Secondo un report dell'Istituto Economico Molinari "Il peso fiscale dei lavoratori nell'Unione Europea" circa 12 dei 28 Paesi membri dell'Unione devono fronteggiare una spesa equivalente in media al 20% del salario lordo. In Italia la percentuale è del 23%.
Francia è il Pase dove si paga più denaro alla Previdenza Sociale per ogni dipendente. Lì le aziende devono corrispondere il 33% del salario lordo di ogni dipendente. A seguire troviamo la Slovacchia, dove il costo è del 26%, Repubblica Ceca (25%) e Estonia (25%). Nella parte alta della classifica troviamo la Svezia (24%), l'Austria (24%) e la Lituania (24%).
L'ottavo Paese europeo con il costo lavorativo più alto è proprio l'Italia, con il 23% , al pari della Spagna e davanti al Belgio e all'Ungheria (entrambe con un 22%) o la Grecia, che è l'ultimo Paese con meno del 20%.
In tutti questi Paesi, una quinta parte (come minimo) del salario lordo dell'impiegato è ciò che deve pagare per lui la sua azienda alla Previdenza Sociale. Sotto a questa quota troviamo il Portogallo, Lettonia, Finlandia e Romania, con una spesa pari al 19% del salario, Polonia (19%), Germania (16%) e Paesi Bassi (16%). In Croazia e Bulgario, la spesa si riduce al 15%, mentre che cade fino al 14% in Slovacchia, fino al 13% in Lussemburgo e all'11% a Cipro.
All'altro estremo del ranking troviamo Irlanda e Regno Unito, entrambi con un costo lavorativo del 10%, Malta con il 9%, e Danimarca che, con l'1%, è il Paese membro dove gli impresari devono versare meno contributi alla Previdenza Sociale.



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