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Coworking e uffici flessibili, la classifica di Cushman&Wakefield

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Creative commons
Autore: Redazione

Il lavoro si evolve, e con esso gli uffici. Ecco i dati di Cushman&Wakefield sul mercato europeo degli immobili destinati al coworking.

Cos'è il coworking

Il moltiplicarsi di posti di lavoro flessibili e di lavoratori freelance ha implicato negli ultimi decenni il superamento, in questi casi, del concetto di ufficio come postazione di lavoro fissa e circoscritta ad un’azienda. È nato così il coworking, ovvero la possibilità per lavoratori di diversa provenienza di lavorare fianco a fianco nello stesso spazio, creando a volte sinergie utili per tutti. Gli spazi lavorativi si sono evoluti di conseguenza e alcune zone sono diventate decisamente di tendenza per questa tipologia di ufficio.

I fattori chiave alla base della crescita degli spazi flessibili di lavoro sono strettamente legati alla crescita dell'economia digitale, all'attività imprenditoriale e ai requisiti di flessibilità.

Uffici flessibili, Londra e New York in testa

Nel suo report European Coworking Hotspot Index, Cushman & Wakefield indaga lo stato del mercato degli spazi flessibili nel settore degli uffici dal punto di vista della domanda, suggerendo in quali città europee i fondamentali sono più o meno forti. Misurando nell’apposito indice i fattori che possono favorire la richiesta di spazi flessibili.

Cushman & Wakefield stima che oggi lo stock globale di spazi per coworking, serviced office e spazi uffici flessibili sia pari a 11 milioni di mq. Ad aggiudicarsene la maggior parte in Europa è Londra, con 1,1 milioni di metri quadri, il 4,6% dello stock totale di uffici nella città. Ma ad Amsterdam la quota di uffici in coworking rappresenta il 6% del totale.

Se si allarga lo sguardo fino a comprendere New York, le due città possiedono insieme quasi un quarto (il 22%) dello stock globale di uffici in coworking. Negli Usa, spiega C&W, la spinta all’investimento in spazi flessibili è stata data dai venture capital a partire da WeWork, il maggior operatore del settore a livello globale.

In Italia lo stock di uffici “flessibili” è ancora una piccola percentuale del totale: 1,1% a Milano e 0,4% a Roma, ma l'assorbimento è in rapida crescita in entrambe le città. La quota per questo tipo di spazi sul totale dello stock è inferiore rispetto alle altre grandi città Europee ma l’assorbimento di spazi “flessibili” negli ultimi 2 anni è cresciuto esponenzialmente, passando dal rappresentare il 2% del take-up totale nel 2016 a circa il 10% del 2018 a Milano.

European Coworking Hotspot Index: i risultati

Cushman & Wakefield ha costruito un indice per i principali mercati in Europa in tema di spazi di coworking. L’analisi iniziale ha considerato oltre 40 città ed il punteggio finale è il risultato di un’analisi di fattori economici ed immobiliari che sono alla base della domanda per spazi flessibili. I fattori analizzati ricadono in 4 aree: la dimensione del mercato, il contesto di business, le caratteristiche della popolazione, in termini di formazione accademica e settori di attività lavorativa e i catalizzatori per questo tipo di domanda.

In base alla combinazione dei fattori analizzati nell’indice, è possibile stimare in quali città in Europa sia maggiore la propensione a passare da spazi tradizionali a spazi flessibili, e dove questo trend sia più probabile accada velocemente. Questo indice è uno strumento utile per supportare gli operatori nell’individuare in quali mercati sarà necessario adeguare più velocemente l’offerta di spazi flessibili.

I mercati consolidati come Londra e Parigi sono in cima alla classifica, ma nella top 10 della graduatoria ci sono città come Stoccolma e Dublino che ugualmente hanno buone prospettive per l’evoluzione di spazi di coworking.

La città di Milano, pur non rientrando tra le prime 10 location, presenta interessanti prospettive in termini di sviluppo di spazi flessibili a destinazione uffici. I principali fattori che favoriscono questa crescita sono rappresentati dalla dimensione del mercato, il livello dei canoni di locazione, la durata dei contratti e l’elevata presenza di società che operano nel settore delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni.