilastri del Piano casa
Le misure previste dal decreto-legge poggiano su tre pilastri:
- edilizia residenziale pubblica;
- housing sociale;
- investimenti privati.
Riqualificazione di 60mila case popolari
Il programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione del patrimonio attuale di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata rappresenta un punto importante del provvedimento.
Fondo housing gestito da Invimit
Si prevede poi la concentrazione, in un apposito strumento finanziario gestito da Invimit Sgr, delle risorse di derivazione europea e nazionale che sono oggi destinate all’housing sociale e all’emergenza abitativa nei vari livelli di governo. Il fondo dovrà coordinare risorse pubbliche e private destinate all’edilizia sociale e alla rigenerazione urbana.
Semplificazioni per edilizia convenzionata
È prevista inoltre l’attivazione degli investimenti privati nell’attuazione del Piano Casa, con l’obiettivo prioritario di costruire alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati.
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